Ottobre caldo e neanche rosso. Ma cosparso delle lacrime di Della Valle che hanno inondato le pagine dei quotidiani del 1° ottobre. Verrebbe da dire: LACRIME DI DELLA VALLE O DELLA VALLE DI LACRIME.
L’inconsueto appello sulle pagine dei principali quotidiani, a firma Diego Della Valle, è immediatamente successivo all’articolo comparso sul Wall Street Journal che incorona Montezemolo. Ha stile, successo, è multimilionario, the uncrowned King of Italy. I poteri industriali segnalano una profonda insofferenza nei confronti dei politici con i quali sono stati l’altra sera a cena. Se gli italiani fossero svizzeri avrebbero scritto loro quel manifesto, ma si sa! La società civile, definizione così ibrida e poco cogente anche sotto il profilo linguistico, da tempo immemorabile rumina nei confronti della politica. Fa benissimo il Capo dello Stato ad avvertire che la “ la politica siamo tutti noi” e questo gli italiani lo sanno bene da quando negli anni Cinquanta fu coniata la contrapposizione tra Paese reale da quello cosidetto legale. Oggi il distacco è evidenziato da due fatti: da un lato, la vivace protesta degli imprenditori nei confronti di una politica che non li soddisfa perché il plusvalore soffre. Mancano gli inaspettati profitti di un tempo e paradossalmente il loro potere contrattuale politico si riduce proprio quando al potere è un imprenditore-impresario.
Ma c’è un altro versante che ci preoccupa e che forse gli stessi industriali temono, ammesso che lo abbiano intuito. C’è un gravissimo subdolo attacco alla democrazia che usa il referendum come grimaldello. State a sentire..
A) LEGGE A LISTA BLOCCATA. Sono state consegnate le firme per l’abrogazione della Legge Chiti. Infatti il primo esempio di questa lista si vide nel 2000 alle Elezioni Regionali in Toscana. A sorpresa qualche mese prima Vannino Chiti, allora Presidente della Regione, prima di passare la mano a Claudio Martini, allora assessore della Sanità, fa varare una legge elettorale regionale ( le competenze c’erano) a lista bloccata, senza preferenza.
La Legge da abrogare, a lista bloccata, è la esatta fotocopia di quella Chiti, ma Vannino lascia che tutti i demeriti vadano al povero Calderoli che nel 2000 stava appena scendendo dalla Val Brembana. Oltretutto non è possibile un ritorno al sistema misto proporzionale per 145 deputati e maggioritario per 475, senza un intervento del Parlamento che ormai non ha più il tempo. E’ molto verosimile che si vada a votare con la vecchia Legge Chiti.
B) Le previsioni erano quelle dell’ultim’ora: referendum abrogativo e riduzione dei parlamentari alla metà circa ( 400 deputati e 200 senatori). Quest’ultima ipotesi è caldeggiata da tutti e non certo per mero spirito democratico o per venire incontro alle giuste esigenze della Società Civile. Nemmeno per sogno! E’ vero che chi tira la fune per lo status quo ha una mira evidente: continuare a controllare dalla segreteria del partito l’ingresso in Parlamento, verificando che i “ nominati” siano adeguati al regime di omologazione che da anni, specie dopo l’avvento del bipolarismo, modella il sistema parlamentare italiano. In un bipartitismo imperfetto come il nostro, schegge impazzite o mine vaganti possono compromettere il risultato elettorale con un trasformismo fisiologico. Si noti che nell’ultima legislatura, la XVa, il Gruppo misto partì con 15 deputati e finì nel giro di 24 mesi a 45. Questo è il caso del PDL che, come si è visto, ha dovuto ricorrere ai Trasformisti per eccellenza, i cosidetti Responsabili. Lo stesso dicasi per i partiti come IDV e PD, in cui il falso democraticismo di facciata, non consente che qualcuno alzi il ditino e dica le cose come stanno. Insomma la storia del Re Nudo.
La legge elettorale con falso democraticismo, proporzionale + maggioritario, a rappresentanza dimezzata costituisce una delle più grosse truffe elettorali che si possano verificare , unitamente al premio di maggioranza od al listino bloccato che consente episodi tipo “Minetti” o altri beneficiati/e.
Il motivo è evidente: se il PDl ha 218 ed il PD 206 deputati significa che basta dividere il plafond di voti ricevuti per il numero dei collegi. Si ottiene un quorum al disotto del quale, in quel collegio, il candidato non può essere eletto. In pratica semplificando le procedure matematiche, non essendo votato il candidato ma la lista, il computo è reso difficile. Tuttavia la riduzione dei seggi disponibili rende automatico lo spostamento in alto della soglia minima, fino al raddoppio del quorum individuale minimo per essere eletti.
E’ anche intuitivo che se una Regione, ciò vale per il Senato, fa confluire 200 mila voti ad un partito che prima eleggeva in quella regione 2 senatori, poniamo adesso ne potrà esprimere uno solo. Quindi 1/100 mila voti prima ed adesso per un seggio ci vorranno 200 mila voti. Improponibile e pericoloso perché dà adito ad una serie di manovre elettorali speculative. Scivolare nell’accentuazione del voto di scambio, corruttela elettorale, tangenti e quant’altro sarà non solo prevedibile ma necessario per essere eletti.
Il dimezzamento si rivela decurtazione della libertà di elezione attiva e passiva. L’elettorato attivo, che prima confidava in più chances di soggetti che lo rappresentavano, adesso si vedrebbe dimezzata la sua capacità di rappresentanza ovvero espressiva, sia pure mediata o indiretta. L’elettorato passivo è mortificato perchè è sempre più decurtato il numero di soggetti della società civile che approda al Parlamento.
LA NOMENKLATURA. Infatti, senza una regola che limiti il numero di legislature, con un massimo di tre e per legge, la nomenklatura dei partiti cercherà di accaparrarsi il numero massimo di seggi, limitando la capacità espressiva od il ricambio della società, tenuto presente che l’abolizione delle Province renderà candidabili, 100 ex Presidenti e almeno 2500 dei 5600 consiglieri.
In pratica, legge non scritta ma sempre attuata, una lista, specie quella a lista bloccata, si divide in tre parti:
a) I primi quattro o cinque che DEVONO ESSERE ELETTI, nomenklatura, dirigenti, portaborse di primo livello;
b) seguono quelli che sono espressivi della realtà territoriale e che POSSONO ESSERE ELETTI
c) ed ancora tutti gli altri che in pratica sono turchi, come direbbero a Napoli, che se VENGONO ELETTI VUOL DIRE CHE ABBIAMO VINTO DAVVERO e se non ci sono è meglio.
La legge elettorale che si vuole abrogare e che forse sarà cancellata deve dunque essere sostituita da due norme:
a) il limite delle legislature, imposto per legge e non per voce di corridoio;
b) la pari opportunità concessa alla società civile come per le quote rosa.
Mi si dirà: Pura Utopia. Risposta: Sì e me ne vanto!
