C’era una Ditta di confezioni negli anni Cinquanta che si chiamava Monti: abiti belli abiti pronti. Questo era lo slogan! Il vestito su misura che ci ha confezionato Mister Loden va stretto a tutti e ci farà piangere per ripianare altrui errori.
Nello spiegare a sé stessi ed alla pubblica opinione la manovra del Governo pro-tempore, l’attenzione degli analisti economici sviluppa il nodo della pseudo-patrimoniale (IMU), la strettoia pensionistica ma non approfondisce il nodo energetico che da queste pagine abbiamo più volte chiamato in causa come fonte primaria di disavanzo.
Fare la storia della questione energetica significa ripercorrere almeno 50 anni di cronaca italiana, da Mattei che segnò la politica dell’indipendenza alla più recente esperienza di assoluta dipendenza energetica da paesi produttori. Mattei sperimentò la politica dell’aiuto all’estrazione, mettendo la nostra tecnologia a disposizione dei paesi che non sapevano estrarre. Oggi di questa ne abbiamo da vendere e difatti si chiama BTP. Non sono buoni del Tesoro ma è come se lo fossero perché il loro acronimo significa Banca Tecnologica dei Pagamenti. E’ quello che Mattei sperimentò con il Nuove Pignone ( ricordate La Pira che gli dice….” La Madonna mi ha detto che tu comprerai il Pignone, vero Enrico?…”).
Oggi l’ENI potrebbe scendere sul mercato petrolifero specie quello a basso costo dei paesi del Caspio (Turkmenistan,Utzbekistan etc) e condividere la BTP in cambio di estrazioni concorrenziali. La domanda crescerà sempre di più e per capirlo basta analizzare i consumi dello scorso anno.
Nel 2011 la quota di approvvigionamento di energia dai Paesi esteri è divenuta proporzionale alla spesa petrolifera, secondo il più classico modello domanda-offerta. Anche se il modello petrolio è atipico. Spesso si verifica che, a fronte di un incremento di domanda, l’offerta venga meno per fenomeni di aggiotaggio al fine di far risalire il costo del greggio.
Secondo l’Unione Petrolifera, nel 2011 la spesa ha sfiorato i 62 miliardi di euro con un aumento di 8.9 miliardi rispetto al 2010. In termini di Pil significa una quota rilevante del 4%. Le stime per il 2012 però sono ancora più infauste, con una spesa energetica che potrebbe salire ancora di 3 miliardi superando la quota complessiva di 65 miliardi.
Rimanendo sul costo specifico dell’oro nero, nel 2011 si sarebbero spesi quasi 35 miliardi, ben 6,5 in più rispetto all’anno precedente. Un dato che dovrebbe essere incluso nelle previsioni di spesa e di manovra politica, se si considera la contrazione della nostra economia.
Ma questi dati sono calcolati in misura di una stabilizzazione del costo petrolifero, di cui nessuno ha certezza visti i sommovimenti delle aree geopolitiche interessate (Medio Oriente dove impazza l’enigma IRAN, aree del Caspio soggette alle tendenze politiche russe, leggi Putin, aree mediterranee ormai sotto influenza statunitense mediata dalle Sorelle che erano sette ma qualcuna si è mascherata all’uopo.
Il prezzo da qui al 2015, secondo l’IEA potrebbe dunque salire tranquillamente sopra la soglia dei 150 al barile e dare luogo al sommovimento di domanda-offerta del 2008.
Tutto dipenderebbe da potenziali scoperte di nuovi giacimenti, che farebbero la differenza. Unica consolazione è la quota totale di energie rinnovabili nel nostro paese è cresciuta del 6,1%, arrivando a coprire ben il 10,7% del totale.
Ora se L’ENI facesse davvero il suo mestiere, quello di Mattei per intenderci, ossia comprare e rimettere sul mercato al costo più basso, forse i problemi al distributore di carburante sarebbero minori! Nel frattempo mister B. sta mettendo a frutto i guadagni con l’Elephant Oil Field, costruito con Gheddafi e Putin. Ma la morte del Colonnello non ha arrestato il progresso dell’affare e la Lybian Oil non è uscita dal consorzio. Dunque cosa chiederà Mister Monti ai dirigenti libici nel suo incontro del 21 gennaio a Tripoli?
Un’altra domanda da fare al Premier pro-tempore: quali saranno gli accordi futuri con la Norvegia per il gas ed il greggio nordico? Che ruolo giuoca l’Italia nell’estrazione di quel greggio? Abbiamo forse ripristinato l’Istituto per il Commercio Estero anche per sviluppare scambi con la Norvegia? e se sì di quale tipo?
Insomma Prof. Monti, abbiamo una politica energetica alternativa allo schema personalistico del Suo predecessore?
