Log in | Jump |

r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
This thing was constructed on November 26, 2011, and it was categorized as TRA EVENTI & BREAKING NEWS.
You can follow comments through the RSS 2.0 feed. You can leave a comment, or trackback.

Molti anni fa il settimanale EUROPEO pubblicò una serie di  articoli dedicati all’interminabile elenco di immobili di proprietà del Vaticano, siti in Roma e dintorni. Negli anni Settanta, in piena era DC, la patrimoniale era un bestemmia. Ciò derivava anche dal fatto che molti importanti capoluoghi di regione, erano sede di attacchi massici speculativi e di devastazione del territorio. Vedi il “sacco”  di Palermo (Ciancimino firmò, in una sola notte del 1959, 3000 licenze edilizie) e la devastante crescita di Roma in mano ai costruttori. Erano gli anni in cui la liquidità, portata dagli spalloni, era depositata nelle banche estere. Erano gli anni in cui il diritto societario era impermeabile agli accertamenti della finanza. Erano gli anni in cui gli italiani del ceto medio-borghese investivano i loro risparmi nella casa di proprietà. Impensabile, dunque, una patrimoniale per i seguenti motivi:

1) avrebbe colpito il ceto medio-borghese, ricco serbatoio della DC ed i grossi costruttori, specie romani (…della serie “Ah Frà che te serve?”)

2) non avrebbe colpito le grandi concentrazioni societarie.

Fausto Bertinotti sbagliò solo i tempi in cui chiedeva, da segretario di RC, la patrimoniale e difatti il Governo Prodi ( 1998) cadde anche su questo. Oggi si riparla di tassazioni debite a grandi concentrazioni proprietarie e dunque dovrebbe tornare in ballo la questione Vaticano, a dispetto dei nuovi accordi concordatari firmati da Craxi.

La Chiesa cattolica ci costa oltre quattro miliardi di euro all’anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione, altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. E qui c’è da ricordare che nella legge di stabilità, ultima del Governo Burlesquoni, sono stati stanziati altri 70 milioni per ripianare debiti di ospedali di proprietà religiosa ( leggi Ospedali Bambin Gesù e Policlinico Gemelli). Tra le voci “variabili” ma non di certo eventuali ci sono i finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (1,5 mld) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi di contributi diretti alla Chiesa si somma il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per “aiuti di Stato”. Un elenco sterminato. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici , in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del turismo cattolico, con un flusso annuale da e per l’Italia  di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto. Vorrà Monti intervenire in questo “mare magnum” di benefit alla Sacra Santa Madre Chiesa?

A questo proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di MASSIMO RAGNEDDA, ricercatore precario,  a Mario Monti dal tenore inequivoco.

Gentile professore

mi permetto di scriverle una lettera pubblica per farle qualche domanda. Abbiamo tutti notato il cambio di stile (finalmente un po’ di sobrietà e serietà), la sua professionalità e signorilità. Aspetti che, personalmente, mi rendono particolarmente felice, ma che da soli, vien da sé, non bastano. Dopo anni di volgarità e teatrini molto tristi, una persona per bene, normale e incensurata ci sembra un miracolo (come Enrico Letta le ha ricordato in quella lettera privata divenuta pubblica), mentre dovrebbe essere la conditio sine qua non per fa politica. Ma non è sullo stile che voglio interloquire con Lei.

Come nostro presidente del Consiglio dovrà prendere delle decisioni molto difficili in nome e per conto degli italiani.

Sinora lei ha goduto di un trattamento molto speciale da parte dei media nazionali: un po’ come i telegiornali Mediaset o il TG1 e il TG2 trattavano il suo predecessore. Converrà con me che questo non è giornalismo. Il cambiamento di stile lo vogliamo anche in queste cose: la possibilità di avere risposte a domande concrete. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere, al di là della sbornia di entusiasmo, da chi è guidata e quali sono, al di là dei proclami, i suoi obiettivi di governo. Insomma, vogliamo sapere chi pagherà la crisi.

Mi permetto, perciò, di farle qualche domanda. Sarò chiaro e diretto, nel solco del nuovo stile da Lei inaugurato.

