Un esponente politico ha avanzato un durissimo attacco all’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni che ha suscitato una presa di posizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a difesa del ruolo dell’AGCOM. Ieri sera, 8 marzo, senza citare espressamente il politico, ma con un implicito riferimento, ambienti del Quirinale hanno espresso” sorpresa e preoccupazione” per prese di posizione che, per la violenza dei toni, oltre che per inammissibili giudizi sulla competizione elettorale in corso, tendono a delegittimare l’autorità preposta alla vigilanza sulla obiettività e l’imparzialità dell’informazione radiotelevisiva in questa delicata fase della campagna elettorale. Dal Quirinale, inoltre,sono stati richiamati gli appelli rivolti dal capo dello Stato a tutte le forze politiche a moderare i toni e rispettare le istituzioni di garanzia, mantenendo nella giusta misura le critiche che si ritiene di rivolgere. Nota a margine: l’esponente politico non è di destra come si potrebbe pensare, dati i recenti attacchi del Cavaliere alla par condicio. E’ invece un esponente del centro trattino sinistra. Non crediamo abbia ragione, conoscendolo era un modo per far parlare di sé. Ma prendiamo pure lo spunto. Vedete, compagni/e ed amici/che, questo portale nasce, anche, da esigenze ben precise: contribuire al dibattito sulla anomalia italiana e sulla ambiguità tra libertà d’informazione e potere d’informazione.Va posta una questione: ma siamo proprio sicuri che l’italiano di oggi sappia davvero cosa sia la libertà di comunicazione sancita dall’art.21 della Costituzione? E’ sotto gli occhi di tutti che l’acquisizione ed il controllo della stampa,dai giornali ai settimanali, e l’impianto di emittenti televisive abbia caratterizzato la politica degli ultimi trenta anni. Ciò significa che attraverso questi mezzi di informazione alcuni, quantitativamente pochi, tendono al condizionamento delle masse restanti. Dunque ne nasce un assioma: i mezzi di informazione, che per legge di Costituzione dovrebbero essere caratterizzati dall’accesso non condizionato, sono diventati invece strumento di condizionamento e manipolazione delle masse. Dunque non strumenti di accesso comune utilizzabili con regole democratiche ma strumenti di esercizio del controllo e quindi dell’esclusione.La libertà di comunicazione e di espressione, in ogni campo della vita politica e sociale del Paese, non solo l’Italia ma di ogni Paese, è divenuta arbitrio della comunicazione, cioè imposizione delle idee. Mentre nel famigerato ventennio, il condizionamento era smaccato ed arrogante, oggi cambia soltanto la modalità di imposizione, più larvata ma fortemente più condizionante. Nel ventennio le radio erano in possesso del 5% della popolazione,oggi il televisore è in ogni casa, dunque vi è una virtuale assenza di alternativa. Questa , in realtà, è maturata negli anni nell’emittenza alternativa, quella locale, espressione della esigenza territoriale, che chiamiamo “emittenza privata“, fatta da piccoli consorzi, cooperative e quant’altro cerchi di gestire l’etere in maniera indipendente ed autonoma. Tuttavia la loro espressività è fortemente limitata per assenza di risorse finanziarie che, limitando la capacità tecnologica, condiziona l’impianto emittente nella potenza e quindi nella capacità di creare audience. Si crea così una spirale perversa che finisce per togliere alle piccole emittenti per dare sempre più spazio alle grandi, un Robin Hood dell’etere alla rovescia. Fin qui nulla di male, anche se in molti Paesi questa anomalia è stata superata. Negli USA l’emittenza federale è tutta in mano alle Corporates ma nulla impedisce alla emittenza della provincia di far sentire la sua voce. Anche in una grande città come Boston la emittente più ascoltata è la WCVBTV tanto quanto la NBC e la CBS. Eppure in Italia siamo riusciti a creare l’anomalia prevista da Orson Welles in “Quarto Potere” ma altrove impedita comunque per legge: l’impresario della TV riesce a condizionare la massa ed assume posizione di dominanza tale da divenire al tempo controllore e controllato. Ecco la necessità del portale: accendere un dibattito sul sistema d’informazione, sulle sue prospettive future e soprattutto sulle risorse perché siano accessibili a tutti, creando così le basi della “democrazia digitale”.