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	<title>r.e.d.s.   rinnovamento evoluzione della sinistra &#187; FAHRENHEIT 451 la cultura brucia?</title>
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	<description>POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA&#039;,</description>
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		<title>APPUNTAMENTO ESTIVO CON LA CULTURA</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 07:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[TRA EVENTI & BREAKING NEWS]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/07/locandina-porto-san-paolo-jpeg1.jpg"></a><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/07/locandina-porto-san-paolo-jpeg2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-312" title="locandina-porto-san-paolo-jpeg2" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/07/locandina-porto-san-paolo-jpeg2.jpg" alt="" width="500" height="666" /></a><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/07/locandina-porto-san-paolo-jpeg.jpg"></a></p>
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		<title>LA RICERCA IN ITALIA:SOLO CROCE NESSUNA DELIZIA</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 05:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[FAHRENHEIT 451 la cultura brucia?]]></category>

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 La sede e lo stemma dell&#8217;Accademia dei Lincei a Roma

Investire in ricerca: è quello che dicono tutti, poi i vari Governi, di qualsivoglia natura e composizione, immettono fondi pari al 1,2-1,3% del PIL quando in Europa, in Giappone e negli USA si sfiora il 10%. Senza considerare l’uso di questi fondi, destinati “a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/06/accademia2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-283" title="accademia2" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/06/accademia2.jpg" alt="" width="275" height="371" /></a> <a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/06/accademia1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-282" title="accademia1" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/06/accademia1.jpg" alt="La sede dell\'Accademia dei Lincei a Roma" width="252" height="355" /></a></p>
<p><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/06/accademia1.jpg"> La sede e lo stemma dell&#8217;Accademia dei Lincei a Roma<br />
</a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><strong>Investire in ricerca: è quello che dicono tutti, poi i vari Governi, di qualsivoglia natura e composizione, immettono fondi pari al 1,2-1,3% del PIL quando in Europa, in Giappone e negli USA si sfiora il 10%. Senza considerare l’uso di questi fondi, destinati “a pioggia”, con metodi clientelari e senza un progetto di Ricerca complessivo. Una larga fetta, non facilmente quantizzabile, va in ricerca aero-spaziale, ossia militare, pressocchè priva di applicazione pratica. Alla ricerca medica va gran parte dei fondi, con una politica di finanziamento che non appare articolata, condivisa e soprattutto inserita in un Progetto Organico. L’Accademia dei Lincei lancia una proposta. Vediamola</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><strong>La Ricerca Biologica e Medica in Italia: Problemi e Proposte. Un documento della Accademia dei Lincei.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Numerosi articoli e appelli hanno recentemente richiamato l&#8217;attenzione sul precario stato di salute della ricerca in Italia. E&#8217; stato più volte sottolineato come l&#8217;impegno economico del nostro Paese per la ricerca disattenda le indicazioni dell&#8217;Unione Europea: spendiamo circa la metà del 2% del PIL indicato come obiettivo a Lisbona circa 8 anni fa. A questo proposito la disattenzione degli schieramenti politici che si sono avvicendati alla guida del Paese negli ultimi 10 anni è stata del tutto bipartisan: al di là delle enunciazioni, nessuno ha mai affrontato il problema come priorità dell&#8217;azione di governo. Che il &#8220;sistema ricerca&#8221; sia in grave affanno rispetto ai nostri partner europei ce lo dicono, tra molti altri parametri, anche le cifre recenti relative alla partecipazione italiana al 7° Programma Quadro (FP7) dell&#8217;Unione Europea. Due dati, in particolare, fanno riflettere. Il primo è rappresentato dalla massiccia partecipazione di nostri giovani ricercatori al primo bando dell&#8217;European Research Council (ERC): da questo punto di vista siamo stati primi in classifica, con circa 1700 proposte di ricerca contro le 1000 (circa) di Inghilterra e Germania. Un dato interpretato dal Vice Presidente dell&#8217;ERC non