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r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

POLITICA, CULTURA, AMBIENTE, SANITA',
This thing was constructed on October 10, 2007, and it was categorized as AMBIENTE & CLIMA pianeta con la febbre.
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UNA POLITICA D’ENERGIA SOSTENIBILE PER IL SUD

da Avvenire dei Lavoratori uno spazio c’è ADL 07/41.2


Un’occhiata rapida al calendario ci dice che tra poco nelle Alpi,in montagna o nelle aree più rigide del Paese, si accenderanno i riscaldamenti, mentre è già acceso da tempo quello del pianeta. Ed i nostri conti energetici sono sempre più in deficit, basta guardare quanto ci costa sulla cassa trimestrale quel barile che avevamo pronosticato a quota 100 e che è già a quota 85 dollari. E questo malgrado superEuro che ha già acquisito quota 1,4 sul dollaro. Si paga una politica inefficiente di riscatto energetico e di risorse che non possediamo. Si paga la mancata utilizzazione della Bilancia Tecnologica dei Pagamenti (BTP), ossia pagare i paesi produttori con tecnologia corrente ed esclusiva ( vedi ad esempio impianti di Nuovo Pignone dell’ENI) anziché infierire sulla Cassa, pagando il petrolio con contanti che pesano. Dunque mentre Romae consulitur sul PD e dintorni, il dibattito politico sulle questioni energetiche langue e si perde un’occasione formidabile per eviscerare il magico fluido dalla Basilicata, uno dei più ricchi giacimenti europei. Ed ovunque manca il dibattito sulle energie alternative sostenibili riproducibili (ASR). Un’occasione che si sta perdendo nel Molise, regione cara a tantissimi immigrati svizzeri.

Dall’ultimo Piano Energetico Nazionale (1988), le condizioni per la produzione, l’importazione, la trasformazione e l’utilizzo dell’energia sono quasi completamente cambiate, eccezion fatta per i costi sempre in crescita e le possibilità di auto-approvviggionamento sempre più limitate.

Le preoccupazioni sulla disponibilità di energia si sono attenuate per il ricorso a riserve di combustibili fossili mentre i consumi ed i prezzi del petrolio sono in progressiva ascesa. Parimenti sono cresciute le preoccupazioni sulla destabilizzazione ambientale sul clima globale. Il concetto di sviluppo sostenibile, da formula per pochi iniziati, è diventato un’idea largamente diffusa.

In Italia, agli inizi degli anni ‘90, la politica energetica era vista come una responsabilità nazionale, da affrontare con un Piano Energetico centrale, utilizzando come strumenti di attuazione prima di tutto gli Enti governativi preposti come ENI ed ENEL. Oggi, da una parte ha acquistato importanza sempre crescente il condizionamento internazionale, soprattutto la nostra partecipazione all’Unione Europea, e dall’altra il processo di decentramento ha coinvolto sulla politica energetica i governi regionali e locali. Tuttavia manca una lungimiranza ad intraprendere programmazioni virtuose in campo ambientale così come nella trattativa internazionale quasi mai si ricorre all’interscambio tecnologico (BTP) mentre si preferisce pagare in moneta con aggravio per la Cassa. La privatizzazione degli Enti energetici, la deregolamentazione e la riscrittura di regole attraverso le “Autorità” si incrociano con queste necessità in un intreccio che non è sempre facile dipanare, anche per i conflitti di competenze.

Ottenere gli stessi servizi con meno energia è un obiettivo che permette di cogliere insieme vantaggi economici ed ambientali. In questa ottica anche l’approvazione del Piano Energetico Regionale va vista come l’inizio di un processo destinato a prolungarsi nel tempo e, come la convalida di un nuovo modo di fare politica energetica anche nella nostra Regione, basato sulla concertazione, sulla valorizzazione dei contributi dei moltissimi attori coinvolti, sul decentramento, sull’integrazione della politica energetica nelle politiche del territorio. È bene comunque ribadire che alcune decisioni specifiche non sono ulteriormente procrastinabili senza rischiare di non riuscire più a governare i fenomeni. In particolare all’assetto del sistema elettrico regionale. Il decreto “sblocca centrali” ha dato il via libera a 14 centrali elettriche da realizzarsi in Italia per un totale di 7.500 MegaWatt. Tra queste è compresa la centrale turbogas di 750 MW che dovrebbe essere realizzata all’interno del nucleo industriale di Termoli. Tale centrale può avere una produzione teorica annua stimabile in circa 6.000 GigaWatt mentre il consumo di energia elettrica della Regione Molise nel 2000 è stato di 1.352 GWh di cui 1.144 prodotti in Molise e 208 fuori regione. Se si realizza la centrale turbogas a Termoli, nella nostra Regione ci saranno impianti capaci di produrre una quantità di energia elettrica pari a circa cinque volte il fabbisogno regionale. Ma in bilancio c’è la valutazione economica dell’impatto ambientale che ha un suo costo.

