Donne in posizioni chiave per la crescita
Con l’estate norvegese, quando nelle lunghe ore di luce si ravvivano le montagne dei fiordi, si accende anche il dibattito sul ruolo delle donne nella attuale crisi globale. Crisi di diritti mancati e di soldi negati. Qui si sente meno il taglio all’occupazione femminile ma si riverbera con prepotenza il tema del ruolo della donna per uscire da tempi di scarsa occupazione. E’ quello che pensano tutti in Europa, guidati da Vivienne Reding, Commissaria Europea e da Christine Lagarde neo Direttore del FMI. «Se l’Europa intende seriamente uscire dalla crisi e diventare un’economia competitiva grazie a una crescita intelligente e inclusiva, dovrà sfruttare meglio il talento e le capacità delle donne». E’ l’opinione della commissione Europea sul tema. Nel mondo delle imprese, i membri dei consigli di amministrazione delle maggiori società europee quotate in borsa sono uomini in circa l’89% dei casi. La disparità si accentua poi ai più alti gradi dirigenziali, dove solo nel 3% dei casi le donne guidano una grande impresa quotata in borsa. La Norvegia si distingue come unico Paese con una situazione prossima all’uguaglianza di genere: i consigli di amministrazione sono composti per il 42% da donne e per il 58% da uomini, frutto di una ripartizione stabilita per legge.
Anche in Svezia cresce il numero di donne alla guida di un’azienda. Secondo la Svenskt Näringsliv (la Confederazione delle imprese svedesi) le donne manager crescono con un considerevole +36%. Tradotta in numeri, la percentuale corrisponde a circa 238 mila donne a capo di una impresa. Molto del merito di questo incremento è da ascrivere ad una politica di incentivazione delle piccole imprese. È soprattutto dal 2009, infatti, che le imprese private a conduzione femminile hanno fatto registrare una vera e propria impennata. Specie in virtù di parallele agevolazioni fiscali per coloro che si rivolgono alle imprese private che forniscono servizi come baby sitter o pulizie domestiche. In Finlandia si rileva ad esempio che le imprese dove le donne e gli uomini sono equamente rappresentati nel consiglio di amministrazione sono in media più redditizie del 10% rispetto a quelle dirette da soli uomini, mentre una ricerca realizzata nel 2009 dal Parlamento Europeo ha evidenziato come l’eliminazione negli Stati membri della disparità occupazionale uomo-donna potrebbe produrre un incremento potenziale del Pil fra il 15% e il 45%.
Le donne & l’economia mondiale.
Secondo la Banca Mondiale entro la fine del 2014, il loro reddito personale dovrebbe raggiungere i 18 mila miliardi di dollari, con un incremento di 5 mila miliardi rispetto al reddito attuale. A fronte di questi dati quantitativi, è da registrare che sono proprio le donne ad indirizzare la qualità della spesa come dimostra la Cina dove, nonostante la crisi, le donne l’abbiano fatto incrementare del 15 per cento. Ne deriva un paradosso: pur indirizzando la qualità della spesa, il potere nominalmente decisionale non è in loro mani. Già da tempo si cerca di analizzare un PIL differenziato in crescita se la donna accedesse al management al pari dell’uomo.
In Italia si stima che la parità economica delle donne sul mercato del lavoro possa valere almeno 7 punti percentuali di Pil. E cresce redditività delle aziende guidate da donne. Il ruolo che giuocherà la Lagarde alla Direzione del Fondo Monetario Internazionale (IMF) sarà tutto da scoprire. Tra l’altro vi sono due target monetari al femminile di estremo interesse: il microcredito nei paesi poveri, tutto in mano femminile ad opera di puntiglioso risparmio e le rimesse delle immigrate verso i paesi d’origine. Sono flussi monetari di consistenza tipo “iceberg” su cui la Lagrange intende puntare.
La pensa così anche una buona metà (55%) degli europei intervistati in un sondaggio dell’Eurobarometro. Gli intervistati ritiene che sullo sfondo della crisi economica mondiale, il ruolo delle donne imprenditrici sia centrale. Per poter sopravvivere e far fronte alla crisi, le imprese devono essere governate nel modo migliore e attrarre i migliori talenti sul mercato. Stando ad uno studio realizzato durante la presidenza svedese dell’UE nel 2009, l’eliminazione negli Stati membri della disparità occupazionale uomo-donna potrebbe produrre un incremento potenziale del PIL fra il 15% e il 45% .
Largo alle donne e facciamo presto….

