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	<title>r.e.d.s.   rinnovamento evoluzione della sinistra</title>
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	<description>POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA&#039;,</description>
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		<title>GUARDA MUAMMAR QUANT&#8217;E&#8217; BELLO…..spira tanto sentimento…..</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 12:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[Stiano tranquilli la Curia ed i cattolici di stretta osservanza. Muammar Gheddafi non è venuto in Italia per islamizzare il nostro Paese e l’Europa intera. Né per fare sfoggio di  studentesse coraniche o mostrarci l’ultimo modello di tenda per Campeggi di Stato.
In ballo ci sono 10, forse 12, miliardi di dollari della costruzione dell’oleodotto South [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiano tranquilli la Curia ed i cattolici di stretta osservanza. Muammar Gheddafi non è venuto in Italia per islamizzare il nostro Paese e l’Europa intera. Né per fare sfoggio di  studentesse coraniche o mostrarci l’ultimo modello di tenda per Campeggi di Stato.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi_guardie_donne_web-400x300.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1017" title="gheddafi_guardie_donne_web--400x300" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi_guardie_donne_web-400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>In ballo ci sono 10, forse 12, miliardi di dollari della costruzione dell’oleodotto South Stream, 900 km circa, che dovrebbe trasferire gas e petrolio dall’Africa ( la Libia è il secondo produttore del continente nero dopo Nigeria) e dall’Asia verso Russia ed Europa. Questo oleodotto ha lo scopo politico e commerciale di antitesi all’altro progetto il “Nabucco” che Obama vorrebbe proiettare in Europa da Turkmenistan ed Uzbekistan.</p>
<p>Dunque motivazioni squisitamente commerciali e politiche in antitesi alla politica Europea di salvaguardia del ruolo dell’Ukraina nel gioco di trasferimento di gas e petrolio. Ruolo che Putin vorrebbe minimizzare nel tentativo anche di arginare il ruolo della Cecenia di paese attraversato dal Nabucco.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/oleodotto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1019" title="oleodotto" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/oleodotto.jpg" alt="" width="500" height="403" /></a></p>
<p>Dunque uno scacchiere nel quale il Cavaliere spaccia per incontri di speciale amicizia quelli con Medvedev e Putin che hanno ben altre finalità. Uno degli affari riguardava il prolungamento dal 2017 al 2027 dei contratti per 3 miliardi di metri cubi di metano che sarebbero dovuti arrivare in Italia attraverso una società «terza». E qui entrano in giuoco amici di vecchia data del Cavaliere, a questo scopo attrezzati con due Società italiane: la prima è la Promos, presieduta da Bruno Ermolli, l’altra è la Central Energy presieduta da Bruno Mentasti Granelli, erede della dinastia San Pellegrino (l&#8217;acqua minerale, poi ceduta a Nestlè), amico di famiglia di Belusconi già socio del Cavaliere in Tele +. Dopo aver venduto la società di acqua minerale, Mentasti si è buttato nel business dell’energia con la società Central Energy Italia e nel 2003 è diventato l&#8217;uomo di fiducia sia di Berlusconi che dei russi di Gazprom.</p>
<p>Ma l’affare si tinge di giallo-variante KGB. Nell’ombra agisce il colonnello Alexander Medvedev (Fsb, l’ex KGB) che tratta quale direttore generale di Gazexport, ente che ratifica i contratti esteri di Gazprom. Il colonnello Medvedev è un uomo di fiducia di Putin dai tempi del KGB. Nell’ottobre 2003, con Medvedev s’incontra a Vienna l’allora presidente dell’Eni, Vittorio Mincato. Il colonnello consegna a Mincato un foglietto su cui è scritto il nome del commendator Mentasti. Il contratto Eni e Gazprom non viene siglato – Mincato non trova motivazioni plausibili nel coinvolgimento di una società privata, la Central Energy Italia. Mincato viene sostituito da Scaroni. Il gioco è chiuso.</p>
<p>Secondo Atto. Paolo Scaroni costituisce con la Libia una Società mista la Elephant Oil Field non per sfruttamento delle risorse libiche  ma per la partecipazione alla triangolazione consortile Italia- Russia-Libia per la costruzione di South Stream.</p>
<p>Terzo Atto. Entra in ballo una Società ancora più vicina a Berlusconi. La PROMOS, diretta da Bruno Ermolli. Uomo di fiducia del Cav, nel 2002 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere del Lavoro”, “Ambrogino d’Oro” stesso anno. Attualmente ricopre le seguenti cariche: Presidente Sin&amp;rgetica srl; Presidente Promos &#8211; Membro Giunta e Consiglio CCIAA di Milano; Presidente Parcam Srl; Vice Presidente Fondazione Teatro alla Scala; Senior Advisor di Jp Morgan; Componente Advisory Board di Confcommercio e del Comune di Milano; Consigliere del Direttivo Censis; Consigliere di Amministrazione: Fondazione Cariplo, Università Luigi Bocconi, Fininvest SpA, Mediaset SpA, Mondadori Editore, Spa, Mondadori France S.A.; Mediolanum SpA; FAI (Fondo Ambiente Italiano). Insomma un “Cummenda” della serie “<strong><em> faso tutto mi”  e tutto per lui, Mr. B.</em></strong></p>
<p>La Gazprom ( Russia) e la Promos fanno affari diretti non più mediati. Central Energy fa affari diretti e non più mediati con la Libia. Noi paghiamo le bollette e la benzina è sempre più cara. <strong><em>Te capi’ gandula?</em></strong> Che in milanese significa: Hai visto scemotto di italiano? Evviva il liberismo di stato!</p>
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		<title>IL DOTTOR STRANAMORE E LA MADDALENA</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 12:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[LA MADDALENA BELLEZZA ESPLOSIVA
S.Stefano, Arcipelago della Maddalena.
Nel 1954 viene stipulato l&#8217;accordo segreto fra Italia e Stati Uniti relativo a «infrastrutture bilaterali», nel cui assetto viene costituito a La Maddalena un «punto di approdo per una nave appoggio della Us Navy per sottomarini da attacco». Traduzione: viene costruita una base per i sottomarini da attacco nucleare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA MADDALENA BELLEZZA ESPLOSIVA</strong></p>
<p>S.Stefano, Arcipelago della Maddalena.</p>
<p>Nel 1954 viene stipulato l&#8217;accordo segreto fra Italia e Stati Uniti relativo a «infrastrutture bilaterali», nel cui assetto viene costituito a La Maddalena un «punto di approdo per una nave appoggio della Us Navy per sottomarini da attacco». Traduzione: viene costruita una base per i sottomarini da attacco nucleare della Sesta flotta. Trent&#8217;anni dopo, nel 1984, il ministro della difesa Spadolini sostiene che si tratta di solo di «uno speciale punto di attracco oggetto di vari accordi (nel 1954, 1972 e 1978) tra il governo italiano e quello degli Stati uniti, e mai si è pensato di trasformarlo in base operativa». Era l’epoca della polemica contro i Cruise in Italia, ricordate <strong>Comiso</strong>? <a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/1980rifornimentoasstefa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1013" title="1980rifornimentoasstefa" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/1980rifornimentoasstefa.jpg" alt="" width="604" height="409" /></a>Spadolini garantì anche che «non esistono missili nucleari Cruise, tipo quelli di Comiso, a La Maddalena né nelle acque territoriali italiane». Solo che erano nella pancia dei sottomarini! Viene dunque sconfessato quattro anni dopo da una ricerca compiuta, anche sulla base di documenti ufficiali declassificati, da due analisti statunitensi, William Arkin e Joshua Handler <em>(Briefing paper on La Maddalena: a key site for sixth fleet Tomahawk Cruise missiles, Greenpeace News, 22 giugno 1988).</em> La Maddalena costituisce uno dei più attivi e completi depositi nucleari e centri di riparazioni della marina statunitense. Nessun&#8217;arma nucleare è depositata a terra alla Maddalena, ma la nave appoggio Orion per sottomarini, ormeggiata all&#8217;isola di Santo Stefano, funge da deposito galleggiante di armi nucleari e stivaggio dei Tomahawk (missili da crociera lanciati dal mare) a testata nucleare.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/sstefano19783.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1012" title="sstefano19783" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/sstefano19783.jpg" alt="" width="604" height="464" /></a></p>
<p>La Maddalena è divenuta dunque la più importante base d’appoggio nel Mediterraneo, basti pensare allo scacchiere di siti bellici quali il Kossovo, il Medio Oriente e nel lontano passato la Libia. Nelle due guerre contro l&#8217;Iraq e in quella contro la Jugoslavia i sottomarini riforniti e assistiti da questa base hanno attaccato gli obiettivi dal Mediterraneo, usando missili da crociera Tomahawk a testata convenzionale (non nucleare) con gittata di oltre 1.100 km. E, dato che la strategia statunitense prevede altre guerre, la base della Maddalena doveva ora essere ampliata e potenziata.</p>