L’alternativa possibile, sulla quale sono decisivi i criteri per uno sviluppo compatibile con l’ambiente e rispettoso del territorio molisano, è quella delle centrali eoliche. Il vento può fornirci energia pulita e rappresentare una potenzialità di sviluppo. Ai correnti prezzi di mercato installare un MW di potenza elettrica da fonte eolica costa circa 900 mila euro e produce energia elettrica per circa 250 mila euro/anno, si tratta quindi di investimenti molto allettanti.

Inoltre, per la realizzazione delle centrali eoliche sono necessarie sia le navicelle e le pale, per la costruzione delle quali c’è bisogno di tecnologie piuttosto sofisticate e coperte da brevetti, si rendono necessarie infrastrutture come strade, linee elettriche, sottostazioni etc. Un indotto da cui potrebbero derivare ottime possibilità di lavoro anche per le imprese e le maestranze locali. A tutt’oggi nella nostra Regione sono stati installati 54 pali eolici, distribuiti in sei comuni, (la distribuzione è molto diversificata si va da un piccolo aerogeneratore da 320 kW a Macchiagodena ai 23 da 660 kW di Monacilioni) per una potenza installata complessiva di 32,8 MW; nel 2001 questi impianti hanno prodotto 61,5 GWh di energia elettrica.

Risulta peraltro che più di venti comuni hanno già stipulato delle convenzioni con delle ditte per ricerche anemometriche e per la successiva installazione di impianti eolici. Altri otto comuni hanno ricevuto delle proposte ma non hanno ancora concluso nessun accordo. Un solo comune ha espresso, con una delibera del Consiglio Comunale, il proprio parere contrario alla installazione sul proprio territorio di pali eolici. Per cogliere appieno tutte le opportunità sono necessari chiari criteri, prescrizioni e divieti da rispettare nella scelta dei siti, e precisi accordi affinché vi siano delle positive ricadute anche sulle comunità locali che dovranno convivere con i nuovi impianti. In mancanza di precise regole assisteremo ad una ennesima privatizzazione dei benefici e socializzazione dei costi.

È necessario quindi aprire dei tavoli di concertazione quanto più ampi possibili, per stabilire delle regole, al fine di evitare decisioni arbitrarie, forzate e sostanzialmente inique, anche per far in modo che le contestazione non si trasformino in una opposizione generalizzata all’energia eolica, con il rischio di perdere una buona occasione per uno sviluppo realmente sostenibile.

Malgrado queste premesse, la Provincia di Campobasso con propria Deliberazione di Consiglio del 19.03.2007 ha espresso all’unanimità un parere nettamente negativo alla realizzazione dell’impianto eolico off-shore in quanto lo stesso contrasterebbe:

a) con gli aspetti paesaggistici e di tutela delle acque atteso che l’intervento interferisce con gli habitat prioritari (dune di Petacciato) individuati all’interno del S.I.C. IT7228221 dalla Direttiva 92/43/CE, con aree tratturali (tratturo l’Aquila–Foggia), con siti archeologici di particolare pregio (torretta) e con aree (Oasi) di protezione della fauna stanziale e migratoria;

b) con gli ecosistemi marini e costieri caratterizzati dalla presenza di mammiferi marini, molluschi e specie ittiche in via di riconoscimento sotto l’aspetto qualitativo e di “tipicità”;

c) con il Piano Energetico Ambientale Regionale approvato con delibera del Consiglio Regionale del Molise n. 117 del 10/7/2006 in quanto l’intervento non è contemplato nel citato Piano e non rientra tra gli obiettivi produttivi energetici ivi prefissati;

