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r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
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Ricordate le immagini, sconvolgenti e drammatiche, delle tonnare di Favignana o Mazara del Vallo? Antiquariato della pesca!

BERGEN (NORGE).  In Norvegia la pesca del tonno è ormai condotta con sofisticate attrezzature e la sua vendita ancora più complessa ed articolata fino a sconfinare con l’illegalità. La politica della pesca oceanica e nel Mediterraneo è uno di quei sottili confini tra legalità ed illegalità di cui la pubblica opinione poco conosce. La Commissione Pesca  del Parlamento Europeo dedica numerose sessioni al problema con direttive d’indirizzo mai recepite. Anche perché molti paesi interessati, come Norvegia, Russia e Giappone, sono fuori dall’UE. Ma il mercato globale non prevede frontiere geo-politiche e rischia di inglobare con i consumi anche i problemi. Un esempio di interesse geo-politico, per le implicazioni ed infiltrazioni di criminalità (Ecomafia del mare) è dato dal possibile rischio di scomparsa di alcune specie. Tra queste il tonno rosso (Thunnus Thynnus) che, secondo Greenpeace, è già stato esaurito nella misura dei tre quarti del patrimonio. Il tonno rosso è una grossa specie pelagica diffusa negli oceani e nel Mediterraneo. Consumato in tutto il mondo, questo pesce ha in Giappone uno dei suoi mercati principali: si tratta infatti di uno degli ingredienti essenziali dei famosi sashimi e sushi. Si stima un consumo annuo che supera i 5 kg a persona. Tuttavia, negli ultimi anni, tale mercato si sta progressivamente espandendo anche agli Stati Uniti e all’Europa.

Così anche il 90% delle specie più pregiate quali il merluzzo atlantico, il tonno e il pesce spada del Mediterraneo. Secondo la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), gli attuali livelli di cattura rappresentano un tasso di mortalità per pesca di tre volte superiore al rendimento massimo sostenibile. Fra le cause del rischio estinzione si annoverano

  • assenza di una gestione razione nella cattura
  • utilizzo di mezzi illegali di pesca.

L’allarme arriva anche da Green Peace e WWF che hanno più volte chiesto alle principali catene di distribuzione del prodotti di bloccarne la vendita, almeno fino al ripopolamento nel mare. Lo scorso anno, ad esempio, la Coop ha rinunciato alla vendita del tonno rosso, salvando così circa 6 mila capi l’anno. E così è stato anche per Carrefour-Italia, Auchan in Francia, COOP in Svizzera e ICA in Norvegia. Al livello istituzionale, il piano di ricostituzione del tonno rosso adottato dall’ICCAT( la cui proposta di recepimento è stata accolta dal Parlamento Europeo) prevede la riduzione dei totali ammissibili di cattura (TAC) della specie, l’aumento della taglia minima, zone e periodi di divieto e misure di controllo e di contrasto alla pesca illegale. Il piano si propone anche la progressiva riduzione del contingente di cattura, ovvero sino al 20% nel 2011 rispetto al 2006.

Ma nel frattempo inizia una guerra neanche sotterranea tra Russia di Putin e Norvegia. In Russia il consumo di pesce è dominato dai prodotti surgelati, che raggiungono il 35% delle vendite. Le vendite dei filetti surgelati ammontano all’11% del mercato. Tali preferenze dei consumatori originano dal livello dei guadagni delle famiglie russe: è stato notato un rapporto diretto tra la crescita dei guadagni e il tipo di pesce consumato. Mentre i produttori russi preferiscono esportare pesce e frutti di mare (secondo alcune stime è uno dei settori più criminalizzati dell’industria agroalimentare russa), sul mercato interno del pesce aumenta di anno in anno la presenza di società straniere. A Mosca la quota dei prodotti d’importazione raggiunge attualmente il 55-60 per cento. Ma le posizioni dominanti appartengono alla Norvegia. Le autorità russe hanno più volte denunciato i legami di contiguità tra esportatori norvegesi e i pescatori di frodo russi. Quest’ultimi, dopo aver pescato nella zonaeconomica russa, ricaricano in mare aperto il prodotto sulle navi norvegesi che in seguito lo rivendono in Russia dove sono in vigore una serie di restrizioni, decise dalle autorità per l’import di pesce norvegese. La Russia ha chiesto di accompagnare le esportazioni con nuovi certificati che dovrebbero stroncare l’esportazione con documentazione falsa. L’offensiva russa contro la Norvegia ha fatto diminuire le importazioni di pesce nel Paese, aumentando invece le vendite dei prodotti russi. Secondo la dogana russa, se nel 2006 le importazioni di pesce fresco, congelato e surgelato sono diminuite del 13% rispetto al volume delle importazioni del 2005 (indicatore quantitativo), i costi relativi sono aumentati del 22% (+178 milioni di dollari). Ne deriva una sorta di politica di Giano bifronte del Governo Norvegese: da un lato chiude un occhio permissivo sui comportamenti degli esportatori contigui ai pescatori di frodo, e dall’altro partecipa attivamente ai Trattati di moratoria e di controllo della pesca di frodo.

Del tutto recentemente la Conferenza di governo della FAO ha approvato un nuovo regolamento per bloccare l’attracco e lo scarico ai porti alle imbarcazioni coinvolte nella Illegal, unreported and unregulated fishing (Iuu), la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Green Report descrive una vasta gamma di attività di pesca vietate da leggi e convenzioni nazionali ed internazionali. Le violazioni più comuni sono la pesca senza licenza e l’uso di attrezzature vietate, seguite dall’inosservanza delle stagionalità della pesca e delle aree protette, e la cattura di specie vietate o di esemplari giovani. L’Accordo sulle misure dello stato d’approdo per vietare, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non segnalata entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di almeno 25 paesi, ma già 11 Membri della Fao (Angola, Brasile, Cile, Indonesia, Islanda, Norvegia, Samoa, Sierra Leone, Stati Uniti, Ue,ed Uruguay) hanno sottoscritto il trattato subito dopo la sua approvazione. Firmando il trattato i governi si impegnano a vietare, scoraggiare ed alla fine eliminare la pesca IUU, anche con misure che proteggono i loro porti contro le imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale, bloccando così l’ingresso del pescato illegale nei mercati internazionali. Gli Stati di approdo sono i Paesi costieri che hanno porti dove i pescherecci attraccano per scaricare o trasbordare il pescato, o dove fanno rifornimento di viveri, combustibile etc, che ora dovranno essere sottoposti a controlli per l’ingresso nel porto, con ispezioni e verifiche fiscali. In pratica l’illegalità si consuma nella trasgressione delle limitazioni sulle specie, nei metodi di pesca e soprattutto nella parte ultima della filiera: il commercio illegale sdoganato. I modi per combattere la pesca illegale in mare aperto sono costosi e difficili da mettere in pratica, specialmente per i paesi in via di sviluppo, data l’estensione delle distese oceaniche da monitorare ed i costi per la tecnologia necessaria. Per questo le misure a livello di porto d’approdo sono ritenute uno dei modi migliori e più efficaci di combattere la pesca IUU.

Con il nuovo Regolamento che sarà elevato a rango di Trattato, i Paesi si impegnano a prendere provvedimenti per identificare, dare informazioni e negare l’ingresso a chi contravviene alle norme ai porti di approdo. Grazie a questo trattato internazionale, non si potrà più entrare né da una porta di servizio né da una di …sevizia del pesce!

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