<p>Poi ci sono anche i pericoli Anzitutto quelli dovuti agli incidenti dei sottomarini a propulsione nucleare, dei quali la popolazione e anche le autorità sono state tenute all&#8217;oscuro. Il 22 settembre 1972, ad esempio, entra nella rada della Maddalena, per esservi riparato, il sottomarino Ray, danneggiato da un urto contro il fondale. Il 19 giugno 1982, la nave appoggio Orion lascia l&#8217;ormeggio di S.Stefano per riparare, poco lontano, un altro sottomarino danneggiato; il 13 novembre 2002, il sottomarino Oklahoma City è danneggiato in una collisione nel Mediterraneo e viene quindi portato alla Maddalena; il 25 ottobre 2003 si incaglia nelle acque maddalenine il sottomarino Hartford. La possibilità di fughe radioattive e di altre sostanze pericolose, sia in caso di incidenti che di normali riparazioni, è stata dunque possibile e magari anche avvenuta. Le rilevazioni affidate alle ASL sono sempre state negative ma un’inchiesta di Leo Sisti (Espresso 2006) ha verificato presenza di Torio 235 in vari livelli biologici. Così sono passati sotto silenzio diversi casi di malformazione cranica dei neonati che potrebbero derivare da inquinamento radioattivo.</p>
<p>L&#8217;Italia, che con il referendum del 1986 ha deciso la chiusura dei reattori nucleari, è stata comunque esposta a un rischio di possibile esplosione nucleare, una nuova Chernobyl.</p>
<p>Vi è infine un aspetto politico non meno sensibile: La Maddalena, che non è una base Nato ma solo statunitense, rientra a tutti gli effetti nella catena di comando del Pentagono. Pur essendo in territorio italiano, essa è quindi sottratta a qualsiasi meccanismo decisionale italiano. Quando e come deve essere usata viene deciso a Washington.</p>
<p>Ma il ritiro statunitense del 2007 non ha migliorato affatto le cose. La Marina militare utilizza Santo Stefano, dove stavano i sommergibili Usa, per lo stoccaggio di missili di ultima generazione e per sovrammercato con un poligono di addestramento. Alla base americana si è sostituita una nuova servitù e nelle cavità sotterranee di Guardia del Moro alle munizioni della Us Navy sono stati sostituiti gli ordigni bellici della nostra Marina. Sono armamenti sofisticati, che la Difesa ha deciso di stoccare a Santo Stefano e non alla Spezia (dove sono operativi i depositi più importanti della Marina) perché questa piccola isola è più sicura, secondo il ministro La Russa.</p>
<p>A dispetto di quanto si possa pensare, la base dei sommergibili Usa è stata un freno allo sviluppo dell’economia della nostra comunità ed ha mortificato l’arcipelago della Maddalena sotto il profilo ambientale e turistico. Inizia così la lunga battaglia del Sindaco Comiti contro il decreto ministeriale di utilizzo della Guardia del Moro. Il Tar, con una sentenza del luglio 2008, diede parere favorevole a Comiti. Ma la Marina avviò ugualmente le procedure per l’imposizione della servitù ex novo. Il sindaco allora emise un’ordinanza di sgombero del deposito che, dopo la sentenza del tribunale amministrativo, non era più coperto dalla servitù militare e costituiva, per la quantità di armi e di esplosivi stoccata, un pericolo effettivo. Un evidente conflitto di competenze che il Federalismo non aiuterà a sanare.</p>
<p>Ora ci chiediamo: perché l’opinione pubblica viene sistematicamente esclusa da queste informazioni che non sono segreti di Stato? Come rendere la Regione Sarda autonoma nelle decisioni che, sia pure strategiche e militari, la riguardano direttamente? Il tutto in barba alla facoltà di autonomia amministrativa federalista.</p>
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		<title>COME FINI&#8230;rà Mr. B.?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 05:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[Costa Turchese (Sardinia).
Politica estiva priva di appeal rispetto ai temi nordici. Se qualcuno mi avesse preconizzato qualche anno fa che ci saremmo occupati di Fini &#38; dei Farefuturisti, con una risata avrei seppellito l’incauto mentore. Ma nel vuoto della cosidetta sinistra, divisa tra talebani gretti e miopi da intervento al laser e proniponitini di Stalin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Costa Turchese (Sardinia).</p>
<p>Politica estiva priva di appeal rispetto ai temi nordici. Se qualcuno mi avesse preconizzato qualche anno fa che ci saremmo occupati di Fini &amp; dei Farefuturisti, con una risata avrei seppellito l’incauto mentore. Ma nel vuoto della cosidetta sinistra, divisa tra talebani gretti e miopi da intervento al laser e proniponitini di Stalin &amp; Don Sturzo, messi insieme in un ridotto recinto da quattro voti, non resta altro.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/fini-berlusconi-rottura.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1007" title="fini-berlusconi-rottura" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/fini-berlusconi-rottura.jpg" alt="" width="631" height="338" /></a></p>
<p>Abbiamo più volte detto che sarebbe riduttivo e privo di lungimiranza politica avviare Fini &amp; Soci ad un ciclo di rottamazione. Sono pronti invece per una avventura molto stuzzicante. Gli avvertimenti sotto forma di Granate(a) non mancano né vanno sottovalutati i numeri. Pisanu ha già avvertito il Premier. Lui e i quattro mori del Senato, Massida, Delogu, Sonciu e Cutrufo prendono le distanze affermando che la fisionomia politica del PDL, dopo lo strappo finiano, è cambiata e che bisogna adeguarsi. Sostanzialmente d’accordo con questa posizione i senatori Compagna, Zanoletti e Giovanardi. Otto senatori possibili dissidenti. Né alla Camera va meglio. Nella lettera ( una sorta di otto giorni al Governo) che ormai circola a firma Rotondi, Caldoro e Giovanardi, si accreditano adesioni come quelle di Barani ( Lucio, chi si rivede, sindaco di Aulla che intitolò una piazza alle Vittime di Tangentopoli, lui però frequenta lo studio di Oreste Dominioni, penalista di Milano) De Luca, Scanderebech, che ha sostituito Vietti. Insomma una bella squadra “guastatori” che si pone due obiettivi:</p>
<p>1)    <strong>Far pesare il proprio voto</strong>. Al Senato già bastano 8 senatori in meno per andare “sotto”. Attualmente potrebbero essere sei i dissidenti certi.</p>
<p>2)    <strong>Far pesare il proprio voto due volte</strong>. Nel senso che essendo tutti o quasi a rielezione incerta, potrebbero condizionare il Governo fino a garanzie certe per il 20chisaquando.</p>
<p>Si chiamerà Fare Futuro ma comunque ha un presente certo: 33 deputati + 14 senatori cui si possono aggiungere otto senatori ed un numero ancora incerto di deputati.</p>
<p>In questa imprevista campagna acquisti, il non giovanissimo, ma dotato di 14 vite politiche, Giulio VII incontra Fini e Giulia Bongiorno nello studio di San Lorenzo in Lucina, tre giorni prima del decesso di Cossiga. Che ruolo giocherà l’MPA cui aderisce in Senato Andreotti? Da prendere in considerazione dunque il gioco che passa per San Lorenzo in Lucina e che finisce come terminale a Palermo, essendo Giulio un senatore che aderisce all’MPA di Lombardo. La posizione di questi e di Miccichè (PDL Sud) è di chiara ed aperta dissidenza ben prima di Fini. Non è una coincidenza &#8211; almeno non appare tale- ma il destino di B. passa per la Sicilia: inizia con 60 collegi a zero ( 2001) potrebbe finire per mano dei dissidenti siciliani. Con qualche Granata in più!</p>
<p>Allora diamo i numeri: se alla Camera ai 33 deputati di F&amp;L, 15 di MPA ed Alleanza per il Sud si sommano circa 7-8 dissidenti, il PDL se ne torna ad Arcore con la TAV senza passare dal via come a Monopoli.</p>
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		<title>ANDY CAPP OVVERO IL SOLITARIO NELL&#8217;ETERE POLITICO</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 15:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[Legislatura VIII 1979-83. In un corridoio del Senato, arricchito di mezzi busti di politici illustri del passato, prima di arrivare alla Sala Garibaldi, transatlantico di Palazzo Madama, un signore alto, elegante nei modi e nel portamento, si avvicina al mio accompagnatore, un Senatore della Sinistra Indipendente e Magistrato a Milano, e con fare deciso lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Legislatura VIII 1979-83. In un corridoio del Senato, arricchito di mezzi busti di politici illustri del passato, prima di arrivare alla Sala Garibaldi, transatlantico di Palazzo Madama, un signore alto, elegante nei modi e nel portamento, si avvicina al mio accompagnatore, un Senatore della Sinistra Indipendente e Magistrato a Milano, e con fare deciso lo saluta amabilmente non da Collega Parlamentare bensì chiamandolo “ Giudice” come a misurare la distanza tra un politico di passaggio ed uno di estremo corso. Quello stesso “Collega” però lo salverà qualche mese dopo in Commissione Inquirente quando il suo voto determinante gli evitò l’impeachment e Lui restò Presidente del Consiglio, malgrado l’affare Sandalo fosse schiacciante ed il conflitto di interesse marchiano allorchè un Presidente del Consiglio fa trapelare segreti di Stato per favorire il figlio brigatista di un compagno di partito.</p>
