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CULTURA, AMBIENTE, SANITA’, GIUSTIZIA
This thing was constructed on June 12, 2008, and it was categorized as POLITICA E GIUSTIZIA, SANITA' & SALUTE tra bisturi & pillole.
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MA E’ IL MODELLO SANITARIO CHE NON VA

I recenti fatti di Milano, oltre che evidenziare le manchevolezze di una struttura privata incompleta, mal strutturata e che nacque nel passato come punto di riferimento privato dell’Istituto dei Tumori, allora in via Venezian, mettono in luce le manchevolezze del cosidetto Modello Formigoni. Di cosa trattasi presto detto. Secondo Formigoni, la sanità lombarda non solo è sana ma i conti pubblici sono in ordine. Dov’è la mistificazione? Presto detto anche questo.

Durante la campagna elettorale del 2005, nel sito del candidato-presidente, poi eletto, vi era una delle finestre con il seguente titolo:”Spesa sanitaria: basta mistificazioni. Un sistema sano con i conti in regola”.

La finestra era corredata di tabellina, di seguito qui riportata, (fonte www.formigoni.it), che indica il Miracolo a Milano: la regione che investe fino all’80% del suo PIL in sanità ha un avanzo pro-capite! Un’analisi più approfondita della tabella segnala che, ad esempio, prendendo quattro regioni amministrate dal Centro-Destra ( Piemonte, Liguria, Lazio e Sicilia) il disavanzo medio pro capite è pari a -103 euro/anno/p.c. mentre analizzandone quattro in carico al Centro-Sinistra (Campania,Toscana,Emilia Romagna, Sardegna) il disavanzo è pari a -112.25. Sostanzialmente un disavanzo non dissimile che non può essere invocato come discrimine.

Malgrado ciò, secondo l’ottica di Formigoni, le Regioni con minore disavanzo sono Lombardia Puglia e Calabria, le altre più prodighe sono quelle amministrate dalla sinistra.

Come tutti sanno il c.d. modello Formigoni è quel modello sanitario ispirato ad una offerta sanitaria sempre più privatizzata, nella speranza di poter aumentare la qualità del prodotto, la sua distribuzione e la sua accessibilità. Un modello nel quale la componente pubblica si va assottigliando sempre più e viene progressivamente sostituita dal contributo privato che si ripartisce a sua volta in due componenti: quella privata assoluta, costituita dalla contribuzione del cittadino alla spesa diagnostica, terapeutica e farmaceutica e quella privata relativa, costituita dalla introduzione nel settore sanitario da una quota parte assicurativa privata che contribuisce al rimborso sub-totale, a fronte della contrazione di un rapporto assicurativo.

Una sanità dunque nella quale gioca in massima parte la contribuzione individuale, dettata dal proprio reddito.

Un modello sanitario dunque nel quale chi più possiede, in termini di reddito, più facilmente accede ai servizi ed alla loro qualità. Quindi una sanità non per tutti ma per pochi. In questi termini, è più facile per un amministratore aumentare il livello di offerta sanitaria, la cui spesa massimale si scarica prevalentemente sulle convenzioni con privati. Ossia: la quota finanziaria destinata ad uso ed investimenti pubblici viene invece utilizzata per assicurarsi l’offerta sanitaria (diagnostica, terapeutica e farmaceutica) di enti privati. Questi ultimi implementano sì l’offerta pubblica ma riducono le possibilità di sviluppo del pubblico (in effetti da anni sono venuti meno gli investimenti) proprio per poter rendere concorrenziale l’offerta della struttura privata. E’ dunque gioco facile, scaricando i costi sulla diretta tasca del cittadino, affermare poi che la Regione Lombardia non ha disavanzo/pro capite. Ma nella tabella mancano due colonne: la spesa privata diretta e la spesa privata indiretta, contratta tramite termine assicurativo.

Diverso il discorso per le Regioni del Centro-Sinistra. Laddove l’offerta sanitaria è massimamente pubblica, come Toscana, Campania ed in buona parte Emilia-Romagna, il disavanzo medio innanzitutto non differisce sostanzialmente da quello delle Regioni amministrate dal Centro Destra, qui di seguito

Piemonte -117;

Liguria -101;

Lazio -104;

Sicilia -90, in euro/pro capite contro

Toscana -84;

Campania -163;

Emilia -74;

Sardegna -128.

Solo che in queste Regioni l’offerta sanitaria è equipollente in ordine alla qualità del prodotto e soprattutto alla concorrenzialità con le altre aree del paese. Infatti è proprio in queste aree che si registra negli ultimi anni un carico di pendolarismo sanitario che consente l’afflusso di pazienti da altre Regioni più disagiate. Basti pensare ai poli sanitari di Bologna con l’Istituto Rizzoli, di Firenze con Careggi, di Napoli con il Cardarelli etc. Tutte strutture di Alta Specializzazione in quanto IRCCS.

Malgrado questo, le liste d’attesa sono entro i limiti oppure ai margini di poco eccedenti, diversamente da quanto avviene a Roma e Milano, ove si trascorrono dai 5 ai 6 mesi per una TAC. Tale logica perversa è facilitata dall’introduzione del DRG che ha favorito un incremento di prestazioni, in modo concorrenziale tra Azienda Ospedaliera Pubblica ed Aziende private indipendentemente dalla logica di programmazione e dai piani di programmazione sanitari.

Si assiste poi al fenomeno sempre più diffuso dell’introduzione dei Ticket, forfetario e non relazionato alla tipologia d’intervento. Questa disparità regionale ( il ticket è obbligatorio nel Lazio e non in Toscana) serve solo a penalizzare le classi più povere che così pagano la sanità quattro volte: con le aliquote di imposizione alla fonte, con i ticket, con la spesa farmaceutica privata, ed infine con il ricorso alla medicina specialistica privata ( in fase diagnostica e soprattutto in fase terapeutica). Ed il tutto a fronte della presunta e ridicola riduzione delle imposizioni fiscali che è stato possibile attuare anche e soprattutto in relazioni ai maggiori costi addizionali regionali che si scaricano poi sul capitolo di spesa della sanità.

Dunque la Sanità, secondo il modello privatistico, diviene un processo di fatturazione e di surplus finanziario come recita la Tabella di Formigoni. Quello che non dice la Tabella è in quale direzione vengono reinvestiti gli utili, la tipologia di programmazione sanitaria.

Ne deriva che in un sistema siffatto, Milano ha un grande ventaglio di esempi, il fenomeno della soddisfazione degli interessi privati finisce con il confliggere con gli interessi della collettività e prelude a casi di patente corruzione e malcostume, nel migliore dei casi.

In Lombardia poi la spesa è cresciuta ed il suo eccesso è stato ripianato fino al 2001 facendo mutui per 1234 mln di €, dal 2002 introducendo un’addizionale IRPEF per un gettito annuo di 320 mln di €, dal 2003 con ticket sui farmaci e pronto soccorso per altri 200 mln di € annui.

DRG e rimborsi che poi diventano facili da aggirare come ostacolo e la corruzione è dietro l’angolo. Il modello Formigoni non necessariamente deve ma certamente facilita questa corruttela dilagante.

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