d) con la programmazione territoriale in quanto le opere a terra dell’impianto eolico off-shore sono incompatibili con i piani urbanistici e quelli di settore relativi alle aree interessate agli interventi ed, in particolare: Piano Stralcio di Bacino per l’assetto idrogeologico elaborato da parte dell’Autorità di bacino interregionale dei fiumi Trigno, Biferno e minori, Saccione, e Fortore; PianoTerritoriale-Paesistico Ambientale di Area Vasta (regionale), Piano Provinciale del Turismo, previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento ed i Piani Regolatori Comunali;

e) con il trasporto e le attività da diporto marittimo in essere negli esistenti porti di Termoli, Vasto e Campomarino ed i già programmati porti turistici locali arrecando evidenti impatti ambientali a carico di un’ampia porzione del litorale molisano che presenta habitat naturali, come le dune mediterranee, di assoluto pregio paesaggistico;

f) con la “sostenibilità” ambientale e patrimoniale in relazione: alla non economicità degli investimenti che risultano nettamente superiori rispetto ad altri impianti da fonti alternative quali il solare ed il fotovoltaico; al mancato ritorno occupazionale ed ai danni certi che si arrecherebbero all’imprenditoria della pesca e del turismo; alla “inconsistenza” patrimoniale della società proponente l’intervento determinata dal limitato capitale sociale versato ed all’esubero di energia prodotta su base regionale tenuto conto, in particolare, di altri impianti quali la centrale turbogas di Termoli della potenza 800 MW;

g) con il rischio sismico dell’area interessata alle “opere a terra” e con gli eventi franosi verificatosi in prossimità della linea di costa localizzata in agro del Comune di Petacciato;

h) con la tutela dell’ambiente e della salute in relazione ai possibili impatti connessi: alla componente vibrazionale del rumore in fase di realizzazione e di esercizio dell’impianto, al disturbo legato alle segnalazioni luminose previste ed al transito e/o stazionamento di imbarcazioni destinate alla sorveglianza dell’area, alle interferenze derivanti dai campi elettromagnetici generati e alle possibile perdite di olii esausti ed altre sostanze inquinanti derivanti dal funzionamento e dall’usura delle parti meccaniche in movimento.

L’Amministrazione esprime, dal punto di vista dell’indirizzo politico, parere sfavorevole alla realizzazione degli impianti di produzione di energia eolica, in quanto il fabbisogno di energia elettrica della Regione Molise è stato stimato in circa 1500 GWh/anno: attualmente la produzione di energia elettrica nel Molise, esclusa la quota della Centrale Turbogas di Termoli, è di circa 1200 GWh/anno; pertanto il deficit anno è stimato intorno a 300 GWh/anno. Se si considera la produzione della Centrale Turbogas, stimata in circa 4500 GWh/anno, nella Regione Molise vi è una produzione di energia elettrica con un surplus di circa 4200 GWh/anno; questa quota viene ridistribuita sulla direttrice adriatica e ne beneficiano oltre al Molise, le Regioni Puglia, Abruzzo e Marche. Tutto ciò premesso, collegato anche alle ricadute di natura ambientale, pur trattandosi di produzioni energetiche provenienti da fonti rinnovabili

Sotto il profilo ambientale preferire una Centrale Turbogas al sistema eolico appare come un non senso che l’Amministrazione, al di là dei pareri tecnici, dovrà pure spiegare.

Insomma una moderna politica per il Sud - Mezzogiorno si chiamava un tempo – si può fare anche così. E’ lontano il tempo delle lotte contadine, dei fasci siciliani di Napoleone Colajanni, oggi la politica per il Sud passa per la capacità di dare al Paese quel che non ha: l’energia. Non è più il tempo della politica assistenziale democristiana che mandava la FIAT a costruire automobili, anticipando i tempi dello sfruttamento della manodopera a basso costo tipo Thailandia, India o Bangla Desh. E’ ora di cambiare ed il Sud deve riprendersi quel ruolo primario che gli spetta di diritto. Una politica di sinistra si fa operando in prima fila invece di assistere passivi all’elemosina elargita dai padroni.

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