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r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
This thing was constructed on April 24, 2010, and it was categorized as TRA EVENTI & BREAKING NEWS.
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Emile Zola fu celebre scrittore ed altrettanto noto alle cronache politiche per aver indirizzato il dito ammonitore sul Presidente del Consiglio quando esplose nel Parlamento Francese l’affare Dreyfus e la penna sull’Aurore con il celebre “ J’accuse”. Napoleone Colajanni fece lo stesso gesto di circa 30’, dicono le cronache, contro Giolitti ma il vero target era il suo conterraneo Francesco Crispi, responsabile unico dello Scandalo della Banca Romana. Oggi molto più prosaicamente, nel segno dei tempi che involvono, vediamo Gianfranco Fini da Bologna che indirizza un indice accusatorio nei confronti di un Impresario, per ventura Presidente del Consiglio. Lo scontro nel PDL è stato posto sotto zoom mediatico sull’aspetto più banale, più insignificante. I media hanno investigato, atomizzato ed esplorato solo il clamore eclatante di un Fini in piedi, un Fini che indirizza il dito ammonitore. Lo scontro non è questo, ha origini antiche, è scontro tra anime più che tra corpi politici.

1)      Lo scontro nel PDL è l’implosione del vaso di Pandora del Bipartitismo. Quando l’Italia era al crinale tra Imperialismo Statunitense e Imperialismo stalinista (ricordiamo che se ci fosse stato Trotsky al posto di Josiph Besarionis Djugasvili, detto Stalin, non ci sarebbe stato imperialismo dominante del potere operaio) il Parlamento Italiano veniva eletto con metodo proporzionale, assicurando presenza anche ai piccoli partiti ed alle minoranze. Anche i famosi “ quattro gatti” del PRI erano decisivi. Un bel giorno l’Agenda Politica si espresse per un cambiamento nel segno della ricerca di stabilità del governo. Per assicurare la quale, la svolta verso il bipolarismo sembrò la strada migliore, mentre si frantumava l’equivalenza dei diversi Imperalismi: un percorso a ritroso, insomma!

2)     L’introduzione del sistema bipolare aveva reso la sinistra ingovernabile con l’Ulivo, La Federazione delle sinistre e tutto era improponibile ad un elettorato che non capiva più il “sinistrese”. Così Uolter decise di fare il Partito Unico all’Americana detto PUA, per acquisire i riottosi. Conclusione: il PD nasce senz’anima, perde la sinistra storica di lotta, mantiene la sua naturale predisposizione alla poltrona detta anche alternanza o alternativa di Governo e naturalmente alla fine perde clamorosamente.

3)     Con l’atomizzazione delle forze popolari ed operaie, si connota la vita politica italiana nel senso di una minima rappresentatività del proletariato e sottoproletariato, data dai partiti comunisti residuali. Ma si connota una politica in cui i due schieramenti in Parlamento rappresentano due facce della medesima, identica, unica medaglia: il Partito del Congresso ove per Congresso intendesi guscio di potere, come nel modello di Indira Ghandi.

4)     Di fronte a questa situazione della sinistra, che avrebbe potuto avere chances, l’Impresario Maximo non potè che ergersi sul predellino ed organizzare la mème chose a destra. Ergo il PDL che ha aggiunto una L al PD (lato Left della medaglia) non è altro che un assemblaggio di corpi diversi, di anime differenti e di intenti soprattutto contrapposti.

5)     Uniti nel Governo e divisi a casa, i Pidiconlaelle presentano l’anima statalista, corporativa e centralista rappresentata dalla componente AN, legata al Sud da un legame forte che nasce da isole francamente post-fasciste (Catania, Napoli, in parte la Calabria) ma che al Sud hanno impostato una vecchia politica clientelare, con minime frange di raccordo con la componente criminale. Di questo va dato atto. A Palermo i voti della mafia pre e post corleonese (Bontade , Inzerillo, e poi Riina, Provenzano) erano orientati su DC e poi Forza Italia ( vedi Mandalà, Campanella che pure era dell’UDC). Al vecchio MSI andavano i voti dei nostalgici e dei giovani post-fascisti. Un partito dunque connotato su valori, vecchi, ma pur sempre valori, ne erano portabandiera a Catania il La Russa padre, Benito Paolone ed altri. Di questi tutto si poteva dire ma che fossero o potessero essere imputati di falso in bilancio, appropriazione indebita ed altri reati finanziari, questo mai, impossibile!

6)     Forza Italia, Lega e componente post-industriale lombarda sono su un altro pianeta di rivendicazione politica ed affaristica. Il Popolo dell’IVA (PDI, sempre PD questa volta con la I) ha uno scopo: forzare lo scrigno dei gioielli, conquistare il Parlamento e con esso le Banche, il sottogoverno, FS, ENI, ENEL etc. Accedere a quella stanza dei bottoni che Pietro Nenni voleva per il mondo operaio e contadino di un tempo.

7)     Accedere a queste posizioni significa implementare con l’Erario quei vantaggi economico-finanziari di cui già godono. Significa implementare la risorsa pubblicitaria di Mediaset del + 600% negli ultimi due anni, significa far finanziare dal Ministero Beni Culturali film di distribuzione Mediaset etc. Usare cioè lo Stato come volano e turbina dell’azione di profitto e plusvalenza imprenditoriale. Tutto in netto e palese contrasto con Fini ed i suoi che hanno dello Stato una visione post-fascista, lavata nelle acque di Fiuggi, ma che ha un sacro rispetto del Pubblico, della classe lavoratrice impiegatizia, romana soprattutto con i milioni di dipendenti pubblici, ma che anche rappresenta il ceto medio ossia la stragrande parte della società italiana.

8)     Allora lo scontro non è solo di facciata ma di ANIMA. Scontro di ideologia post-politica.

9)     Ma vi è un altro aspetto che Fini ha certo programmato e previsto. Il Cesarismo Mediatico di cui l’Impresario è Maximo Lider, è espressivo di cesarismo di consenso mediatico-elettorale, quasi fossero questi passaggi obbligati di certificazione ed attestazione di prepotere. Al sondaggio viene infatti attribuito un potere che esalta e conferma quello auto-attribuitosi e di qui al passaggio di definitiva conferma elettorale il passo è minimo. Tuttavia il prepotere mediatico viene automaticamente meno, quando è messo in discussione anche da un solo personaggio. E’ una contradditio in terminis: o è plebiscitario-bulgaro o non è. Questo è stato l’atout assestato da Fini, un vero uppercut. Ha messo in discussione politica l’enunciazione mediatica che il Governo usa nei suoi continui spot. Ha messo in discussione la verità delle esplicitazioni governative, ha messo in discussione l’intera capacità di governo. Ha giocato di anticipo sull’alternanza generazionale. Infatti non si è proposto come Principe naturalmente Ereditario ma come Alternativa Credibile sulla base di proposte concrete (immigrazione, ceto medio, lavoro, sviluppo e società).

10)  Sin dallo scontro con Rauti, quando questi gli strappò la segreteria avuta in eredità da Almirante, Fini ha sempre avuto un obiettivo: dimostrare che era credibile per le sue idee e non per la posizione per ventura ricevuta. Faticò parecchio a mandare a casa Rauti ma lo fece con classe politica (apparente, magari dietro le quinte….). Oggi il “Compagno” Fini ha fatto carriera e si è evoluto. Non sarà Palmiro od Enrico ma mi sta molto meno antipatico. Ed io continuo a firmarmi Rodighiero di Castiglia, SPV (Se Palmiro Vedesse).

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