tanto come un particolare dinamismo dei giovani ricercatori italiani ma piuttosto come espressione della mancanza di supporto finanziario in Italia. Per di più, dei 70 ricercatori italiani selezionati per la fase finale di valutazione, solo una metà avevano intenzione di lavorare in Italia. A confronto, più di 100 finalisti hanno optato per l&#8217;Inghilterra e soltanto 42 sono inglesi. C&#8217;è chi perde cervelli e chi li acquista, con un evidente vantaggio non solo culturale, ma anche economico, nel mercato sempre più globale della ricerca biologica e medica. Il secondo dato su cui riflettere è relativo alla partecipazione al primo bando (Aprile 2007) del Tema &#8220;Salute&#8221; del VII Programma Quadro (FP7) della Commissione Europea. Le proposte di ricerca a coordinamento italiano hanno avuto un tasso di successo di circa il 15% che seppur non disastroso è ben al di sotto della media europea che si aggira intorno al 25%. In altri settori della ricerca biologica, i risultati della partecipazione italiana ai bandi di FP7 sono stati addirittura peggiori.Il quadro che emerge da questi dati è sconfortante perché indica chiaramente che il nostro sistema ricerca non è competitivo sul mercato europeo (e tanto meno su quello mondiale) e, soprattutto, non è attraente per i migliori giovani ricercatori italiani (e tanto meno per quelli di altri paesi).Molti sono i motivi &#8211; politici, culturali e strutturali &#8211; che determinano questa situazione progressivamente sempre più deteriorata del nostro sistema ricerca. Non è solo questione di entità dei finanziamenti: a determinare la nostra attuale situazione sono soprattutto il modo in cui le risorse vengono distribuite e la mancanza di una qualsivoglia strategia per lo sviluppo strutturale del nostro sistema ricerca.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Secondo un&#8217;analisi del National Institutes of Health del Ministero della Salute americano, non più del 10% dei finanziamenti per la ricerca biologica e medica è assegnato in Italia secondo procedure di peer-review, ovvero in base a valutazione del merito scientifico affidata ai &#8220;pari&#8221;, cioè ai membri della comunità scientifica. Quello che, caso unico tra i paesi avanzati, caratterizza il nostro Paese in negativo, e in misura purtroppo sempre crescente, è l&#8217;assegnazione dei finanziamenti attraverso negoziati diretti, al di fuori di ogni controllo sostanziale, tra pubblica amministrazione e singoli ricercatori (o &#8220;cordate&#8221; di ricercatori o istituzioni scientifiche).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Questa anomala modalità di assegnazione dei fondi inficia ovviamente la qualità della ricerca e la sua competitività, come testimoniato dai dati sopra esposti. Inoltre, è lesiva degli interessi della pubblica amministrazione, in quanto introduce nel processo decisionale considerazioni estranee al merito scientifico, avendo contemporaneamente l&#8217;effetto di scoraggiare la comunità scientifica che si vede esclusa dall&#8217;accesso meritocratico ai finanziamenti.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Sul fronte delle caratteristiche strutturali, in Italia non esiste una chiara politica di direzione e di valorizzazione della ricerca, a cominciare dalle risorse umane &#8211; per altro altamente qualificate e sicuramente competitive con quelle degli altri Paesi. E&#8217; naturale quindi che molti tra i nostri migliori giovani ricercatori (come quelli, ad esempio, che hanno vinto un finanziamento dell&#8217;ERC) cerchino prospettive altrove.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">La totale mancanza di una politica per la ricerca ha permesso lo sviluppo di un sistema rigido, basato su criteri normativi e talvolta anche sindacali, refrattario all&#8217;uso sistematico di meccanismi di verifica del merito scientifico. Questo sistema rigido offre un percorso di carriera che vede troppo spesso un precariato che, se è fisiologico per qualche anno a inizio carriera, diviene mortificante fino e oltre la soglia dei 40 anni, con scarsissime possibilità di autonomia scientifica e con un accesso estremamente limitato a posizioni di ruolo. Questo sistema ha ingessato le Università italiane &#8211; ed è stato purtroppo confermato anche dalle ultime modalità concorsuali basate sull&#8217;idoneità, che non garantiscono né la qualità né la mobilità dei ricercatori.