Abbiamo pochi elementi in mano per esprimere un giudizio politico o sulla strategia complessiva di questa strage. Alcuni fatti sono però certi.
Il tragitto dal centro di Oslo, e particolarmente dall‘Akersgataa, ( vedi foto 1 scattata qualche giorno addietro) zona dei Ministeri e delle Emittenti televisive, la NKR ad esempio, verso Oustoya è complesso. Dal centro ci si deve recare in periferia sud-ovest, una zona residenziale trafficata e si deve attraversare la zona ad alta densità di traffico verso il porto. Nelle ore pomeridiane del venerdi la città si svuota e molti si recano nelle zone residenziali di Sandvika e Slependen.


Per recarsi all’isoletta di Oustoya a sud-ovest bisogna seguire l’asse attrezzato di Drammesveien fino a Lykaser. Se va bene ci si impiega almeno 40’. Poi si raggiunge Fornebu, dove c’è un centro commerciale Auchon, a quell’ora stracolmo. Si impiegano altri 30’. Poi si deve raggiungere da un pontile del porto turistico l’isola di Oustoya. Altri 30’. Il totale fa circa 100’, quasi due ore. L’attentato al centro di Oslo è stato commesso alle 15:26. Solo un’ora dopo circa 85 persone venivano massacrate nell’isola. Breivik era forse Rambo? Quindi dobbiamo necessariamente pensare a delle complicità. Almeno un complice per trasferirlo da Akersgataa a Fornebu o bisogna pensare che guidasse l’auto-bomba e contemporaneamente l’auto o la moto della fuga.
La polizia ha fatto sapere che Breivik, è stato arrestato solo poche ore dopo, arresto fin troppo brillante anche per una polizia esperta come quella norvegese. Pare ”senza opporre resistenza” dopo il massacro. E fin qui va bene! Ma gli indizi contro Breivik sono comunque tanti, troppi: l’esplosivo trovato sull’isola; la bomba fabbricata nella fattoria in cui si era trasferito e dove aveva “tonnellate” di concime chimico utilizzabile anche per confezionare ordigni esplosivi; testimoni che l’hanno visto nella zona dell’esplosione a Oslo. Troppi indizi e troppi elementi lasciati ad arte “visibili”. Oltre che folle anche stupido dunque!

Conoscendo la meticolosità scandinava, si può ben sperare che non si ripeta l’episodio Oswald, il capro espiatorio dell’assassinio Kennedy o quanto meno che si capisca che un attentato così articolato e complesso nella sua dinamica non possa essere riconducibile ad una sola persona nell’organizzazione e nella sua realizzazione.