Secondo Lei c’è la Goldman & Sachs dietro all’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi portando così alle dimissioni del suo predecessore? E se sì per quale motivo? Lo chiedo a lei perché, oltre che esimio economista, è stato consulente della Goldman Sachs (come Gianni Letta e Mario Draghi). La domanda non è sul suo passato (a proposito è solo passato?) ma sulla più stringente attualità. Per amor di cronaca, ricordo, che lei non ha alcun ruolo esecutivo o dirigenziale all’interno della banca, ma è dal 2005 International Advisor per la suddetta e potente banca d’affari. Chi meglio di Lei allora può rispondere alla domanda se questa banca ha condizionato (e, chissà, magari continuerà a farlo) o meno l’andamento dei mercati favorendo speculazioni spregiudicate che hanno contribuito alla progressiva crisi finanziaria di questi ultimi anni? È così? Come cittadini abbiamo il diritto di sapere e ora Lei come rappresentante della politica economica del nostro paese ha il dovere civile e morale di aiutarci a capire.

Sia Lei che il premier greco Lucas Demetrios Papademos, oltre ad essere tecnici nominati presidenti del consiglio senza passare dalla legittimità popolare, avete un passato in comune nei grossi organi finanziari internazionali: crede si tratti di una banale coincidenza? Glielo chiedo sinceramente e senza dietrologia: crede che il vostro passato (non del tutto passato) nei grandi organismi della finanza internazionale abbia influito sulla vostre nomine? E se sì, perché la grande finanza internazionale ha spinto per farvi insediare, non democraticamente, alla guida di un Paese sovrano? Questo influenzerà la vostra politica economica?

Proprio in queste ore il suo collega greco ha iniziato l’opera di svendita dello Stato sovrano greco:un piano di privatizzazioni che dovrebbe fruttare 1,7 miliardi quest’anno e 9,3 miliardi di euro nel 2012. Tra le altre cose venderà ai privati l’Opap, attiva nelle scommesse sportive e il gruppo raffiniero Hellenic Petroleum. Saranno inoltre privatizzati i comparti dell’acqua e del gas naturale. Ci può rassicurare che questo non succederà in Italia? È a conoscenza che quasi 27 milioni di persone in Italia qualche mese fa hanno chiaramente detto che l’acqua è e deve rimanere pubblica?

Lei è presidente onorario del think-thank Bruegel, un gruppo di pressione politico intellettuale finanziato da 16 Stati e 28 multinazionali con lo scopo di influire privatamente sulle politiche economiche comunitarie. Questo suo incarico può, in qualche misura, influire sulla gestione dei beni comuni di uno Stato sovrano? Qualcuno avanza il sospetto che a Lei spetti l’ingrato compito di vendere i gioielli di famiglia, ad esempio ENI, ENEL, FINMECCANICA, e sempre i soliti dietrologi, pensano che Lei li venderà proprio alle multinazionali con le quali in questi anni ha stretto rapporti di collaborazione. Si sente di escludere nella maniera più netta questa ipotesi? Si impegna pubblicamente a non privatizzare i gioielli di famiglia? Perché svendere (e a chi?) le poche aziende che producono un reddito?

Le faccio questa domanda perché qualora lei vendesse a privati i gioielli di Stato, viene il legittimo sospetto che siano proprio queste multinazionali e le banche ad aver creato la crisi, portato gli stati sull’orlo del fallimento, così da far nominare primo ministro un tecnocrate neoliberista cresciuto nei loro ambienti, per (s)vendere le aziende buone. Si sente di rassicurarci su questo punto?

Lei è una delle persone più importanti della TRILATERAL (organizzazione fondata nel 1973 per iniziativa di David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e di altri dirigenti del gruppo Bilderberg e del Council on Foreign Relations, tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski). A Lei spetta il compito di coordinare il lavoro del nucleo europeo dell’organizzazione. Ci spiega cosa è esattamente la trilaterale e quale sia il suo personale ruolo all’interno di questa organizzazione?