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Questo sistema non consente alcuna osmosi con il mondo della ricerca industriale, né prevede la possibilità di nuove e rapide forme di aggregazione dei ricercatori su tematiche &#8220;calde&#8221;.Un argomento ricorrente, in Italia, è quello della &#8220;fuga&#8221; e del &#8220;rientro&#8221; dei cervelli&#8221;. I nostri politici hanno argomentato: in passato abbiamo perso molti cervelli, adesso creiamo un meccanismo per farli rientrare (tipicamente: destinando a fine anno qualche spicciolo avanzato tra le pieghe della Finanziaria di turno). Il problema della &#8220;fuga dei cervelli&#8221; è reale, ma il dilemma del &#8220;rientro&#8221; riguarda purtroppo un numero di ricercatori molto modesto rispetto a quelli che perdiamo ogni anno. Inoltre, a quelli che comunque rientrano, i meccanismi messi in atto finora non assicurano in alcun modo un ambiente favorevole al proseguimento delle loro attività. Complessivamente quindi l&#8217;operazione &#8220;rientro dei cervelli&#8221;, seppure con qualche notevole eccezione, non ha prodotto sostanziali effetti positivi per il Paese, non solo in termini scientifici e culturali, ma anche tecnologici ed economici.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Oltre a perfezionare i meccanismi di rientro, è importante e urgente sviluppare piani e strumenti per evitare di perdere i cervelli più brillanti, identificarli con una valutazione seria e sistematica e fornire loro buone ragioni per restare, anche creando una maggiore osmosi tra il mondo della ricerca accademica e quello della ricerca privata e d&#8217;impresa.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">Occorre correggere le gravi anomalie che pongono il sistema ricerca del nostro Paese del tutto al di fuori del contesto dei Paesi più avanzati (e ormai anche di quelli emergenti), per impedire che il nostro ritardo scientifico e tecnologico diventi irreversibilmente incolmabile. Per questo, si possono avanzare alcune proposte operative di carattere generale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><strong>Assegnazione delle risorse</strong></p>
<ol style="margin-top: 0cm;" type="1">
<li class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><span>Come richiesto da numerose Società Scientifiche e      ribadito in un recente appello al Presidente della Repubblica, è      indispensabile che tutti i fondi pubblici destinati alla ricerca      scientifica siano annunciati sistematicamente mediante bandi pubblici ed      assegnati attraverso un processo formale e regolamentato di peer-review.      Questa norma elementare, da attivare immediatamente, dovrà essere scritta      in una legge dello Stato, che renda non praticabili altre procedure. (E&#8217;      di cruciale importanza riconoscere che non esiste peer-review credibile e      adeguato senza procedure precisamente definite che regolino nel dettaglio      la valutazione ed escludano i conflitti di interesse; è necessario      riconoscere che si tratta di procedure assai più articolate, definite e      complesse della semplice &#8220;revisione anonima&#8221;).</span><span style="font-size: 10pt; font-family: "> </span></li>
<li class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><span>Per garantire la correttezza delle valutazioni e      dell&#8217;assegnazione delle risorse, è altrettanto necessario istituire      un&#8217;Agenzia che gestisca tutti i fondi pubblici destinati alla ricerca      biologica e medica, indipendentemente dall&#8217;ente erogante, attraverso peer-review.      Inoltre l&#8217;Agenzia costituirà uno strumento per definire le priorità      strategiche della ricerca biologica e medica, interagendo attivamente con      i diversi Ministeri interessati. L&#8217;Agenzia dovrà costituire un&#8217;interfaccia      tra il potere politico e la comunità scientifica, secondo modelli adottati      già da lungo tempo in tutti i Paesi più avanzati (ad esempio, i già citati      National Institutes of Health in USA). Sarà così possibile ovviare      all&#8217;attuale situazione di scelte largamente estemporanee e discontinue      delle tematiche dei bandi (ad es., i bandi FIRB), di orizzonte temporale      limitato (tipicamente 2-3 anni) anche per iniziative potenzialmente di      lungo respiro (ad esempio, i Centri di Eccellenza del MUR).</span></li>
</ol>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 12pt 18pt; text-align: justify;"><strong>Reclutamento</strong><br />
