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Chi ha vissuto da cittadino, ancor giovane, le vicende politiche di Palermo negli anni Sessanta, chi per pura ventura ha assistito nel 1964 alla strage della Pescheria Impero avvenuta sotto i giorni di Pasqua, chi ricorda il delitto Insalaco, Sindaco di Palermo, dc doc, chi ricorda il nome di colui che doveva diventare Presidente del Banco di Sicilia, auspice il Ministro Bernardo Mattarella – siamo nell’estate della mia licenza liceale condivisa con Leoluca Orlando, nella sua villa in collina a S.Martino delle Scale, due passi da Montelepre e Monreale - chi ricorda come il Ministro Franco Restivo catturava i voti, insomma chi ha queste memorie non può non consigliare la lettura de “I complici” di Peter Gomez e Lirìo Abbate. Peter è ancora in possesso, credo, di un pattern fotografico contenente tutti gli studenti del Liceo Gonzaga nell’anno di grazia 1965. C’era Leo Agueci, oggi autorevole Magistrato dell’ispettorato del Ministero Giustizia, sost. Procuratore a Monza, Palermo e Roma, c’ero anch’io, ma questa è un’altra storia. Tra gli altri c’era Giovanni Mercadante, oggi in “lievi problemi” di concorso esterno in associazione mafiosa, Francesco Musotto, oggi Presidente della Provincia di Palermo, Enrico La Loggia, che rischiò di saltare la maturità per un incidente automobilistico, e, sì, c’era anche Leoluca che sbaragliò gli esami ( non fu l’unico). Alcuni sono diventati politici di professione con Forza Italia, altri militano nell’Italia dei valori ( vorremmo sapere quali). Gomez e Abbate hanno scritto un libro importante che traccia un solco con i precedenti che si sono occupati di mafia. Sin dai tempi di Michele Pantaleone, il rapporto tra Mafia e Politica è stato ben focalizzato. Tuttavia in quegli anni Cinquanta, la mafia era cosa ben diversa da quella di oggi e lo erano anche i politici di allora. Si andava da Girolamo Li Causi che fu preso a pistolettate durante un comizio tenuto nel 1953 a Villalba, fino al chiacchieratissimo Calogero Volpe. Ma oggi non si spara più ( o meglio le munizioni vengono adoperate in casi estremi). Oggi ci si siede nei CdA, nei parlamenti e parlamentini nelle commissioni etc.
I “ complici” non è un volume nuovo, è nelle edicole da un po’. Ma ci dice molte cose utili ai fini delle presenti elezioni politiche.
Nel libro c’è Enrico La Loggia che piange quando il boss Nino Mandalà minaccia di rovinarlo, c’è la storia di Renato Schifani, c’è Totò Cuffaro con Francesco Campanella,consigliere comunale UDEUR di Villabate, paese ad altissima densità mafiosa, c’è la trascrizione dell’incontro tra Vladimiro Crisafulli, deputato del PD, e il boss di Enna Raffaele Bevilacqua, incontro registrato dai carabinieri. Il mafioso dice al politico: “Spererei che mi facessi contento questo gruppo. Se sono amici miei sono anche amici tuoi”. C’è un capitolo dal titolo “Forza Mafia”. Perché questa sponsorizzazione dei “Complici”? Perché chi va a votare, in Sicilia ma anche altrove, per Leoluca Orlando e Di Pietro, bene sappia che si troverà nella stessa coalizione Mirello Crisafulli, detto “cappeddazzo” per i suoi cappelli a falde larghe. E dunque chapeau, storie di ordinaria follia siciliana!
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