<p>Selvino (BG) 23 luglio 1985. Eravamo una brigata di compagni ed amici nel ridotto della Val Seriana, sempre pronti all’armi politiche. Il dilemma nella politica milanese allora era: con o contro Craxi? Dibattito animato che aveva mandato all’aria parecchie amicizie consolidate. Dialogavamo su quello, io e sempre quel Senatore, ormai divenuto ex e proprio per quell&#8217; improvvido voto favorevole. Nel bel mezzo mi dice: “ Ma domani votano ( per fine mandato di Pertini)! Chi dici tu?” ed io prontissimo “ Kossiga”. “Ma va?” “Certo, lo vuole De Mita. Il problema è: o subito al primo scrutinio o lo bruciano”. Cossiga fu eletto subito al primo scrutinio, da Presidente del Senato. Quando il Senatore mi chiese “ ma secondo te perchè proprio Lui? “ gli diedi la mia risposta: <strong>sa troppe cose ed il Quirinale ha Sale senza echi. </strong></p>
<p>Giusto e sbagliato perché nel 1991, in marzo alla Fiera di Milano, cominciò a picconare i suoi stessi compagni di partito che lo volevano mandare a casa, in un bel palazzo della Roma Prati da cui aveva fatto le valigie Donna Giuseppina, la consorte che all’inizio della Presidenza della Repubblica aveva fatto ritorno a Sassari.</p>
<p>In questi giorni di tutto si parla fuorchè delle Donne Cossiga, Giuseppina, che ha scelto il silenzio assoluto e la bellissima e dolcissima figlia Annamaria, autrice del Volume Mirta e di altre opere di narrativa, che ha accompagnato il Padre con compostezza, dignità e grande signorilità.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Mirta.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-1003" title="Mirta" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Mirta.jpeg" alt="" width="182" height="277" /></a></p>
<p>Molto mediterraneo come atteggiamento: le Donne all’ombra di grande, triste, dolorosa compostezza, l’Uomo che non le mandava a dire. Risi compiaciuto quando una volta accennò a Leoluca Orlando, sulla cui genuinità di lotta antimafia bisognerebbe aprire un enorme capitolo a far tempo dalla mancata nomina del padre, Prof. Salvatore Orlando Cascio a Presidente del Banco di Sicilia (1965). La mia ilarità derivava da come Cossiga citava Leoluca con il “Cascio” finale. <strong>Quando basta aggiungere un cognome “vero” per capire la politica antimafia “bugiarda”. Questo Cossiga ci mancherà davvero!<br />
</strong></p>
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		<title>NORGE: Pesca &amp; Turismo? Macchè! Oil &amp; e-Business</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 06:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Norvegia è un grande paese con una popolazione di piccole dimensioni. Circa 5 milioni di abitanti per  387 mila km2. Dunque una densità talmente bassa da rendere efficiente il rapporto con l’ambiente e con la natura. Inoltre, la Norvegia ha il vantaggio di ricche risorse, soprattutto di petrolio e gas, producendo un prodotto nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Norvegia è un grande paese con una popolazione di piccole dimensioni. <a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/oslo1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-992" title="oslo" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/oslo1.jpg" alt="" width="1500" height="1015" /></a>Circa 5 milioni di abitanti per  387 mila km<sub>2</sub>. Dunque una densità talmente bassa da rendere efficiente il rapporto con l’ambiente e con la natura. Inoltre, la Norvegia ha il vantaggio di ricche risorse, soprattutto di petrolio e gas, producendo un prodotto nazionale lordo di circa 30.800 Euro per persona. Con la diffusione di Internet e dei telefoni cellulari è diventato strutturale il processo di produzione in campo di telecomunicazioni così la Norvegia si è inserita tra i leader mondiali in uso delle ICT (Information and Communication Technology), principalmente nell&#8217;ambito del personale e l&#8217;uso domestico, ma anche per le aziende. La classifica 2005 e-readiness dalla Economist Intelligence Unit conferma inoltre che la Norvegia viene classificata al 9 ° posto tra i Paesi Produttori. La relazione conferma che la Norvegia è un leader globale nel settore delle infrastrutture ICT, ma con un ruolo differente rispetto agli altri paesi nordici, per non essere stata in grado di registrare brevetti innovativi.</p>
<p>Tuttavia sono 452.000 le società in Norvegia, e come molti altri paesi, le imprese di micro-imprese (10 o meno dipendenti) rappresentano il 89% di essi. A partire dal 1998, il numero di piccole e medie imprese (PMI) con più di 10 dipendenti che ha accesso ad Internet è cresciuto dal 40% al 87%. Questo aumento è ora stabilizzato e ha raggiunto il suo picco. Circa il 2% di tutte le aziende vendono prodotti e servizi digitali attraverso la loro home page, e il 10% delle società che hanno ricevuto ordinazioni tramite la loro homepage. Il fatturato tramite home page era di circa 5 miliardi di Euro nel 2003. Un uso più avanzato di e-business è basso in Norvegia, come in molti altri paesi. Il gallese eCommerce Innovation Centre definisce una scala di 7 fasi del commercio elettronico.. Nel 2004 meno del 5% delle società gallese aveva raggiunto il livello in cui hanno un negozio online, lo hanno integrati i sistemi con i loro partner commerciali o di uso avanzato di e-commercio, come mercati elettronici. In mancanza di valutazioni comparative, ricerche di mercato indicano che in un confronto tra Norvegia e Danimarca circa il 95% delle aziende aveva sentito parlare del concetto di un mercato Internet, ma solo il 2,8% partecipare come acquirente, il 7,9% come venditore, e solo il 5,6% sia come acquirente e venditore. Questi numeri sono in linea anche con altri studi e relazioni, alcuni dei quali sono stati pubblicati sul portale eMarketServices. E-business e l&#8217;utilizzo di strumenti più avanzati come il marketplace elettronico è ancora dando alle aziende un vantaggio competitivo se sono in grado di attuare con successo nell&#8217;ambito delle loro organizzazioni e sono in grado di attrarre i compratori. Come dimostra lo studio recente su Wittusen &amp; Jensen (&#8220;I clienti stanno guidando il commercio elettronico ora&#8221;, dicembre 2005), e-business si è spostato dall&#8217;essere principalmente uno strumento di marketing ad un servizio richiesto che gli acquirenti si aspettano. Altro che Pesca e Turismo: Oil &amp; Business….</p>
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		<title>FIAT&#8230;.VOLUNTAS NORGE BANK</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 05:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[OSLO.  Notizie validate danno per scontato che Norges Bank, Banca Centrale norvegese, fuori dal controllo della Banca Europea, entra nel capitale azionario di Fiat con una partecipazione del 2,024%. E quindi nel controllo indiretto della Holding di Detroit Chrysler. L’operazione è l’ultima, almeno at present time, di interesse della Banca nei confronti dell’Italia. Infatti ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSLO.  Notizie validate danno per scontato che Norges Bank, Banca Centrale <a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/NORGE-BANK2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-987" title="NORGE BANK" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/NORGE-BANK2.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>norvegese, fuori dal controllo della Banca Europea, entra nel capitale azionario di Fiat con una partecipazione del 2,024%. E quindi nel controllo indiretto della Holding di Detroit Chrysler. L’operazione è l’ultima, almeno at present time, di interesse della Banca nei confronti dell’Italia. Infatti ha già acquisito il 2, 031% di Parmalat, il 2,08% di Maire Techimont, e l’1,96% di Impregilo. Cosa deduciamo?</p>
<p>1)    Le operazioni avvengono al di fuori del controllo della Banca Europea. Possibile? Certo ma va tenuto presente che i capitali azionari privati finiscono nella cassaforte di una Banca Centrale e quindi di uno Stato Estero.</p>
<p>2)    Consob dà il via all’operazione che non è di svendita ma di penetrazione nel capitale azionario. Possibile? Certo</p>
<p>3)    Norges Bank entra di prepotenza anche nel mercato auto americano, via Fiat Auto-Chrysler, e quindi autorizza le trattative tra le Holding petrolifere norvegesi ed il mercato dei distributori americani, alla faccia di BP invischiata nel mare di guai texani.</p>
<p>4)    Norges Bank aggira le restrizioni europee in tema di trattative tra mondo del petrolio e mondo di produttori auto. Possibile? Nel mondo della Finanza tutto è possibile.</p>
<p>5)    Non si registrano interventi di controlli della Consob, su queste operazioni né di Bankitalia che guarda dall’altra parte.</p>
<p>6)    La partecipazione di Norges Bank, ossia di una Banca Centrale, nel mondo degli affari petroliferi e del mercato dell’auto, ricorda il ruolo di Mattei che cercava petrolio in cambio di BTP. E BTP non sono titoli di stato bensì la Banca Tecnologica di Pagamenti.</p>
<p>7)    Infatti Mattei estraeva e comprava petrolio da paesi esteri in cambio di tecnologia di riferimento. Ad esempio il Nuovo Pignone ( ricordate quello che La Pira gli fece comprare perché glielo aveva detto la Madonna in sogno…) era industria che produceva e tuttora produce strumenti di controllo delle estrazioni.</p>
<p>8)    Insomma lo stesso procedimento. SOLO CHE QUESTA VOLTA LO FACCIAMO AL CONTRARIO, SUBENDOLO INVECE CHE NEL RUOLO DI PROTAGONISTI.</p>
<p>Conclusioni: arridatece Enrico Mattei!</p>
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		<title>NORGE, NON SI SOFFRE&#8230;DI CIRCOLAZIONE!!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 18:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BERGEN.
