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r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
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Esplode un nuovo caso universitario a Pavia, denunciato sulla stampa. E’ il caso di una dottoressa che vince un concorso per ricercatrice, auspice i due genitori docenti entrambi nella Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pavia. Ecco i fatti descritti da “Blitzquotidiano” ( 08.01.21, Fonte Corriere della Sera 07.01.12, Mario Pappagallo) di cui riportiamo l’articolo:

“ ….di qui il ricorso alla commissione etica. “No – dice la docente chirurga, mamma di Silvia, al Corriere della Sera -. Dietro al ricorso c’è un eccezione del Senato accademico preoccupato che il finanziamento privato possa in qualche modo l’indipendenza della programmazione universitaria. Ma questo era già stato appurato quando l’Ateneo ha autorizzato la convenzione”. E come ricorda il Corriere della Sera, nell’ottobre del 2010 l’università approva una convenzione con la onlus Humana Forma che si impegna a finanziare un posto per un ricercatore, che sarà pagato per 5 anni dall’ente privato e poi passerà a carico dell’ateneo. Novembre 2010: viene pubblicato il bando sul sito dell’ateneo pavese e su quello del ministero, rispondono un ricercatore di Napoli e Silvia Scevola. Agosto 2011: è nominata la commissione che giudicherà i candidati; ne fanno parte Aurelio Portincasa (università di Foggia), Guido Molea (università di Napoli, Federico II); il membro interno di Pavia è sostituito (da Francesco Moschella, università di Palermo) perché doveva essere un docente del settore disciplinare del concorso e l’unico a Pavia è la mamma di Silvia.

Il 25 novembre 2011 il colloquio con i candidati, si presenta solo Silvia. Pochi giorni dopo il rettore Angiolino Stella approva e firma gli atti della commissione e dichiara vincitrice del concorso la Scevola, che sarebbe dovuta entrare in servizio dal 31 dicembre scorso. Cosa non avvenuta perché il concorso è stato sospeso”…..

Nel 2002 avvenivano gli stessi fatti contestati all’Università di Siena. Su questi pende ora il vaglio della magistratura. Ecco di seguito la descrizione che ne facemmo su questo giornale nell’ottobre 2008.

….“Truffa dei posti con finanziamenti esterni”

Le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle Università statali non possono eccedere il 90% di quanto lo Stato trasferisce sul fondo di finanziamento ordinario. Per aggirare tale vincolo, l’Università di Siena ha deciso di fare ricorso a finanziamenti esterni per istituire nuovi posti di docente. All’inizio i fondi esterni non incidono sul vincolo del 90%, ma una volta cessati i finanziamenti esterni la spesa per i ruoli tornerà a gravare sul limite del 90% e, contestualmente, sarà necessario riassorbire nuove risorse, corrispondenti ai posti di altri docenti che andranno in pensione dopo il 2012. In assenza di un regolamento e delle relative Convenzioni con Enti che disciplinino i criteri e le procedure per attivare nuovi ruoli di docente con finanziamenti esterni, l’iniziativa, piuttosto che una risorsa per l’Ateneo, rischia di renderne caotica l’amministrazione, favorire le clientele e gli imbrogli, danneggiare discipline essenziali e, in alcuni casi, far risultare come fondi esterni le risorse proprie dei Dipartimenti. Su questo argomento vi è l’anarchia più completa. Mancano le deliberazioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione relative alla stipula di una convenzione tra l’Università ed i soggetti che propongono il finanziamento. Spesso non è precisato il numero di annualità del contributo. Mancano le necessarie ed adeguate fideiussioni bancarie e/o assicurative a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni assunte dal soggetto finanziatore. Non vengono indicate le discipline che, al momento in cui tali risorse vengono meno, perdono posto e budget per continuare a pagare lo stipendio ai docenti assunti con finanziamenti esterni. Tali posti, che non sono aggiuntivi ma sostitutivi di altri, vengono attivati al di fuori di una reale ed effettiva programmazione di Facoltà e di Ateneo. In qualche caso sono indicati soggetti che non hanno titolo a stipulare una convenzione. In altri casi vengono usati fondi che non sono destinabili ad attivare posti di ruolo. Infine, non esiste (perchè non inserito nel bilancio d’Ateneo) il budget relativo ai posti di ruolo attivati con finanziamenti esterni. La situazione odierna è la seguente: circa 90 posti di ricercatore, professori associati e ordinari, la maggior parte dei quali senza copertura finanziaria”…

In pratica cosa succede? L’università non ha più fondi, allora si ricorre ad un finanziamento esterno, di solito Aziende Ospedaliere o Farmaceutiche e si attivano posti anziché progetti di ricerca, acquisti di grandi attrezzature o progetti destinati a brevetti, insomma tutto quello che fanno i Paesi evoluti nel campo della cultura. Noi attiviamo solo i posti destinati più spesso ai meritevoli od ai raccomandati. Questi posti poi, per legge, non possono non  essere riassorbiti dall’Università e quindi ci si muove nelle pieghe della Legge Bindi-Zecchino, che articola i rapporti controversi tra Aziende Ospedaliere e Università. Ora mi domando: Pallo Pinco, nato a Roccafucina e meritevole dottorando dell’Università di XLL è in grado di promuovere un’iniziativa che coinvolga il Direttore Generale di un’Azienda Ospedaliera, entrare nella programmazione della Facoltà XY e con il concerto di entrambi farsi assegnare un posto convenzionato? Se ci riesce, siamo nel Paese dei Sogni…….

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