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CULTURA, AMBIENTE, SANITA’, GIUSTIZIA
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Chi volesse capire come vengono spesi i soldi del contribuente, potrà farsene un’idea anche dalla lettura della scheda seguente. Non siamo nuovi a consulenze, società ad hoc, leggi ad personam (s), ma la saga del Ponte sullo Stretto è forse unica nel suo genere. Ad una precisa domanda sull’argomento, una grande Personalità della politica italiana, un saggio, e tra i migliori Presidenti della Repubblica, O.L. Scalfaro, rispose (all’epoca eravamo nel 2003) che era in politica da oltre cinquant’anni e sin da allora si parlava del Ponte e che se ne sarebbe verosimilmente parlato per i prossimi cinquanta. Ci auguriamo, Signor Presidente, che le Sue parole siano profetiche. In verità il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina è proprio irrealizzabile. Dopo aver speso cento milioni di euro in 20 anni di progetti, la stessa idea di Ponte, opera strategica della cosiddetta Legge Obiettivo, si è rivelato un fallimento. Ecco perché.
1) Innanzitutto il Ponte, progettato con campata unica di 3300 metri e largo ben 64 metri, comporta un rischio tecnologico elevatissimo, I ponti più lunghi oggi esistenti sono stati calcolati sfruttando già al limite estremo la resistenza dei materiali. Con il Ponte di Messina si andrebbe verso il raddoppio delle lunghezze, con una crescita esponenziale dei rischi. Ma l’Ingegneria italiana, che una volta aveva posizioni di eccellenza in vari. settori, oggi si trova in condizioni pietose, e quindi non è assolutamente in grado di affrontare un’impresa casi incerta, e rischiosa.
2) Ma, ammesso pure che si possa dimostrare la fattibilità tecnica dell’opera, converrebbe davvero costruirla? Assolutamente no, perché il Ponte di Messina costituirebbe solo una costosissima opera inidonea a risolvere i problemi reali. Infatti il traffico attuale, di circa 8400 tra vetture e autotreni, al giorno, pur con una previsione ottimistica dl crescita fino al 2030 fino a 25.000 vetture, non è una base sufficiente per un progetto che prevede una larghezza fino a 12 carreggiate. In pratica, il Ponte è progettato solo per tenere sé stesso, il rapporto costo/beneficio è sproporzionato alla massa di traffico, sia quella attuale sia quella prevista per il futuro, e non appare struttura idonea né ad aumentare l’occupazione nè tanto meno è autofinanziabile Gli introiti ottenibili non sarebbero sufficienti neppure a pagare gli interessi e quindi i costi non si ripagherebbero mai.
3) L’impatto ambientale sarebbe elevatissimo, non solo per gli aspetti sismici e tettonici dell’area, ma, soprattutto, per la presenza di rampe di accesso che altererebbero del tutto l’armonia del territorio di entrambe le sponde e la circolazione viaria di Messina. Non si capisce come mai non siano state prese in considerazione altre possibilità, a cominciare dal ponte tradizionale a più campate per finire all’ avveniristico “Ponte di Archimede”, che presenterebbe la massima compatibilità ambientale.
Più semplicemente si potrebbe rendere più fluido e dinamico il traffico marittimo attuale, potenziandolo con traghetti di maggiore capacità e volume, come quello attualmente impiegato che è stato acquisito da Società Norvegese e quindi idoneo alla navi del Mare del Nord.
Non è dunque stato recepito il modello europeo della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), che ha portato decisive innovazioni nella realizzazione delle grandi opere pubbliche. Attraverso la partecipazione dei cittadini all’intero processo decisionale, oggi si costruiscono delle opere che non sono più al servizio di qualche gruppo di potere, più o meno occulto, ma che servono per migliorare la qualità della vita, in un quadro di salvaguardia ambientale. Il modello europeo è stato quello adottato per la complessa progettazione del Ponte di Oresund, a più campate con un’isola di scambio, che ha unito l’intera Scandinavia all’intera Europa. Nel caso del Ponte di Messina si è rimasti fermi alla vecchia idea di unire un’isola alla terra ferma e null’altro, senza avere la capacità di pensare, come fecero i nostri antenati di qualche millennio addietro, che l’Isola può diventare un grande momento di sviluppo del Mediterraneo. Nulla è dunque cambiato da quando Giolitti nel 1895 lo ritenne inutile “… se serve solo a trasportare quattro ceste d’arance”.
L’idea ciclopica è dunque irrealizzabile nell’attuale formulazione di progetto e ci chiediamo quali siano tutte le motivazioni che inducono gli esponenti delle destre a spingersi in tale realizzazione. Insipienza politica? Incapacità tecnico-progettuale? O cosa altro ancora ? Cosa pensate che ci sia sotto?
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