3.<span> </span>Gli attuali meccanismi concorsuali inducono le sedi universitarie a promuovere, per motivi di bilancio, una carriera interna dei docenti scoraggiando il reclutamento dei migliori qualora provenienti dall&#8217;esterno. Tale tendenza deve essere capovolta, attivando un processo virtuoso in base al quale le università trovino convenienza nel reclutamento delle persone più qualificate scientificamente. In questa direzione, un meccanismo ampiamente utilizzato nelle università anglo-americane è l&#8217;assegnazione da parte dell&#8217;ente finanziatore di un bonus (overhead), proporzionale all&#8217;entità del finanziamento stesso, all&#8217;istituzione che ospita il ricercatore finanziato. Inoltre, qualsiasi finanziamento pubblico, incluso il Fondo di Finanziamento Ordinario dovrà essere strettamente ancorato alla valutazione dei progetti e dei prodotti delle università assegnatarie. E&#8217; comunque superfluo ribadire che un discorso a lunga scadenza deve prevedere il superamento del sistema concorsuale nel reclutamento dei docenti.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 12pt 18pt; text-align: justify;"><strong>Centri di ricerca e formazione</strong></p>
<ol style="margin-top: 0cm;" type="1">
<li class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><span>La ricerca biologica e biomedica richiede oggi un alto      livello di integrazione di programmi e di risorse nonché tecnologie      complesse e approcci multidisciplinari progressivamente sempre meno alla      portata dei singoli gruppi di ricerca. E&#8217; quindi necessaria la creazione di      centri scientifici interdisciplinari che raggiungano la massa critica di      ricercatori, competenze, infrastrutture e risorse indispensabile per      essere competitivi sul piano internazionale e per diventare punto di      riferimento e di stimolo per l&#8217;industria. Questi centri di ricerca      interdisciplinari, sul modello di quelli esistenti nei Paesi più avanzati      (ma ora anche in quelli emergenti) saranno in grado di fornire specifici e      avanzati percorsi formativi, e dovranno essere coniugati con sentieri di      carriera tali da assicurare la mobilità dei ricercatori. L&#8217;istituzione in      ambito accademico di centri altamente qualificati, favorirà lo sviluppo di      una ricerca traslazionale. A titolo d&#8217;esempio, ci si può riferire ai      Clinical Research Centers istituiti presso le Scuole di Medicina      statunitensi.</span></li>
</ol>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;"><strong>Ricerca pubblica e privata</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt; text-align: justify;">5. La grave carenza di un&#8217;innovativa e tecnologicamente avanzata ricerca industriale e d&#8217;impresa si ripercuote negativamente sullo sviluppo economico e la competitività del Paese.Questa ricerca deve essere fortemente stimolata dal settore pubblico, attraverso incentivi fiscali, stage di dottorandi e giovani ricercatori, mobilità ed altro, ispirandosi a quanto avviene nei Paesi più avanzati. Andranno però evitati contributi finanziari (più o meno) diretti, che sono non solo in contrasto con la normativa della UE, ma risultano anche spesso in assegnazioni improprie a causa dell&#8217;assenza di criteri di valutazione. Uno sviluppato settore di ricerca industriale e d&#8217;impresa contribuirà ad attivare un circuito positivo nell&#8217;ambito della formazione &#8211; necessaria alle esigenze di reclutamento &#8211; stimolando l&#8217;impegno formativo di eccellenza da parte delle istituzioni universitarie e di ricerca di base. La creazione di &#8220;distretti tecnologici&#8221; di alta qualificazione attiverà una rete di interazioni positive tra ricerca di base e ricerca di impresa, consentendo quindi di attuare un efficace &#8220;trasferimento tecnologico&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt;">A cura della Società Italiana di Farmacologia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt;">Viale Abruzzi 32,20131 Milano,Tel 02 29520311 – fax 02 29520179</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt;" lang="EN-GB">Sito Web: </span><span style="font-size: 10pt;"><a href="http://www.sifweb.org/"><span lang="EN-GB">http://www.sifweb.org</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt;">E-mail: <a href="mailto:sif.farmacologia@segr.it">sif.farmacologia@segr.it</a>; <a href="mailto:sifcese@comm2000.it">sifcese@comm2000.it</a></span></p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>ARIECCO IL NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 17:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE & CLIMA pianeta con la febbre]]></category>
		<category><![CDATA[FAHRENHEIT 451 la cultura brucia?]]></category>
		<category><![CDATA[SANITA' & SALUTE tra bisturi & pillole]]></category>
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Un tempo si diceva: &#8221; Non voglio morire democristiano&#8221; ora bisognerà dire &#8221; non voglio morire radioattivo&#8221;
