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Nella foto il Palazzo di Giustizia di Palermo
In rigoroso ordine alfabetico, il nuovo governo Burlesquoni comincia con AA, Angelino Alfano, nato ad Agrigento il 31 ottobre 1970. Avvocato, ma si sa in Sicilia tutti i politici sono avvocati e viceversa, consigliere comunale ad Agrigento, già deputato regionale. Considerato un uomo di fiducia di Berlusconi, è deputato alla terza legislatura, eletto in Sicilia a far tempo dal 2001. Nel 2002 è stato nominato da Silvio Berlusconi responsabile delle politiche per il Mezzogiorno di Forza Italia. Così tra i contendenti siciliani, da Miccichè a Dell’Utri, prevale il giovane Alfano che, guarda caso, è di Agrigento come Enrico La Loggia, ormai sacrificato ed immolato. Gli equilibri siciliani, delicatissimi e controversi, fanno prevalere l’emergente Alfano e si mettono a riposo vecchi compromessi. Buon segno? Non è detto perché è sul terreno della lotta alla mafia ed alla ‘ndrangheta che noteremo le cose più singolari. Cosa succederà del Ponte sullo Stretto, volano di attività ed interessi non proprio leciti cui è interessata la ‘ndrangheta che in questi anni sta superando per fatturato criminale la mafia? Il baricentro della politica meridionale appare molto spostato verso la Sicilia, da sempre considerata terra di anticipazione politica. Tutto lascia pensare che Schifani (Senato) e Alfano (Giustizia) siano due pedine-cardine dell’asse berlusconiano che si poggia sulla Sicilia occidentale, con ampio mandato e conferma politica a Lombardo (area orientale-sicula). Il tutto serve a far pendant con l’area lombardo-veneta dove la Lega detta le sue condizioni. In buona sostanza l’asse di potere berlusconiano fa riferimento in primis all’asse siciliano nelle sue colonne Est-Ovest per consolidarsi e difendersi dai contrattacchi leghisti. Questi non devono essere sottovalutati ed a dispetto di tutte le ottimistiche previsioni, al momento opportuno si faranno valere. Vedrete che non si insisterà più di tanto sul Ponte dello Stretto, altre valenze stanno per arrivare, fondi comunitari da gestire e così Palermo diventa il crocevia della politica berlusconiana. Nulla a che vedere con il misero passaggio di voti ( 80.000 se la memoria aiuta) che nel 1987 tradirono la DC per passare al PSI. Erano gli anni del PSI ruggente che aveva nell’asse Martelli-Falcone il suo ben preciso punto di riferimento. Qui no, veleggiamo verso orizzonti più foschi, staremo a vedere chi sarà il prossimo Presidente della Commissione Antimafia in un momento in cui si aspetta l’esito di processi importanti come quello in Appello per il Sen. Dell’Utri. Questi è stato condannato in primo grado dal tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Contestualmente scompare dalla lista dei Ministri ed è relegato a ruolo di semplice deputato Enrico La Loggia, primo presidente dei senatori FI, poi anche Ministro. I motivi sono tutti interni alla dirigenza siciliana che vede Miccichè in posizione sostanzialmente antagonista e La Loggia in fase di possibile copertura. Se il suo assistente di studio è stato elevato alla Seconda Carica dello Stato, questo non è avvenuto certamente per il potere di La Loggia ma perché questi “ha perduto” credibilità agli occhi di Berlusconi.
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