Pur precisando che in Norvegia vivono tanti abitanti  (4.644.457 abitanti) quasi quanti nella grande Roma, con una densità di 15 persone per km e circolano circa 3 milioni di autoveicoli ossia l’8% del parco auto italiano, è  il concetto ispiratore della politica del traffico norvegese che getta una luce interessante ed originale sulla metodologia di approccio al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BERGEN.</p>
<p>Pur precisando che in Norvegia vivono tanti abitanti  (4.644.457 abitanti) quasi quanti nella grande Roma, con una densità di 15 persone per km e circolano circa 3 milioni di autoveicoli ossia l’8% del parco auto italiano, è  il concetto ispiratore della politica del traffico norvegese che getta una luce interessante ed originale sulla metodologia di approccio al problema.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva22.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-980" title="Diapositiva2" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva22-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Sconcerto, ma non in Norge ovviamente, ha destato la notizia annunciata dal Ministro delle Finanze Kristin Halvorsen. Potete scommettere che questa volta forse siamo veramente di fronte a una svolta nel settore automobilistico che potremmo definire storica e se diventerà realtà non potrà non avere un impatto a livello mondiale: <strong>a partire dal 2015 nel Norge sarà vietata la vendita di tutte le autovetture alimentate a benzina, gasolio e gas e si immatricoleranno unicamente veicoli ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno</strong>.</p>
<p>La proposta di legge parte da una considerazione assolutamente reale. Quando l’attuale momento di crisi finanziaria finirà, si dovrà cominciare a pensare seriamente a come risolvere la “crisi climatica”.</p>
<p>Ovviamente, il numero di immatricolazioni norvegesi solo fino a qualche mese fa avrebbe reso impossibile prevedere che ci sarebbero stati abbastanza costruttori in grado di soddisfare dei requisiti così rigidi e limitanti. Ma ora il momento è favorevole,  perché, per via della crisi, la prossima generazione di vetture dovrà essere più moderna ed ecologica e competitiva sul mercato. Il paese non fa neppure parte dell’Unione Europea e quindi può decidere in assoluta libertà e senza troppi vincoli “lobbistici” dell’industria automobilistica che, ovviamente, ha tutto l’interesse che questo primo passo non diventi realtà così a breve termine.</p>
<p>L’ambientalismo fattivo ed operativo della Norvegia non si ferma qui. Anzi parte dal lontano 1983 quando a Bergen fu introdotto per la prima volta nel mondo il concetto di Congestion Charge o Toll passing o Road Pricing.</p>
<p>Ma i concetti ispiratori sono ben diversi da quelli di Londra voluti da Ken il Rosso ( Ken Livingston, sindaco di Londra fino al 2008) e soprattutto dalla tragica esperienza di Milano voluta da Madame Morattì.</p>
<p>La A/S Fjellinjen, la compagnia che gestisce il <em>Toll ring system</em> di Oslo, ha predisposto 19 stazioni che coprono più della metà del territorio urbano, a distanze comprese tra 3 e 7 km dal centro cittadino, di cui 8 sono collocate su strade principali e 11 su strade minori. Il pedaggio si versa sempre, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, con l&#8217;esclusione dei motociclisti. La tariffa è di 2 Euro a passaggio e raddoppia per i mezzi pesanti. Per quanto riguarda gli abbonamenti, un tagliando annuale costa 4.100 Corone, l&#8217;equivalente di 560 Euro.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva12.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-976" title="Diapositiva1" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva12.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a></p>
<p>Il numero di sottoscrittori al sistema di <em>Toll Ring</em> di Oslo è costantemente in aumento, dai 100.000 iniziali a 215.000 in 7 anni. La riduzione del traffico attraverso i varchi d&#8217;accesso è modesta, dal 2% al 5%, ma non trascurabile se riferita alla crescita generale del traffico automobilistico. Per quanto riguarda l&#8217;utilizzo del trasporto pubblico, si è verificato un incremento iniziale durante i primi mesi seguenti l&#8217;introduzione del sistema, mentre dopo qualche anno i livelli si sono stabilizzati: ciò dovrebbe essere visto come un effetto positivo, considerando la caduta significativa che aveva subito il trasporto pubblico prima dell&#8217;introduzione del sistema. I risultati fanno evincere quanto segue:</p>
<p><em>1) </em><strong> La sperimentazione parte ad Oslo nel 1990 ed a Trondheim nel 1991 con l’obiettivo di raccogliere fondi </strong><strong>esclusivamente </strong><strong>per finanziare interventi infrastrutturali nel settore della mobilità urbana.</strong><strong> </strong>E non per coprire buchi di bilancio! Quindi una grande operazione economica, in quanto gli introiti del ticket sono andati a coprire i costi per la costruzione di strade, ponti e gallerie.</p>
<p><em>2) </em><em>Le città interessate sono quasi tutte: Oslo, Bergen, Trondheim,  quindi un processo coevo per quasi l’intero circuito di traffico cittadino.</em><em></em></p>
<p><em>3) </em> I vantaggi ambientali includono anche la sostanziale riduzione dei tempi di viaggio sia per i sistemi di trasporto privato sia per quelli di trasporto pubblico anche per il miglioramento infrastrutturale delle strade principali ed la riduzione della congestione. Altri importanti benefici ambientali riguardano la realizzazione di sottopassaggi che hanno consentito l&#8217;implementazione di progetti per il miglioramento della qualità nel centro cittadino, la riduzione dell&#8217;inquinamento e degli incidenti stradali, la diminuzione dei disturbi visivi e uditivi.</p>
<p><em>4) </em><strong>Ergo misure strutturali che accompagnano e seguono l’imposizione della tassa.</strong></p>
<p>5) L&#8217;ingresso è facilitato da un Pass Device, (FIG. 2)  simile al nostro Telepass. <strong>Il centro cittadino dunque come un&#8217;autostrada, </strong>sembra un controsenso ma ha dato i suoi frutti, soprattutto in termini di equità fiscale.</p>
<p><em>5) </em>La toll pass è differenziata solo per fasce orarie. Ad esempio nelle ore di punta ( mattino e sera) si paga di più. Ma non è differenziata per veicoli. <strong>Quindi non è il ceto meno abbiente, che dispone di vecchie auto, a pagare di più</strong>.</p>
<p>Se questi criteri differenziativi fossero stati colti da Madame Letizià la road pricing di Milano sarebbe stata meglio accettata ed avrebbe dato migliori esiti. Ora capisco perché la Signora Brichetto in Moratti si chiama Letizià!</p>
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		<title>DALLA TRAGEDIA DI MARCINELLE AD OGGI.Morti bianche? no, omicidi sia pure ad orologeria</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 10:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[8 AGOSTO 1956
Il 1956 verrà ricordato come l’anno del XX Congresso del PCUS, quello del revisionismo antistalinista e dell’invasione dell’Ungheria. Poi se qualcuno conosce la cronistoria del XX secolo, che va tutta riscritta, c’è anche la strage di Marcinelle. Perché non c’è altro modo per definire quella tragedia che si consuma alle 8 e dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>8 AGOSTO 1956</strong></p>
<p>Il 1956 verrà ricordato come l’anno del XX Congresso del PCUS, quello del revisionismo antistalinista e dell’invasione dell’Ungheria. Poi se qualcuno conosce la cronistoria del XX secolo, che va tutta riscritta, c’è anche la strage di Marcinelle. Perché non c’è altro modo per definire quella tragedia che si consuma alle 8 e dieci del mattino dell&#8217;8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Marcinelle, nei pressi di Charleroi, nota ai più come terza città del Belgio, per il famoso Castello e per essere sede di aeroporto low-cost.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/tragedia_marcinelle1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-964" title="tragedia_marcinelle" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/tragedia_marcinelle1.jpg" alt="" width="200" height="193" /></a></p>