ROMA ANSA- &#8220;Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione&#8221;. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenendo all&#8217;assemblea di Confindustria. &#8220;Tecnicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/05/nucleare-scajola.jpg" alt="" width="360" height="232" /></p>
<p><img class="alignnone" src="file:///C:/Documents%20and%20Settings/user/Documenti/UNIONE%20CIVICA/PER%20LA%20SINISTRA/REDS/nucleare%20scajola.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; text-indent: 0cm; line-height: normal;" align="left"><em><span style="font-size: 12pt;">Un tempo si diceva: &#8221; Non voglio morire democristiano&#8221; ora bisognerà dire &#8221; non voglio morire radioattivo&#8221;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; text-indent: 0cm; line-height: normal;" align="left"><span style="font-size: 12pt;">ROMA ANSA- &#8220;Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione&#8221;. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenendo all&#8217;assemblea di Confindustria. &#8220;Tecnicamente l&#8217;Enel è pronto&#8221;, ha risposto l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Enel Fulvio Conti. &#8220;Siamo pronti ed effettivamente la durata della legislatura, pari a cinque anni, può essere un percorso realizzabile&#8221; ha proseguito, spiegando che serve però &#8220;un quadro normativo aggiornato ed una forte spinta di condivisione al progetto da parte del territorio&#8221; interessato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; text-indent: 0cm; line-height: normal;" align="left"><span style="font-size: 12pt;">Lo avevamo anticipato il 21 aprile, ecco che rispunta il nucleare a dispetto dei costi altissimi sia per la progettazione, sia per la costruzione sia per la gestione, senza che nessuno dica che le riserve di uranio stanno esaurendosi. Ad ogni buon contro chi volesse, nell&#8217;articolo del 21 aprile ( Le centrali nucleari costano? allora facciamole!) troverà ogni indicazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; text-indent: 0cm; line-height: normal;" align="left"><span style="font-size: 12pt;">Nucleare e Ponte sullo Stretto: sono le due priorità Burlesquoniane. Ma almeno per il Ponte una soluzione che coniughi le esigenze ambientali e quelle infrastrutturali c’è:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left; text-indent: 0cm; line-height: normal;" align="left"><strong><span style="font-size: 12pt;">basta farlo a metà!!!!!!!!!!</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>RICERCA SCIENTIFICA, POVERA E NUDA VAI&#8230;&#8230;</title>
		<link>http://associazionereds.com/2007/11/29/ricerca-scientifica-povera-e-nuda-vai/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 08:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rodighiero di Castiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[FAHRENHEIT 451 la cultura brucia?]]></category>

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		<description><![CDATA[ TAGLI E RITAGLI
 Ormai da qualche anno il politico condisce ogni discorso con le parole “ innovazione, ricerca, etc.”. Nessuno ricorda a noi ricercatori (lo siamo ancora?) la formidabile opportunità di aggregazione culturale, unitamente a innumerevoli possibilità finanziarie, offerta dai Progetti Europei tra cui il Progetto CORDIS, Sesto Programma Quadro. L’errore gravissimo di aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><img src="www.archaeogate.org/.../18_article_508_3.jpg" alt="Università di Milano" align="bottom" /><img src="homes.dico.unimi.it" alt="Università di Milano" /><span style="font-size: 12pt"><em><strong> </strong></em></span><img src="homes.dico.unimi.it" alt="Università di Milano" align="bottom" height="3" width="3" /><span style="font-size: 12pt"><em><strong>TAGLI E RITAGLI</strong></em></span><a href="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/01/filarete.jpg" onclick="return false;" title="Direct link to file"><img src="http://associazionereds.com/wp-content/uploads/2008/01/filarete.thumbnail.jpg" alt="filarete.jpg" align="left" height="79" vspace="2" width="140" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt"><o:p> </o:p>Ormai da qualche anno il politico condisce ogni discorso con le parole “ innovazione, ricerca, etc.”. Nessuno ricorda a noi ricercatori (lo siamo ancora?) la formidabile opportunità di aggregazione culturale, unitamente a innumerevoli possibilità finanziarie, offerta dai Progetti Europei tra cui il Progetto CORDIS, Sesto Programma Quadro. L’errore gravissimo di aver considerato la <strong>Ricerca Scientifica e Tecnologica (RST)</strong> come un lusso da non concederci, quasi <em>a priori</em> si sapesse che scarsi sarebbero stati i risultati ed il ritorno economico, ha fatto sì che dai tempi di Enrico Fermi le migliori menti del Paese migrassero verso lidi più favorevoli e disponibili.