UDITE UDITE
Tre deputati del Partito democratico, Maria Luisa Gnecchi, Oriano Giovannelli e Lucia Condurelli, hanno affrontato la questione dei ‘politici precari’ che, rimanendo esclusi dal consiglio comunale, si troverebbero a spasso, senza un soldo e uno straccio di impiego.
Così lo Stato si sostituisce al datore di lavoro nella contribuzione previdenziale del dipendente chiamato a rappresentare i cittadini. E paga anche le spese forfettarie dei lavoratori autonomi divenuti assessori o sindaci. Ma chi non ha mai lavorato, in ufficio né in fabbrica, chi si è solo appassionato di politica , e con la politica ha vissuto per l’intera vita, il destino di un miserabile tramonto verso il nulla è oggi assicurato. Questa preoccupazione ha condotto i tre parlamentari del Nord (la Gnecchi è di Bolzano, Giovannelli di Urbino, Codurelli di Sondrio) ad avanzare la proposta di legge numero 2875/09. Malgrado i tempi difficili con una manovra in atto, la legge sta per ultimare il suo percorso e verrà approvata. 40 milioni di euro in ballo! I ragionieri hanno fatto i conti, circa quaranta milioni di euro e, sommessamente, hanno avanzato un’obiezione: “forse è un privilegio”. Obiezione accantonata e percorso quasi ultimato.
“Per una ragione di equità”, hanno scritto nell’unico articolo del testo che sta per essere licenziato dalla commissione Lavoro. Dare una pensione al sindaco, all’assessore di un paese, al presidente della comunità montana, e anche al presidente della circoscrizione, raggiungerebbe il doppio obiettivo di rendere meno faticoso l’ingresso nella comunità e soprattutto dare ai colleghi che hanno avuto meno fortuna in carriera quel giusto ristoro di tanto sacrificio. In effetti i parlamentari, con o senza lavoro, godono di un vitalizio, della pensioncina che poi diventa anche robusta, e persino di una buonuscita – quando dovessero dismettere la funzione – per reinventarsi una lavoro. La buonuscita si chiama infatti ‘indennità di reinserimento’. Anche i politici delle categorie minori, altrimenti privi di professione arte e mestiere, hanno diritto alla pensioncina.
La Casta dunque contribuisce così a dare un senso previdenziale alla teoria della superiorità dei professionisti della politica. Un po’ come se fosse stata proposta la pensione ariana per superiorità di razza. La proposta ha trovato il placet del Popolo della libertà. E’ l’ultima follia della Casta, chi ci mettiamo al posto dell’ultimo Imperatore Romolo Augustolo? E’ indetto il concorso!

