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la vera storia
In che anni siamo lo vediamo da noi, basta girarsi attorno ed osservare la kermesse per l’Assemblea Costituente del PD, dove il seggio scatta con il 14% dei voti di un qualsivoglia collegio uninominale. In termini pratici, in un collegio da 20 mila voti bastano 250 voti, per la felicità di portaborse e galoppini vari. Così tornano in auge democristiani con liste bloccate in modo post-sovietico ed ex comunisti che hanno letto e recepito con la velocità del fulmine il Manuale Cencelli.
Ma in che anno siamo adesso? Già nel 2007, guarda caso due anni prima delle elezioni europee. ADL nel suo numero 04/20.2 ospitò alcune mie povere considerazioni sui candidati alle Europee del 2004, sulle liste bloccate ed in un altro numero le considerazioni sui girotondi e la presenza di quei pronipotini di Stalin che, in prima fila al Teatro Vittoria di Roma (marzo 2004), si stropicciavano le mani perché c’era finalmente un modo per essere eletti.
Ero presente ad una riunione, e con me Felice Besostri, tenuta a Firenze ai margini dell’ultimo congresso DS, organizzata da Mario Monforte con tanto di relazione di Giulietto Chiesa che pose questo teorema. Finisce l’epoca del grande partito di sinistra che è stato l’epigono dei partiti di massa, finisce il partito operaio che ospita gli intellettuali, come fare per costruire un partito di massa che assolva questa carenza? Questa la relazione politica ma la mia chiave di lettura fu invece: finisce l’epoca della cooptazione per essere eletti (la Sinistra Indipendente, che ospitava a spese del PCI magistrati, giornalisti, professori, letterati e pittori non c’è più), insomma, ragazzi, per tornare a Strasburgo e dintorni, come si fa? Chi ci rileggerà? A sentire questo teorema, dal vago sapore togliattiano - di quel Togliatti che faceva eleggere a Messina il Barone Marullo nelle file del PCI, e faceva storcere il naso a molti operai e contadini del luogo - a sentire questo teorema in prima fila personaggi come Elio Veltri, che alcuni anni prima era con Nanni Moretti nelle poltrone del Teatro Vittoria, anzi citato. Insomma la kermesse per difendere la medaglietta è iniziata. Ora mettetevi nei panni non proprio poveri di ex deputati di complemento che dopo aver fatto i sindaci, i deputati regionali, nazionali, devono pure fare un saltino a Bruxelles, sennò che gusto c’è?
Le varie Costituenti traboccano di ex e di futuri tali. Quella socialista nasce da un’aggregazione obbligata di coloro che si richiamano alla tradizione operaia e riformista. Qualche futuro ex lo vediamo già: infatti è un ex presidente di gruppo parlamentare che non confermato ha sbattuto prima una porta, quella diessina, costruendo una mozione per il socialismo europeo, e poi l’altra in faccia a Mussi reo di flirtare con i “rossi”, quelli veri. E’ una brava persona, il Gavino nazionale, merita rispetto perché ha sempre portato alta la bandiera socialista, anche in casa diessina, dove per questo era visto con sospetto dai liberaldemocratici.
Ma torniamo ai n(m)ostri. Basta dare un occhiata in giro per vedere un panorama politico sconsolante. I giovani, che tanto spesso vediamo con il sufficiente distacco di chi crede di sapere, hanno capito invece da tempo che il distacco da “questa” politica è d’obbligo. Si è creato una tale distanza dalla società da fare scrivere di “casta”. Ma ce ne accorgiamo solo ora? Comunque il panorama sconsolante lo è soprattutto per coloro che vogliono essere rieletti. Allora quale occasione migliore di cavalcare l’onda della protesta “vaffa” di Beppe Grillo? Quando nell’ormai lontano 2005-2006 alcuni di noi, furono convocati da Dario Fo e Franca Rame per le primarie per la sindacatura di Milano, lo fecero bel contenti di dare una mano ad un uomo di enorme valore intellettuale e politico che riteneva arrivato il momento di dare un contributo propositivo per evitare lo sfacelo. Finì come finì senza vaffa ma con proposte concrete, alcune delle quali ultracitate (road pricing) e recepite dalla stessa Giunta Moratti. Non per nulla Ken Livingston, major di Londra, era con noi.
Adesso il beppe nacionàl porta avanti la sua battaglia, dal suo punto vista (ed anche nostro) del tutto legittima, doverosa e corretta. Ma chi c’è con Beppe? Forse lui stesso non si rende conto che i soliti noti sono in agguato per raccogliere le ciliegie al cui albero il Beppe dà scossoni. Sono quelli che vengono dalle Assemblee del PSI e PCI che Nanni Moretti ha conosciuto da vicino talmente bene da far finire ogni girotondo di sorta, con buona pace dei vari Pardi, Veltri, Chiesa. Ormai è tempo di elezioni ed il “cantiere”, ma sì quello occhettiano, deve chiudere. Poi abito della festa chè l’aereo, magari di stato, per Bruxelles sta per decollare.
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