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Per anni, specie in quelli Sessanta e Settanta, la RST è stata considerata erroneamente marginale,elitaria, incapace di fornirci elementi applicativi utili. E la identificazione della RST con la ricerca pura non applicata ha portato alla marginalizzazione di risorse e mezzi tenuti in scarsa considerazione. Ed adesso il dibattito politico sulla RST si concentra solo sulla quantità di taglio ai finanziamenti dimenticando che il problema della RST è esclusivamente di impostazione culturale e di inscrizione in un panorama più ampio come quello dello sviluppo economico. Il fatto di dedicare alla RST solo lo 0,6% del PIL è solo l’epifenomeno di un problema in tutti i sensi “iceberg”.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Il processo di progressiva ridefinizione dello sviluppo, affidato alla produzione industriale sin dall’epoca della ricostruzione, la riconversione industriale stessa degli anni Settanta e l’avvento di nuove forme di produzione extraterritoriale, ed ancora la proiezione del mercato italiano nel processo di globalizzazione, sono tutti passaggi obbligati che abbiamo subìto, e neanche metabolizzato, e che in parte scontiamo in termini di proiezione delle nostre imprese nel mercato.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">La stessa prevalente composizione dell’impresa italiana, basata sulle complesse strutture mega-aziendali, alcune divenute Holding, dinastiche sia nella proprietà sia nella gestione, ha imposto un processo di sviluppo facilmente saturabile e privo di nuovi impulsi nel mercato. Da queste siamo poi passati ad una sempre più larga stratificazione nel territorio di piccole e medie imprese, talora piccolissime, con 1-2 componenti, ahimè lontane dalla ricerca. Del resto la tassazione del reddito d’impresa, alta in Italia, induce l’impresa stessa a contabilizzare gli investimenti per ricerca come <em>spesa </em>anziché come capitalizzazione immateriale e ciò non aiuta a evidenziare l’attività di ricerca e rendere manifesti i risultati.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Il progetto innovativo esclude dunque questa realtà perché la PMI non riesce in linea di massima ad inserirsi nel mercato globale, sia per limiti di investimento finanziario sia per limiti di aggancio del mercato. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Ma il processo innovativo esclude anche le grandi imprese per quei limiti non solo finanziari ma strutturali che costituiscono da sempre il freno allo sviluppo aziendale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Se a ciò si aggiunge che il santuario della RST è stato sempre l’ambito universitario, geloso custode di forme ormai ancestrali di cultura, identificata in una forma di potere e non di potenzialità, si capisce perché il nostro Paese ha sempre stentato nella progressione innovativa, considerata ai fini economici poco utile ed, ai fini culturali, un pericoloso assalto alla diligenza universitaria. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Dunque poiché la stessa autonomia universitaria non è bastata a rendere l’Università una casa di vetro e ad aprire il mondo accademico alle risorse del territorio, occorre vengano ridefinite le prerogative e le reciproche sfere di influenza tra Università, Area di produzione e sfera della Ricerca. Cosa deriva da questo? Deriva una condizione di ritardo gravissimo che impone, in un circuito vizioso, che la RST richieda sempre minori investimenti perché, fatta eccezione per alcuni settori in cui è prevalsa l’integrazione europea, come quello aero-spaziale, il gap è talmente dilatato che non conviene ridurlo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Per non tediare il lettore, cosa possiamo fare noi? Il Progetto è quello di aprire un Tavolo Aperto di Concertazione con tutte le parti politiche della opposizione e della maggioranza, delle forze sindacali, sociali, produttive e del mondo accademico. Fare cioè della Ricerca un oggetto di trattazione e di elaborazione a tutto campo, essendo un problema talmente grave e di importanza globale da divenire problematica orizzontale da cui nessuno può tirarsi fuori.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 0cm"><span style="font-size: 12pt">Inoltre, punto secondo, occorre riaprire la discussione con un progetto integrato ove l’Accademia si confronti con il Mondo Imprenditoriale e quello Sindacale, essendo la problematica appunto di interesse totale.<o:p></o:p></span></p>
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