Il recente insostenibile costo dei carburanti fossili, oil e simil-oil, con un aggravio che è stimato, e forse sottostimato, a € 500/anno per famiglia, deve necessariamente far aprire un dibattito sulla questione energetica. In queste ore i due capi di Italia e Russia ne stanno parlando a Villa Certosa, con una sana commistione di questioni private e pubbliche. Alla base di tutto c’è una diatriba: nucleare sì o no, a scapito delle fonte rinnovabili? 
Quando venti anni, all’epoca del referendum, il prezzo del barile si aggirava sui 17-20 dollari, era tutto possibile ma oggi con il barile a 106-110, si prevede che ogni famiglia dovrà sostenere per le bollette di luce e gas, circa 350 €/anno. Se a tali rincari si somma l’aggravio per la mobilità, ci attestiamo su una cifra che sfiora i 650€/anno /famiglia, pari a circa 9 miliardi di euro.L’importo di una Legge Finanziaria. Apriamo il dibattito su questa annosa faccenda, partendo da un quesito. Indipendentemente dai rischi gravissimi di inquinamento e dallo smaltimento delle scorie, ma il nucleare è davvero così economico? Partiremo dall’analisi dei costi strutturali per sviluppare poi i costi di gestione.I costi strutturali.Un recente rapporto di Greenpeace ha messo in evidenza gli alti costi del nucleare: negli Stati Uniti le previsioni di spesa per 75 reattori indicavano 34 miliari di euro, mentre i costi effettivi hanno raggiunto i 110 miliardi di euro; in India i costi per 10 reattori sono aumentati del 300% rispetto al budget previsto. In tutto il mondo sono attualmente in costruzione 22 reattori, per 5 di questi la costruzione è iniziata più di 20 anni fa e non si sa se si riuscirà ad ultimarli, per altri 10, la costruzione è stata sospesa, nel segno di uno squilibrio crescente tra costi di previsioni/costi di realizzazione. Nel dopoguerra fino alla crisi energetica del 1973, i governi OCSE hanno investito più di 150 miliardi di dollari (in valuta corrente) per la ricerca e lo sviluppo nel campo dell’energia nucleare, trascurando del tutto le energie rinnovabili. Dal 1974 (ovvero da quando l’IAEA rileva i dati) al 1992 hanno speso 168 miliardi di dollari e solo 22 miliardi di dollari per le energie rinnovabili. Insieme ai finanziamenti dei paesi non OCSE, in primo luogo gli ex paesi oltrecortina, i contributi complessivi a livello mondiale ammontano ad almeno 1.000 miliardi di dollari; quelli per le energie rinnovabili negli ultimi 30 anni non superano i 40 miliardi di dollari, compresi i programmi di introduzione sul mercato. In Germania, dagli anni 50 in poi l’energia nucleare è stata sovvenzionata con i seguenti importi: circa 20 miliardi di euro per la costruzione di reattori sperimentali e di ricerca; 9 miliardi per progetti falliti come il reattore veloce, il reattore ad alta temperatura e l’impianto di ritrattamento; 14,5 miliardi per fermare i reattori, decostruirli, smantellarli, risanare i depositi e per i depositi finali delle scorie; 20 miliardi di mancate entrate per il Fisco per le riserve esenti previste nel deposito finale delle scorie radioattive. Manca la quantizzazione delle spese per controllo,ordine pubblico e misure di sicurezza, le spese e il finanziamento dei centri di ricerca. La conclusione è una sola: i privati non investono nel nucleare, ritenendolo non produttivo e quindi tutti i costi sono a carico della comunità. ( da Scheer H, Autonomia energetica Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili,2006 ISBN 88-89014-38-5).
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