Log in | Jump |

r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
This thing was constructed on June 12, 2010, and it was categorized as TRA EVENTI & BREAKING NEWS.
You can follow comments through the RSS 2.0 feed. You can leave a comment, or trackback.

LA CASTA E’ SEMPRE  PIU’ IN LETIZIA

Terza Puntata

Il calcolo privilegiato

Sull’onda di Tangentopoli, nel luglio del 1997 il primo governo Prodi approvò un nuovo regolamento di calcolo della pensione di deputati e senatori spacciandola per una riforma moralizzatrice. Esso alle prime righe sancisce che “gli onorevoli il cui mandato parlamentare sia iniziato successivamente alla XIII legislatura del 1996 conseguono il diritto alla pensione al raggiungimento dei 65 anni e devono risultare versati almeno cinque anni di contributi pari cioè a un’intera legislatura“. Ma basta leggere i paragrafi successivi per scoprire che si tratta di un inganno, perché, è scritto ancora nel regolamento, l’età minima per il vitalizio scende di un anno per ogni ulteriore anno di mandato oltre i cinque. Sino a raggiungere il traguardo dei 60 anni. Ma non è finita. Una gran parte dei deputati risulta eletta prima del 1996. Per loro resta valida la normativa in vigore prima della riforma. E cosa stabilisce questa normativa? Che si ha diritto al vitalizio all’età di 60 anni, riducibili a 50 utilizzando tutti gli anni di mandato accumulati oltre i cinque minimi richiesti. Risultato: con oltre tre legislature, per esempio 20 anni di contributi, si può andare in pensione addirittura sotto i 50 anni.

Di eguale ingannevole fattura si rivela il regolamento che fissa i vitalizi dei senatori. Anche per loro la norma stabilisce in prima istanza che hanno diritto alla pensione solo a 65 anni e a condizione di aver svolto un mandato di cinque anni. Ma ciò non vale per tutti ma solo per gli eletti a partire dalla XIV legislatura del 2001. Per chi invece si è seduto a Palazzo Madama prima del 2001 continua a beneficiare dei vecchi privilegi e riscuote il vitalizio a 60 anni con una legislatura, a 55 con due e addirittura a 50 anni dopo tre mandati. Ma Prodi ha nascosto tra le righe anche un contentino per gli eletti del 2001 che, in caso di un secondo mandato elettivo non necessariamente continuativo, potranno anch’essi riscuotere la pensione a 60 anni.

Altri privilegi

A differenza di un operaio che oggi può andare in pensione solo se ha maturato 35 anni di contributi e 57 anni di età, che diventeranno 60 a partire dal 2008 se lo scalone di Maroni non sarà modificato dal governo in carica, deputati e senatori sempre grazie al regolamento Prodiacquisiscono il diritto al vitalizio anche in caso di interruzione anticipata della legislatura versando le quote contributive mancanti (attualmente 1.006 euro mensili) per la parte mancante fino al raggiungimento dei fatidici cinque anni di mandato. In altre parole sono sufficienti 2 anni e sei mesi di effettivo incarico per maturare il diritto alla pensione. Basta pagare contributi volontari per i due anni e mezzo mancanti. E senza nemmeno affannarsi con i versamenti, perché agli “onorevoli” parlamentari è infatti permesso di saldare il conto anche a fine mandato e in 60 comode rate magari coi soldi dell’assegno di reinserimento (la buonuscita) che vale l’80% dell’indennità mensile lorda moltiplicato per gli anni di mandato e tutto esentasse. A partire dal 1996, in virtù della controriforma Dini, ai lavoratori è stato tolto il metodo di calcolo retributivo della pensione imponendogli il più svantaggioso calcolo contributivo. Ma ciò non vale per deputati e senatori, il cui vitalizio viene calcolato sulla base dell’ultima indennità lorda riscossa che attualmente ammonta a 12 mila 434 euro e degli anni di contribuzione. A ciascun anno è legata una percentuale: per cinque anni di mandato si ha diritto al 25 per cento dell’indennità (pari a 3 mila 108,5 euro lordi); per 10 al 38 per cento (pari a 4 mila 725 euro); per 20 al 68 per cento (8 mila 455 euro); fino ad arrivare all’80 per cento dell’indennità per i 30 anni e oltre (9 mila 947 euro). Inoltre, grazie alla cosiddetta “clausola d’oro” il vitalizio si rivaluta automaticamente essendo legato all’importo dell’indennità del parlamentare ancora in servizio. Prendiamo ad esempio il caso di un deputato cessato dal mandato nell’aprile 2006 ed eletto per la prima volta nel ‘94. Il suo mandato effettivo è di 12 anni perché la XII legislatura è durata solo 2 anni dal ‘94 al ‘96. In totale, fra contributi volontari per riscattare i 3 anni mancanti (circa 36 mila euro) e quelli regolarmente pagati durante il mandato (circa 128 mila euro), il “nostro” deputato avrà versato circa 164 mila euro per 15 anni di contribuzione. In cambio riceve una pensione di 6 mila 590 euro lordi.

Prossima puntata i benefit che restano al deputato o senatore senza mandato parlamentare.

This thing was constructed by .


You can follow comments through the RSS 2.0 feed. You can leave a comment, or trackback.

Post a Comment

You must be logged in to post a comment.