In un memorabile documento prodotto dalla Commissione Trilaterale nel 1975 dal titolo “The Crisis of Democracy” e firmato da Michel Crozier,  Samuel P. Huntington e Joji Watanuki si parla esplicitamente di eccesso di democrazia  statunitense che inficia l’efficienza della Casa Bianca, o riporto testualmente,«L’efficiente conduzione di un sistema politico democratico usualmente ha bisogno di una certa misura di apatia ed ignavia da parte di una fetta della popolazione» (pag. 124).  Democrazia che inficia l’efficienza? Sistema democratico che per funzionare ha bisogno di apatia e ignavia da parte della popolazione? Sono affermazioni antidemocratiche e che vanno contro la volontà dei cittadini. Cosa pensa di queste definizioni scritte nere su bianco dalla Commissione di cui fa parte? È disposto, qualora proponga delle scelte “lacrime e sangue”, a sentire l’opinione dei cittadini o crede che l’opinione dei cittadini infici le scelte dell’esecutivo? Non vorremmo che succedesse quanto accaduto in Grecia qualche settimana fa quando l’ex premier ha proposto un referendum (ovvero chiedere ai cittadini greci di esprimersi sulla crisi) ed è stato subito sostituito da Lucas Demetrios Papademos, anche lui membro della Trilaterale, ex governatore della Banca di Grecia e vice Presidente della BCE. Si sente di rassicurarci su questo punto?

In un convegno tenuto alla LUISS qualche tempo fa lei ha esplicitamente dichiarato: «Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata».

Che significa che l’Europa ha bisogno di crisi e che solo in seguito a questa gli stati sono pronti a cedere parti della sovranità? Visto che la crisi è stata in parte indotta dalle speculazioni finanziarie è azzardato pensare che tali speculazioni siano create ad hoc per spingere la collettività nazionale a fare cessioni che altrimenti non accetterebbero? Ci può dare rassicurazioni in merito?

Dal 9 al 12 giugno 2011 a St. Moritz in Svizzera si è riunito l’esclusivo gruppo Bildeberg: tra gli invitati risultano 5 italiani: Lei, Giulio Tremonti (da quel momento in poi spina nel fianco del governo), John Elkann (Fiat), Franco Bernabè (Telecom), Paolo Scaroni (ENI).  Quali decisioni sono state prese in quella sede? E per conto di chi? Ci può spiegare, per evitare facili dietrologie, cosa sia il gruppo Bildeberg? Si sa che la zona è stata completamente militarizzata, soldati e servizi segreti di mezzo mondo a vostra difesa. Perché? Non crede che l’opinione pubblica abbia il diritto di sapere cosa si decide in quelle stanze segrete? È lecito pensare che la sua partecipazione a quel vertice abbia spianato la strada alla sua elezione (pardon, nomina) a presidente del Consiglio? D’altronde, sia Clinton che Blair, parteciparono al meeting proprio un anno prima della loro elezione. Ci può rassicurare in merito?

Lei è stato rettore di una grossa Università privata e forse non ha la percezione della distruzione della scuola e della Università pubblica portata avanti negli ultimi anni. Mi permetto di farle notare qualche dato: con la legge 133 del 2008, alla scuola pubblica italiana sono stati sottratti in 3 anni più di 8 miliardi di euro e 140.000 lavoratori. L’obiettivo, nel piano di stabilità, è quello di assegnare, entro il 2015, soltanto il 3,7%del PIL alla spesa per l’istruzione (mentre nel 2010 era il 4,2% e in Europa supera oggi il 6%). Quali intenzioni ha il suo governo in merito? Continuare a tagliare i finanziamenti alla scuola e alla Università pubblica e regalare i finanziamenti alle scuole e alle Università private? Infine, la Chiesa Cattolica, come ben noto, non paga Ici, Irpef, Ires Imu, Tasse immobiliari e doganali, gas, acqua e fogne. Tutto a carico dei contribuenti italiani. Possiede una bella fetta del patrimonio immobiliare Italiano e con l’8 per mille toglie quasi 1 Miliardo di Euro all’anno all’Italia. Lei ha detto che è necessario che paghi anche chi, sinora, non ha pagato: si riferisce anche alla Chiesa Cattolica?

Certo di una sua Cordiale risposta Le auguro buon lavoro. Massimo Ragnedda, precario della ricerca.

This thing was constructed by .


You can follow comments through the RSS 2.0 feed. You can leave a comment, or trackback.

Post a Comment

You must be logged in to post a comment.