<p>Una colonna di fumo nero si leva da un incendio sviluppato a 975 metri di profondità dove si scatena l&#8217;inferno. Per errore umano, un vagone mal inserito oltrepassa uno degli scomparti scorrendo in superficie, guadagnando velocità e danneggiando due cavi elettrici ad alta tensione. Un lampo e poi l&#8217;inferno: le fiamme avvolgono travi e strutture in legno e solo sette operai riescono a risalire in superficie accompagnati dalle prime volute di fumo nero e annunciando la tragedia che si sta compiendo. I soccorritori tentano l&#8217;impossibile per circa 24 ore e sfidano la temperatura infernale causata dall&#8217;incendio. Nei livelli superiori della miniera oltre la metà degli operai sono già deceduti ma quelli che lavoravano ai livelli più bassi sono ancora prigionieri e vivi: l&#8217;incendio non ha toccato la miniera profonda e per giorni si spera di poterli trovare ancora in vita. I soccorsi sono interminabili, durano quasi due settimane ma all&#8217;alba del 23 agosto i soccorritori tornano in superficie e le parole pronunciate suona come sentenza definitiva: &#8220;Tutti morti&#8221;. Li hanno trovati a 1.035 metri di profondità, avvinghiati gli uni agli altri in un&#8217;ultima disperato atto di solidarietà. Bilancio finale: 262 minatori, scesi nel pozzo per il primo turno, di cui 136 italiani muoiono. 406 orfani ancora in attesa di giustizia. E&#8217; in lutto il Paese dei poveri emigranti, &#8220;merce di scambio&#8221; tra i governi italiano e belga che nel &#8216;46 firmarono l&#8217;accordo &#8220;minatori-carbone&#8221;: l&#8217;Italia forniva manodopera (47mila uomini nel &#8216;56, di cui oltre l’80% del sud).</p>
<p>Gli infortuni mortali nel nostro Paese, anche se hanno avuto una lieve diminuzione, sono pur sempre un numero consistente rispetto a 4,7 milioni di infortuni che annualmente accadono nell&#8217;Europa ma noi continuiamo a registrare 3,6 infortuni mortali ogni giorno lavorativo nel nostro Paese, e quelli mortali che avvengono nel nostro Paese sono il 20,52 per cento nel totale Europeo. Tragedia come Marcinelle si consumano in un attimo ma ci sono morti sul lavoro che sono ben più lente. Leggiamo il seguito.</p>
<p><em>Nel mondo l</em>&#8216;OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) ha diffuso i dati sulle &#8220;morti bianche&#8221;, rilevando che sui duecentocinquanta milioni di infortuni a lavoratori di ogni età che avvengono ogni anno, 335 mila sono mortali: 170 mila nel settore agricolo, 55 mila nel settore minerario e 55 mila nelle costruzioni. Inoltre, in tutto il mondo muoiono sul lavoro mille bambini al mese (dodicimila ogni anno).</p>
<p><em>In Italia</em> gli infortuni mortali in Italia sono ogni anno 1.394 (quelli di lavoratori regolarizzati e denunciati all&#8217;INAIL); abbiamo, inoltre, oltre 24.000 malattie professionali all&#8217;anno. <em>Il settore edile registra il più alto numero di infortuni mortali, oltre 350 all&#8217;anno ma anche nell’industria pesante come </em><strong>l&#8217;Ilva di Taranto, il più grande polo siderurgico d&#8217;Europa, che registra circa 4mila infortuni (2005), vale a dire una media di 10-11 infortuni al giorno. Sono giovani immigrati, di cui non viene controllato lo stato clinico o fisico o la loro adattabilità alle impalcature. Ricordate i grattacieli di Manhattan? Pochi sanno che i lavori di carpenteria , quelli più importanti per saldare le strutture in acciaio o ferro, vengono affidati solo ad Indiani Cherokee che non soffrono di vertigine per una particolare struttura genetica della loro coclea. Pensate che in Italia si facciano studi di questa portata per verificare, al contrario, la possibilità che invece alcuni operai sono più frequentemente colpiti dalle vertigini quando salgono nelle impalcature?<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/scipero.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-960" title="scipero" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/scipero-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p>Accanto alle morti bianche da traumi nell’edilizia, industria e d agricoltura ,le malattie professionali costituiscono le morti bianche lente e colpiscono soprattutto il sistema cardio-respiratorio. Nel mondo, 160 milioni ogni anno. Un problema sociale, ovviamente, ma anche un “peso” per l’economia: il costo annuo nel nostro paese è di 28 miliardi di euro, mentre a livello mondiale si arriva a 1.251 miliardi di dollari, il 4 per cento del pil, una cifra 20 volte superiore all&#8217;ammontare mondiale ufficiale dei fondi stanziati per lo sviluppo.</p>
<p>La stessa fonte indica che i 335 mila morti salgono a due milioni le persone se si considerano anche le vittime di malattie professionali, le c.d. <em><span style="text-decoration: underline;"><strong>“morti bianche ad orologeria</strong></span><span style="text-decoration: underline;">”.</span></em>In pratica ogni giorno muoiono 3300 lavoratori, al ritmo di un morto ogni 6 minuti.</p>
<p><em>Le morti per mesotelioma pleurico, una malattia con un periodo di latenza che va da 20 ai 30 anni. I ricercarori prevedono per il 2020 dai 3 ai 4mila casi di mesotelioma all&#8217;anno  da amianto. Non basta più il divieto di utilizzo di materiali nocivi, dalle s</em><em>ostanze chimiche all&#8217;</em><em>amianto.  Oggi è  emergente anche  la patologia da radon, un componenete abituale dei materiali da costruzione negli anni Sessanta. Oggi si sa che viene rilasciato dai compunds delle costruzioni  e  in Italia gli vengono attribuite oltre 15 mila vittime l&#8217;anno. Il tutto si traduce nella necessità di istituire un fondo di risarcimento per le vittime, perché serve prevenire, ma anche risarcire.</em></p>
<p><em>Quando si parla di innovazione tecnologica applicata al traffico, l’immaginario va ai nuovi catalizzatori che rendono le vetture catalogabili Euro5 o Euro6. Si sappia che i nuovi catalizzatori ( devices post-combustione) funzionano tramite i metalli pesanti che poi, nella fase non combusta, vengono liberati nell’aria. Questi, respirati, non creano problemi solo bronchiali ma ledono tessuti nobili come il midollo osseo, e quindi l’apparato immunitario, e l’apparato emuntorio ( renale ed urogenitale). E’ tutto da studiare l’effetto a lungo termine in questi lavoratori che dunque sono ad altissimo rischio.</em> <em> </em></p>
<p>Per quanto attiene alcune categorie fortemente usurate come vigili urbani e autoferrotranviari, dati i numeri epidemiologici ad essi va applicato il concetto di “morte bianca ad orologeria”. Dal 1995 al 2005 sono morti in Italia circa 600 vigili urbani per cancro polmonare pari a circa 1,1 vigile alla settimana, ma se si considerano i dati relativi alla insufficienza respiratoria la mortalità ascende a 2/ alla settimana , apri a circa 1050-1100 in dieci anni. Considerato che la popolazione dei Vigili è pari a circa 50.000 unità vi è una falcidie pari all’1%° per Cancro polmonare.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva11.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-962" title="Diapositiva1" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva11-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Nella categoria degli autoferrotranvieri l’aspettativa di vita è di circa – 7,3 anni rispetto ad altre categorie; il rischio cardiovascolare è del + 18%,  quello per ipertensione arteriosa del + 35%. Altro che sciopero selvaggio o incatenarsi, dovrebbero incatenare i loro committenti!<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-963" title="Diapositiva2" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/Diapositiva2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>LU VITTI, LU VITTI&#8230;PIGGHIA LA FIOCINA&#8230;.UCCIDILO:dalla tonnara alla mafia del tonno!</title>
		<link>http://associazionereds.com/2010/08/06/lu-vitti-lu-vitti-pigghia-la-fiocina-uccididalla-tonnara-alla-mafia-del-tonno/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 11:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate le immagini, sconvolgenti e drammatiche, delle tonnare di Favignana o Mazara del Vallo? Antiquariato della pesca!
