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RICEVIAMO DA LEO SISTI E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Dicono che i milanesi escano al mattino “ingrugniti” e “con la pistola in tasca”. Saranno molti di quei signori e di quelle signore, sempre di più, che guidano orribili Suv (l’ultimo grido è, ovviamente, la Porsche Cayenne), con il telefonino all’orecchio (vigliacco se ne vedi una con l’auricolare) mentre accompagnano il figlioletto a scuola. A casa magari hanno una badante romena che maltrattano. Ma veniamo al sodo. Siamo alla vigilia di un conflitto sociale, molto ma molto brutto. E l’immigrazione sta diventando una bomba a tempo. La popolazione invecchia, gli operai votano Lega e Matteo Salvini, unico finora, rappresentante del partito del “cane ringhioso” (grazie, Giannelli!) nel consiglio comunale di Milano, si vanta che ormai vogliono la tessera verde anche avvocati, notai, professionisti. Salvini, per inciso, è stato appena eletto deputato, ed è anche europarlamentare. Viene da ridere a pensare che a Palazzo Marino, sempre finora, sia capogruppo della Lega Nord, quindi solo di se stesso. Eppure è sempre in giro. Si dà da fare, tra gazebi e campi nomadi. Certo nel peggiore dei modi, da becero, pensiamo noi Amici del Cittadino(ricordo che una volta ci ho pure litigato a “Telombardia”). Ci spostiamo a Bologna? Anche qui, come nel resto dell’Emilia, la Lega ha fatto boom. E’ Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom, a segnalare un fatto incredibile, spia del “conflitto sociale” di cui parlavo sopra. “Conflitto sociale” non dentro la fabbrica, ma fuori dai capannoni. Ha detto: “A Bologna si discuteva di un salario minimo, come è giusto, per badanti e colf. Non più di 600-700 euro al mese. E chi è insorto? I pensionati della Cgil, cioé quelli che, essendo anziani, e con modeste pensioni, non se lo possono permettere”. Mio commento: lo sanno tutti che il grosso delle tessere del sindacato è di pensionati e dipendenti pubblici. E gli operai, dove sono finiti? Votano Lega, perfino a Mirafiori. Ora spostiamoci sul tema immigrazione. E restiamo a Milano e Lombardia. Dai dati Ismu risulta che nella nostra regione ci sono 940 mila immigrati. 108 mila sono i clandestini nella provincia di Milano e 37 mila nella sola Milano. Lo sappiamo tutti che a Milano, ma anche a Bergamo, Brescia e dintorni c’è tanto lavoro: regolare, ma, moltissimo, anche in nero. Gli immigrati sono una risorsa. C’è bisogno di loro per far funzionare fabbriche e quindi l’economia. Inoltre, quelli regolari, fanno girare i contributi anche per i pensionati di Bologna. Ha ragione Vittorio Emiliani: farli uscire tutti, “deportarli” insomma, è una follia. Purtroppo, e qui veniamo alle dolenti note, l’immigrazione a macchia di leopardo (”Andiamo in Italia, là c’è lavoro per tutti”) porta con sè un mare di problemi che una nazione civile deve affrontare, senza mettere la testa nella sabbia. Solo che non si può pensare di rinviarne la soluzione (qualcuno se ne farà carico). Basta pensare alla casa, che gli immigrati senza lavoro non hanno. Per averne una, e anche i soldi per vivere, diventano spacciatori. O si arrangiano in mille modi da codice penale. Ci sono dei fatti sui quali è difficile obiettare. E’ la cronaca nera che ce lo insegna. Mi sono occupato di romeni e dei loro crimini sull’”Espresso” dello scorso luglio. In Italia i romeni, tra regolari e irregolari, sono circa un milione (dichiarazione di un avvocato italiano che ha sposato una romena ed è segretario di un partito romeno nel nostro paese). Ora i romeni, secondo una ricerca condotta nel 2007 per il Viminale dall’Istituto Cattaneo di Bologna, sono balzati al primo posto nella classifica di 7 reati su 15 denunciati e commessi da stranieri nel periodo 2004-2006: dagli omicidi (15,4 per cento) alla violenze sessuali (16,2), dai furti d’auto (29,8) o “con destrezza” (37) alle rapine nelle case (19,8) o nei negozi (26,9) fino alle estorsioni (15). Sono al secondo posto nelle carte di credito clonate (ora credo siano andati in testa, a leggere le ultime notizie riportate dai giornali). Certo, sconvolge vedere le tante colonne dedicate al romeno che tenta di stuprare a Roma una ragazza del Lesotho. Ma avete visto la foto di dove viveva quel romeno? Ogni commento è superfluo. Vogliamo ricordare il caso della prostituta romena che ha ucciso con l’ombrello una giovane romana in metrò? Tutti i giornali a darle addosso. Era evidente che si trattava di omicidio preterintenzionale. Sfido chiunque a infilzare in un occhio una persona. Forse solo uno spadaccino saprebbe farlo. E infatti la ragazza è stata condannata 13 anni per omicidio preterintenzionale. C’è mancato poco che linciassero i giudici per questa sentenza. Quanto ai rom, a Milano ce ne sono circa 10 mila. Ma è inutile farli sbaraccare dalla Bovisasca bruciando i loro tuguri. I rom si spostano pochi metri più in là. E non cambia niente. Se lavorano, come alcuni rom sostengono, in nero, si intervenga sui loro datori di lavoro. In Germania, al di fuori delle grandi città, ci sono delle aree attrezzate, dotate di servizi. Credo che ci sia un obbligo di permanenza minima. Nonché condizioni, che ammetto di non conoscere. Però chi delinque va espulso. Lo sostiene anche il professor Barbagli, che ha firmato l’indagine del Viminale appena citata.Ora tutto questo è certamente importante. Però faccio la seguente riflessione, anzi una provocazione. Perché un romeno o un extracomunitario che viene in Italia da clandestino e poi commette reati dovrebbe essere punito se sgarra? Basta che lui guardi a Roma, a chi rappresenta gli italiani a Camera e Senato. Tutti sanno di Totò Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento di alcuni mafiosi. Ma chi sa qualcosa di Salvatore Cintola (Udc), amico di Giovanni Brusca, il mafioso che ha premuto il pulsante del telecomando che ha fatto saltare in aria Falcone? Certo, più volte indagato, poi la sua posizione è stata archiviata. E Alfredo Messina? E Salvatore Sciascia? Tutti e due manager di Finivest (il primo al servizio estero, il secondo al servizio tributario). Su Messina, a suo tempo sotto inchiesta per le vicende tangentizie di Fininvest, pende ora una richiesta di rinvio a giudizio, a Milano, per la bancarotta della Hdc, la società dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi. Sciascia ha una condanna definitiva per le mazzette pagate dalla Fininvest a ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza per verifiche fiscali alla Fininvest. Et voilà, eccoli premiati a Roma. E le leggi ad personam del cavaliere? Ce le siamo dimenticate? Se gli esempi vengono dall’alto… Che paese! Altro che immigrati! E’ tutta la faccia della stessa medaglia. E con la crisi che ci aspetta saranno dolori. Neanche Berlusconi ce la farà a uscirne. E quindi se ne andrà nel giro di due anni.
Dicembre 1980, Gamla Stan di Stoccolma. Il freddo raggiungeva le ossa e l’unico sistema era rifugiarsi in un locale. Così nel Bar Michelangiolo, conobbi Leo Sisti. Fraternizziamo da quel momento e condividiamo numerose delle vicende che investono il paese in questi anni. E viviamo insieme le vicende editoriali che coinvolgono entrambi. Anche se io scrivo di argomentazioni scientifiche. Da “Il banco paga” a “Caccia a Bin Laden” a “L’isola del Tesoro”, beh c’è da leggere ed imparare. Leo è “firma pesante” della cronaca giudiziaria ed è l’unico italiano che fa parte del network giornalistico investigativo di Washington “International Consortium of Investigative Journalists” (ICIJ), un organismo che raccoglie giornalisti di cento paesi di tutto il mondo. In questa veste ha collaborato, per la parte italiana, a rapporti speciali sul contrabbando di sigarette, sull’attentato di New York dell’11 settembre, sul terrorismo islamico e sulla corruzione politica. Ora quel che scrive è sufficiente per far capire che il dibattito sullo scontro sociale e sulla qualità delle classi che compongono il nostro Paese non è più eludibile. Rodighiero
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