Ricordate Nanni Moretti nel 2001? Sembra un
episodio lontanissimo di dissenso culturale e politico, nonché umano di un uomo sinceramente di sinistra. Ma Moretti aveva visto giusto: i Dominanti della sinistra erano e sono un limite allo sviluppo di una cultura di apertura e di confronto reale. Questa sinistra, ingessata e che è autoreferenziale, si dimostra ogni giorno di più incapace di idee e proposte che possano battere le destre sul terreno della specificità culturale. Essa si affida anche ad uomini di destra che fanno della protesta incoordinata, irresoluta e gridata, il vessillo di una battaglia politica perdente ma che comunque li mette in visibilità , offre notorietà spicciola ed alla spicciolata.
Mi riferisco nella fattispecie a organizzazioni culturali come Articolo 21, che, nella guida di Peppe Giulietti, era partita bene, aveva affrontato temi caldi e poi per la riconferma di Giulietti medesimo al Parlamento, si era “affidata” a Don Tonino Di Pietro. Le conclusioni sono ovvie: preparo una bella cosa e poi …..Ma se qualcuno osa dire qualcosa in controcorrente, il Pensiero Unico Politico, il PUP di sinistra reagisce e si ribella fino all’ostracismo del qualcuno, chiunque esso sia. Vecchia cultura stalinista che, se non ci fosse stato un certo Mercader, per ventura fratello della seconda moglie di Vittorio De Sica, che uccise a picconate Trotszy, non avremmo avuto. E neanche avremmo avuto Josif Vissarionovic Jugasvili detto Stalin né la sua cultura di prepotenza, esclusione e repressione.
La cultura di questa sinistra è tutta pervasa da un tentativo antirivoluzionario di mantenere lo statu quo, il potere ai 4-5 dominanti che costituiscono la cricca che gestisce e fa il bello e cattivo tempo.
Lungi da me l’idea di considerare gli amici, no compagni proprio no, de “IL FATTO QUOTIDIANO” uomini di destra, come Travaglio o Di Pietro, ma certamente abbottonati in una mentalità antica di una sinistra conformista, beh questo, con dispiacere , sì lo penso. Una sinistra che usa le parole, poco i fatti, men che meno le strategie scientifiche e di conoscenza intima e profonda delle cose. Una sinistra dunque parolaia, quella che defenestrò Sergio Garavini per Fausto Bertinotti. Una sinistra che avrebbe potuto avere in Sergio un grande Economista. Infatti , se a tutti è noto come Sindacalista della CGIL, Sergio fu per anni la punta di diamante del PCI nella Commissione Bilancio e che arginò, giorno dopo giorno lo strapotere DC impersonato da Cirino Pomicino Geronimo. La sinistra storica gli preferì Bertinotti, il parolaio rosso nella definizione felice di Pansa. C’è voluto qualche anno ma il 2008 ha decretato alla storia, o meglio cronistoria, chi era il subcomandante Fausto.
Ora è il tempo di Don Tonino e di Travaglio ( singolare traduzione dal francese di lavoro…) uomini di destra prestati alla sinistra perché la destra possa vincere all’infinito. E così il Fatto quotidiano, che potrebbe essere un giornale vincente della sinistra, finisce per essere “imbavagliato” dalla sua stessa natura conformista.