BERGEN (NORGE).  In Norvegia la pesca del tonno è ormai condotta con sofisticate attrezzature e la sua vendita ancora più complessa ed articolata fino a sconfinare con l’illegalità. La politica della pesca oceanica e nel Mediterraneo è uno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ricordate le immagini, sconvolgenti e drammatiche, delle tonnare di Favignana o Mazara del Vallo? Antiquariato della pesca!</strong></p>
<p>BERGEN (NORGE).  In Norvegia la pesca del tonno è ormai<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/CACCIA+ALLE+BALENE123.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-944" title="CACCIA+ALLE+BALENE123" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/CACCIA+ALLE+BALENE123-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> condotta con sofisticate attrezzature e la sua vendita ancora più complessa ed articolata fino a sconfinare con l’illegalità. La politica della pesca oceanica e nel Mediterraneo è uno di quei sottili confini tra legalità ed illegalità di cui la pubblica opinione poco conosce. La Commissione Pesca  del Parlamento Europeo dedica numerose sessioni al problema con direttive d’indirizzo mai recepite. Anche perché molti paesi interessati, come Norvegia, Russia e Giappone, sono fuori dall’UE. <strong>Ma il mercato globale non prevede frontiere geo-politiche e rischia di inglobare con i consumi anche i problemi.</strong> Un esempio di interesse geo-politico, per le implicazioni ed infiltrazioni di criminalità (Ecomafia del mare) è dato dal possibile rischio di scomparsa di alcune specie. Tra queste il tonno rosso (Thunnus Thynnus) che, secondo Greenpeace, è già stato esaurito nella misura dei tre quarti del patrimonio. Il tonno rosso è una grossa specie pelagica diffusa negli oceani e nel Mediterraneo. Consumato in tutto il mondo, questo pesce ha in Giappone uno dei suoi mercati principali: si tratta infatti di uno degli ingredienti essenziali dei famosi sashimi e sushi. Si stima un consumo annuo che supera i 5 kg a persona. Tuttavia, negli ultimi anni, tale mercato si sta progressivamente espandendo anche agli Stati Uniti e all’Europa.</p>
<p>Così anche il 90% delle specie più pregiate quali il merluzzo atlantico, il tonno e il pesce spada del Mediterraneo. Secondo la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), gli attuali livelli di cattura rappresentano un tasso di mortalità per pesca di tre volte superiore al rendimento massimo sostenibile. Fra le cause del rischio estinzione si annoverano</p>
<ul>
<li>assenza di una gestione razione nella cattura</li>
<li>utilizzo di mezzi illegali di pesca.</li>
</ul>
<p>L’allarme arriva anche da Green Peace e WWF che hanno più volte chiesto alle principali catene di distribuzione del prodotti di bloccarne la vendita, almeno fino al ripopolamento nel mare. Lo scorso anno, ad esempio, la Coop ha rinunciato alla vendita del tonno rosso, salvando così circa 6 mila capi l’anno. E così è stato anche per Carrefour-Italia, Auchan in Francia, COOP in Svizzera e ICA in Norvegia. Al livello istituzionale, il piano di ricostituzione del tonno rosso adottato dall’ICCAT( la cui proposta di recepimento è stata accolta dal Parlamento Europeo) prevede la riduzione dei totali ammissibili di cattura (TAC) della specie, l’aumento della taglia minima, zone e periodi di divieto e misure di controllo e di contrasto alla pesca illegale. Il piano si propone anche la progressiva riduzione del contingente di cattura, ovvero sino al 20% nel 2011 rispetto al 2006.</p>
<p>Ma nel frattempo inizia una guerra neanche sotterranea tra Russia di Putin e Norvegia. In Russia il consumo di pesce è dominato dai prodotti surgelati, che raggiungono il 35% delle vendite. Le vendite dei filetti surgelati ammontano all’11% del mercato. Tali preferenze dei consumatori originano dal livello dei guadagni delle famiglie russe: è stato notato un rapporto diretto tra la crescita dei guadagni e il tipo di pesce consumato. Mentre i produttori russi preferiscono esportare pesce e frutti di mare (secondo alcune stime è uno dei settori più criminalizzati dell’industria agroalimentare russa), sul mercato interno del pesce aumenta di anno in anno la presenza di società straniere. A Mosca la quota dei prodotti d’importazione raggiunge attualmente il 55-60 per cento. Ma le posizioni dominanti appartengono alla Norvegia. Le autorità russe hanno più volte denunciato i legami di contiguità tra esportatori norvegesi e i pescatori di frodo russi. Quest’ultimi, dopo aver pescato nella zona<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/norvegia-pesca.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-945" title="norvegia pesca" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/norvegia-pesca-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>economica russa, ricaricano in mare aperto il prodotto sulle navi norvegesi che in seguito lo rivendono in Russia dove sono in vigore una serie di restrizioni, decise dalle autorità per l’import di pesce norvegese. La Russia ha chiesto di accompagnare le esportazioni con nuovi certificati che dovrebbero stroncare l’esportazione con documentazione falsa. L’offensiva russa contro la Norvegia ha fatto diminuire le importazioni di pesce nel Paese, aumentando invece le vendite dei prodotti russi. Secondo la dogana russa, se nel 2006 le importazioni di pesce fresco, congelato e surgelato sono diminuite del 13% rispetto al volume delle importazioni del 2005 (indicatore quantitativo), i costi relativi sono aumentati del 22% (+178 milioni di dollari). Ne deriva una sorta di politica di Giano bifronte del Governo Norvegese: da un lato chiude un occhio permissivo sui comportamenti degli esportatori contigui ai pescatori di frodo, e dall’altro partecipa attivamente ai Trattati di moratoria e di controllo della pesca di frodo.</p>
<p>Del tutto recentemente la Conferenza di governo della FAO ha approvato un nuovo regolamento per bloccare l’attracco e lo scarico ai porti alle imbarcazioni coinvolte nella Illegal, unreported and unregulated fishing (Iuu), la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Green Report descrive una vasta gamma di attività di pesca vietate da leggi e convenzioni nazionali ed internazionali. <strong>Le violazioni più comuni sono la pesca senza licenza e l&#8217;uso di attrezzature vietate, seguite dall&#8217;inosservanza delle stagionalità della pesca e delle aree protette, e la cattura di specie vietate o di esemplari giovani. </strong>L&#8217;Accordo sulle misure dello stato d&#8217;approdo per vietare, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non segnalata entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di almeno 25 paesi, ma già 11 Membri della Fao (Angola, Brasile, Cile, Indonesia, Islanda, <strong>Norvegia</strong>, Samoa, Sierra Leone, Stati Uniti, Ue,ed Uruguay) hanno sottoscritto il trattato subito dopo la sua approvazione. Firmando il trattato i governi si impegnano a vietare, scoraggiare ed alla fine eliminare la pesca IUU, anche con misure che proteggono i loro porti contro le imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale, bloccando così l&#8217;ingresso del pescato illegale nei mercati internazionali. Gli Stati di approdo sono i Paesi costieri che hanno porti dove i pescherecci attraccano per scaricare o trasbordare il pescato, o dove fanno rifornimento di viveri, combustibile etc, che ora dovranno essere sottoposti a controlli per l&#8217;ingresso nel porto, con ispezioni e verifiche fiscali. In pratica l’illegalità si consuma nella trasgressione delle limitazioni sulle specie, nei metodi di pesca e soprattutto nella parte ultima della filiera: il commercio illegale sdoganato. I modi per combattere la pesca illegale in mare aperto sono costosi e difficili da mettere in pratica, specialmente per i paesi in via di sviluppo, data l&#8217;estensione delle distese oceaniche da monitorare ed i costi per la tecnologia necessaria. Per questo le misure a livello di porto d&#8217;approdo sono ritenute uno dei modi migliori e più efficaci di combattere la pesca IUU.</p>
<p>Con il nuovo Regolamento che sarà elevato a rango di Trattato, i Paesi si impegnano a prendere provvedimenti per identificare, dare informazioni e negare l&#8217;ingresso a chi contravviene alle norme ai porti di approdo. <strong>Grazie a questo trattato internazionale, non si potrà più entrare né da una porta di servizio né da una di …sevizia del pesce!</strong></p>
