La poltrona di ministro dello Sviluppo economico di Claudio Scajola cade da un primo piano con vista sul Colosseo. In via Fagutale 2, a un passo dai Fori Imperiali, Scajola comprò nel 2004 l’immobile di 180mq a nove vani (Raul Bova e Lory del Santo come vicini di casa) per una cifra di 610 mila euro: l’affare del secolo, considerando i 3.400 euro a mq pagati a fronte di un valore commerciale ben superiore ai 10 mila.
Oggi il ministro in un’affollatissima conferenza stampa ha annunciato le sue dimissioni, non poteva far altro che togliere il disturbo. L’opinione pubblica italiana, spesso inconsistente, questa volta è rimasta indignata, la casa è un bene che molti si sudano giorno dopo giorno, pagando rate di mutui trentennali.
La figuraccia di Scajola continua anche di fronte ai microfoni, il povero ex ministro dice di “ritrovarsi a inseguire la sera e la mattina le rassegne stampa per capire di cosa si parla”, e certo, lui non sa di cosa si sta parlando! La figuraccia continua. “So che tutti i cittadini hanno nella vita delle sofferenze -dice- e che nessuno pensi che solo io sto soffrendo”.
Quello che lascia sconce
rtati, anzi direi senza parole sono le giustificazioni dell’ex ministro dello Sviluppo economico, parole a dir poco paradossali. “Se dovessi acclarare -dice Scajola- che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto”. Cosa? Scajola compra una casa con vista sul Colosseo e non sa se l’ha pagata tutta lui? Siamo al limite del ridicolo, imbarazzante, così come il comportamento del ministro a fine conferenza, scappa come una volpe durante una battuta di caccia, nessuna domanda concessa ai cacciatori-giornalisti. Che la vicenda della bella casa con vista sull’Anfiteatro Flavio sia solo la punta dell’iceberg?