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		<title>LA NORGE HA MESSO SU LA GONNA&#8230;.E LE STA BENISSIMO!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 16:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bergen-Oslo. Inteso scambio di vedute con la politica norvegese al femminile. Simpatiche, agguerrite, determinate ed ospitali quanto le nostre donne del Sud con cui hanno in comune l’amore per gli spaghetti. Così appaiono le donne della Norge al mondo europeo, sempre troppo maschilista. Ma in realtà sono molto concilianti, aperte al dibattito e molto, molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bergen-Oslo. Inteso scambio di vedute con la politica norvegese al femminile. Simpatiche, agguerrite, determinate ed ospitali quanto le nostre donne del Sud con cui hanno in comune l’amore per gli spaghetti. Così appaiono le donne della Norge al mondo europeo, sempre troppo maschilista. Ma in realtà sono molto concilianti, aperte al dibattito e molto, molto dirette. La loro battaglia paritaria è lontana miglia siderali da un osservatorio europeo tradizionale. In genere tendono a non sbagliare, sono obiettive in un mondo paritario nei fatti. Gli housekeeper sono i maschi che non si sentono traditi nel loro orgoglio. Non esistono colf, ognuno provvede al suo appartamento, si cammina senza calzature per motivi d’igiene, come sanno i miei figli a cui lo ho imposto, avendo vissuto in Svezia. In un mondo davvero paritario (<strong>Signorina Carfagna, venga qui a vedere come si comportano i maschi, ben lontani dal mondo dei satrapi-sultani-presidenti del consiglio!!!)</strong> tuttavia i problemi non mancano. Vediamo ad esempio il mondo dell’Industria rappresentata da Holding internazionali. Un quarto delle imprese norvegesi è a rischio chiusura per la mancata ottemperanza delle quote rosa. Nel Paese dei fiordi, la legge prescrive che almeno il 40% dei posti nei consigli d’amministrazione delle società sia riservato alle dirigenti donne. Una norma contestatissima e non rispettata dal 25% delle aziende della Norvegia. E il tempo stringe: le imprese del Paese scandinavo dovrebbero adeguarsi entro la fine del 2011. Sono 487 le società in Norvegia, di cui 175 quotate alla Borsa di Oslo, come sottolineano i due principali quotidiani Aftenposten e Dagbladet ( faticoso leggerli…). La legge risale al 2003 ed è stata efficace: nel 2001 le donne dirigenti erano il 6% del totale, oggi sono il 37%.</p>
<p>Negli Stati Uniti la percentuale delle donne che siede nei CdA è al 15%. seconda la Svezia con il 19%; ma la Norvegia è la nazione con le imprese più «rosa» al mondo con il suo 25%. Risultato conseguito grazie alla determinazione pervicace di Manuela Ramin-Osmundsen che difende e propugna questa politica di assoluta e vera parità. Lo dimostra la sua storia: francese dei territori d’oltre mare, si è imposta per la sua capacità fino a diventare Ministro dell’Infanzia e d’Uguaglianza d’Affari.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/manuela-ramin-osmundsen1.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-941" title="manuela-ramin-osmundsen" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/manuela-ramin-osmundsen1-277x300.gif" alt="" width="277" height="300" /></a></p>
<p>Nessuna fatica per le donne ad entrare in politica: un terzo dei parlamentari è costituito da donne. Come la metà dei ministri del governo in carico (18 in tutto). Ma sono ancora 111 le società che non rispettano le quote, per lo più nei settori delle finanze, dell’information technology, del petrolio e del gas. Un’altra personalità politica, un femminista improbabile, Ansgar Gabrielson, ex ministro dell’industria e politico conservatore si chiedeva come mai nell’ambito di assoluta parità effettiva, le donne possono arrivare in università ed in politica ma giammai nei CdA. Quando si dice che il vero potere è economico, anche qui in Norvegia! E le società? Protestarono nel 2003 quando la legge fu approvata; oggi, segnala la NHO, la Confindustria locale, si accontenterebbero di pagare una multa in caso di negligenza, invece di rischiare la chiusura.</p>
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		<title>Norge, Norvegia, &#8230;.mon amour</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 07:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BERGEN (Norge). Ne è passato tempo da quando nel grande Fjord galleggiava la corazzata Bismarck. Oggi, Bergen da città di pescatori, è diventata la capitale del Brent e centro propulsivo di una politica energetica su scala planetaria. Numerosi elementi e considerazioni lasciano ritenere che la Norvegia sia un paese da seguire nei prossimi anni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BERGEN (Norge). Ne è passato tempo da quando nel grande Fjord galleggiava la corazzata Bismarck. Oggi, Bergen da città di pescatori, è diventata la<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/bergen.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-933" title="bergen" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/bergen.jpg" alt="" width="1597" height="916" /></a> capitale del Brent e centro propulsivo di una politica energetica su scala planetaria. Numerosi elementi e considerazioni lasciano ritenere che la Norvegia sia un paese da seguire nei prossimi anni per la sua innovativa politica energetica. Conciliare la ricerca del brent con il controllo delle emissioni è compito reso difficile da numerosi fattori di mercato. Da paese in cui la pesca era la fonte principale del reddito la Norvegia è emersa nella top ten di paesi virtuosi in tema di emissioni.</p>
<p>La Norvegia ha appena annunciato di aver deciso di prendere l’iniziativa sulla scena mondiale in merito al taglio del CO2. A dispetto delle incertezze scaturite da Copenaghen nel dicembre 2009, quando un trattato globale era vicinissimo, la nazione si impegna a fare di più, e cioè spera di riuscire a ridurre le emissioni di carbonio del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020. Ma l’obiettivo più ambizioso fissato da qualsiasi nazione sviluppata al mondo, quello della Norvegia, è impegnarsi a diventare completamente ad “emissioni zero” nei soli 10 anni successivi. In Italia, invece a dispetto delle promesse del 20-20-20, ridurre cioè del 20% le emissioni entro il 2020 ed aumentare del 20% quelle da energia rinnovabili, le emissioni aumentano al ritmo del +16% l’anno!</p>
<p>L’annuncio ha contribuito a riaccendere le speranze che un trattato globale sul clima fosse possibile, e ha già trascinato l’ambizioso Giappone sui piani di contenimento delle emissioni. Sembra che ci sia una volontà crescente di seguire tali percorsi sul fronte del clima nella comunità internazionale. Almeno da parte delle nazioni più sensibili al problema. Guarda caso si tratta di due Paesi impegnati, sia pure  in modo diverso, in un’economia in cui ancora la pesca assume un ruolo diversificante nel mercato globale attuale. Paesi industrializzati che ancora hanno il recupero economico di risorse autoctone e di tradizione.<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/bergen-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-935" title="bergen 2" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/08/bergen-2.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a></p>
<p>La riduzione del 40% è importante per diverse ragioni, più di quanto qualsiasi Paese industrializzato sia stato disposto a fare finora, ed è l’importo che molti Paesi in via di sviluppo chiedono ai più ricchi. Secondo il quotidiano <em>Bloomberg</em>, la proposta norvegese è il tipo di volontà politica necessaria per spostare i colloqui di Copenaghen sul clima in avanti verso un accordo forte e stabile, mentre per tutti gli altri Paesi questo tipo di accordi è “ contestabile”.</p>
<p>Martin Kaiser, direttore delle politiche climatiche di Greenpeace International, ritiene che sia giusto che ogni nazione si impegni in un’azione per il clima più audace, perché così gli altri saranno indotti a seguire l’esempio. E le nazioni ricche, sia a causa dell’imperativo morale, ma anche perché sono in una migliore posizione economica per farlo, hanno effettivamente bisogno di istituire una tassa sulla riduzione delle emissioni. Spiegatelo alla Signorina Prestigiacomo, pro tempore Ministro dell’Ambiente nel Governo italiano!</p>
<p>Sembra che questo sia esattamente ciò che la Norvegia intende fare, impegnandosi non solo a ridurre le emissioni entro il 2020, ma impostando un tipo straordinariamente ambizioso di riduzione del 100% entro il 2030. Anche se la Norvegia non ha specificamente indicato i suoi piani per la realizzazione dei tagli, il ministro dell’ambiente ha notato che la nazione sarà “un Paese pioniere quando si tratta di politica ambientale”. Investirà nelle energie rinnovabili per volontà della stessa popolazione. Tutto il mondo, e specialmente l’Italia, dovrebbe prendere nota.</p>
<p>Il grande disastro all’ambiente causato dalla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico e il non ancora risanato disastro in Alaska causato dalla superpetroliera Exxon Valdez, possono essere una forte molla per l’organizzazione di un nuovo concerto di interessi e cartelli petroliferi in cui la Norvegia possa giocare un ruolo di primo piano. Lo scenario è fortemente cambiato dall’epoca delle Sette Sorelle. Oggi l’immagine di BP e di Exxon, con tutto il cartello relativo all’estrazione nel golfo del Texas, è profondamente alterata nei rapporti finanziari internazionali.</p>
<p>Il paese che potrebbe vivere di rendita sul gas e sul petrolio del Mare del Nord e in un futuro prossimo, sulle riserve nascoste nell’Oceano Artico, ha dato impulso alle tecnologie per la produzione d’energie rinnovabili e pulite, presentandosi sui mercati con tutto il suo bagaglio di esperienze e di innovazione.</p>
<p>Einar Bull, Ambasciatore di Norvegia in Italia, ha affermato recentemente che il comportamento è ispirato ad un trend di futuro prevedibile e quindi non ci si deve meravigliare se i profitti dal gas e dal petrolio vengano investiti nella tecnologia di produzione di energia alternative, più pulite e rinnovabili, quale solare, eolica e marina.</p>
<p>La Norvegia è oggi tecnologicamente pronta per creare in poco tempo impianti solari, impianti solari ad alta capacità produttiva, in tutte le parti del mondo, Italia compresa. E’ pronta per creare impianti eolici sia in terraferma che in mare aperto. Ha creato impianti di osmosi per la trasformazione dell’acqua di mare in acqua dolce e potabile, in un paese dove l’acqua pulita, fresca e ossigenata non manca! Un’inclinazione all’innovazione che coinvolge istituzioni, università, studenti e centri di ricerca in modo massiccio e coordinato.</p>
<p>Il norvegese è un popolo di pescatori e non dimentica la sua tradizione. Oltre centomila famiglie vivono di pesca sia in mare aperto che di allevamento in acque marine, negli stupendi fiordi della costa nord occidentale. E’ un popolo quindi che sa cosa vuol dire avere un ambiente ecologicamente pulito, dove svolgere un’attività in simbiosi con la natura e con le risorse offerte dal territorio circostante. Naturalmente anche in questo settore che si può definire tradizionale, la presenza d’innovazione è molto marcata, tale da garantire un prodotto pronto al consumo entro le 48 ore dopo essere stato pescato.</p>
<p>Il Governo ribadisce che la Norvegia deve essere un paese promotore nell’ambito delle politiche climatiche. Per questo motivo la Norvegia sta lavorando a un accordo internazionale sul clima che sia più ampio e più ambizioso dopo il primo periodo vincolante del Protocollo di Kyoto (2008-2012). La Norvegia intende adempiere ai propri impegni attuali e ridurre le proprie emissioni di gas sia a livello nazionale che internazionale. Ma il progetto è volto ai cambiamenti climatici di cui tutti parlano e nessuno se ne preoccupa a livello mondiale.</p>
<p><strong>Un aumento della temperatura non superiore ai 2 gradi</strong>. La Norvegia ritiene importante istituire degli obiettivi concreti per ridurre le emissioni di gas. La Norvegia auspica un’intesa internazionale che concordi su un aumento medio della temperatura globale circoscritto a una soglia di 2 gradi paragonata al suo valore a livello preindustriale. Per riuscirci le emissioni globali di gas a livello mondiale devono essere ridotte fino all’85 per cento entro il 2050. La Norvegia intende ridurre entro il 2020 queste emissioni equivalenti al 30 per cento di quelle causate dalla Norvegia nel 1990.</p>
<p><strong>Un nuovo meccanismo di finanziamento</strong>. In un sistema di acquisto internazionale delle quote clima, la vendita all’asta delle quote di emissione rappresenta una potenziale fonte di guadagno. La Norvegia propone che una parte delle quote derivanti da un nuovo accordo sul clima vengano vendute all’asta a livello internazionale in modo che i proventi possano servire a coprire il fabbisogno di finanziamenti derivanti da un nuovo accordo.</p>
<p>Insomma in Norvegia, c’è solo da imparare da questi ex-pescatori.</p>
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		<title>AUDIO: FINI.. DELLA CONVIVENZA CON BURLESQUONI</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 06:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-930" title="brionvega" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega7.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/GR_300710.mp3">GR_300710</a> Il futuro di Fini dopo la fine della convivenza nel PDL. Le cause remote della inconciliabilità tra AN e Partito dell&#8217;Impresario</p>
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		<title>AUDIO: IL Pensiero Unico Politico della Sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega6.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-925" title="brionvega" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega6.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/GR_-21-072010.mp3">GR_ 21-072010</a> <strong>Il ricordo dell&#8217;exploit di Nanni Moretti, un dissenso continuo da una sinistra priva di progettualità . Così ci ritroveremo il Cavalier B. fino alla fine dei &#8230;suoi secol</strong>i</p>
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		<title>IL PUP: PENSIERO UNICO POLITICO DELLA SINISTRA</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate Nanni Moretti nel 2001? Sembra un episodio lontanissimo di dissenso culturale e politico, nonché umano di un uomo sinceramente di sinistra. Ma Moretti aveva visto giusto: i Dominanti della sinistra erano e sono un  limite allo sviluppo di una cultura di apertura e di confronto reale. Questa sinistra, ingessata e che è autoreferenziale, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal;">Ricordate Nanni Moretti nel 2001? Sembra un<a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/Falce-e-martello-nel-cestino-thumb.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-916" title="Falce e martello nel cestino-thumb" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/Falce-e-martello-nel-cestino-thumb.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a> episodio lontanissimo di dissenso culturale e politico, nonché umano di un uomo sinceramente di sinistra. Ma Moretti aveva visto giusto: i Dominanti della sinistra erano e sono un  limite allo sviluppo di una cultura di apertura e di confronto reale. Questa sinistra, ingessata e che è autoreferenziale, si dimostra ogni giorno di più incapace di idee e proposte che possano battere le destre sul terreno della specificità culturale. Essa si affida anche ad uomini di destra che fanno della protesta incoordinata, irresoluta e gridata, il vessillo di una battaglia politica perdente ma che comunque li mette in visibilità , offre notorietà spicciola ed alla spicciolata.</span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;">Mi riferisco nella fattispecie a organizzazioni culturali come Articolo 21, che, nella guida di Peppe Giulietti, era partita bene, aveva affrontato temi caldi e poi per la riconferma di Giulietti medesimo al Parlamento, si era “affidata” a Don Tonino Di Pietro. Le conclusioni sono ovvie: preparo una bella cosa e poi …..Ma se qualcuno osa dire qualcosa in controcorrente, il Pensiero Unico Politico, il PUP di sinistra reagisce e si ribella fino all’ostracismo del qualcuno, chiunque esso sia. Vecchia cultura stalinista che, se non ci fosse stato un certo Mercader, per ventura fratello della seconda moglie di Vittorio De Sica, che uccise a picconate Trotszy, non avremmo avuto. E neanche avremmo avuto Josif Vissarionovic Jugasvili detto Stalin né la sua cultura di prepotenza, esclusione e repressione.</span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;">La cultura di questa sinistra è tutta pervasa da un tentativo antirivoluzionario di mantenere lo statu quo, il potere ai 4-5 dominanti che costituiscono la cricca che gestisce e fa il bello e cattivo tempo.</span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;">Lungi da me l’idea di considerare gli amici, no compagni proprio no, de “IL FATTO QUOTIDIANO” uomini di destra, come Travaglio o Di Pietro, ma certamente abbottonati in una mentalità antica di una sinistra conformista, beh questo, con dispiacere , sì lo penso. Una sinistra che usa le parole, poco i fatti, men che meno le strategie scientifiche e di conoscenza intima e profonda delle  cose. Una sinistra dunque parolaia, quella che defenestrò Sergio Garavini per Fausto Bertinotti. Una sinistra che avrebbe potuto avere in Sergio un grande Economista. Infatti , se a tutti è noto come Sindacalista della CGIL, Sergio fu per anni la punta di diamante del PCI nella Commissione Bilancio e che arginò, giorno dopo giorno lo strapotere DC impersonato da Cirino Pomicino Geronimo. La sinistra storica gli preferì Bertinotti, il parolaio rosso nella definizione felice di Pansa. C’è voluto qualche anno ma il 2008 ha decretato alla storia, o meglio cronistoria, chi era il subcomandante Fausto.</span></h2>
<h2><span style="font-weight: normal;">Ora è il tempo di Don Tonino e di Travaglio ( singolare traduzione dal francese di lavoro…) uomini di destra prestati alla sinistra perché la destra possa vincere all’infinito. E così il Fatto quotidiano, che potrebbe essere un giornale vincente della sinistra, finisce per essere “imbavagliato” dalla sua stessa natura conformista.</span></h2>
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		<title>AUDIO: le crepe della destra &#8221; incollata &#8220;, cambio di peones&#8230;&#8230;ultima spiaggia</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 01:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[GR_140710 Commento di Aldo Ferrara sulla situazione politica. La campagna acquisti&#8230;&#8230;&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-912" title="brionvega" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/brionvega5.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/GR_140710.mp3">GR_140710</a> Commento di Aldo Ferrara sulla situazione politica. La campagna acquisti&#8230;&#8230;&#8230;</p>
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		<title>DIBATTITO SU LA SICUREZZA STRADALE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 12:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presso il Circolo &#8221; Maranello&#8221; di Faenza si terrà il giorno 17 luglio, sabato alle ore 12 un dibattito sulla Sicurezza stradale, coordinato da Aldo Ferrara. Sono stati invitati Ezio Zermiani e Filippo Bellantoni Autori, tra l&#8217;altro del Volume &#8221; Lorenzo Bandini , Re di Cuori&#8221;, Sergio Zavoli, Alcide Menaprea
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Presso il Circolo &#8221; Maranello&#8221; di Faenza si terrà il giorno 17 luglio, sabato alle ore 12 un dibattito sulla Sicurezza stradale, coordinato da Aldo Ferrara. Sono stati invitati Ezio Zermiani e Filippo Bellantoni Autori, tra l&#8217;altro del Volume &#8221; Lorenzo Bandini , Re di Cuori&#8221;, Sergio Zavoli, Alcide Menaprea</strong><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/arrivoTaruffi_Trips.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-909" title="arrivoTaruffi_Trips" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2010/07/arrivoTaruffi_Trips.jpg" alt="" width="600" height="346" /></a></p>
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