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CAMBIAMENTI CLIMATICI: un buon passo in avanti
aldo ferrara *)
Diceva qualcuno poco nominabile perché da tempo immemorabile inquisito: L’Italia è sull’orlo del baratro, facciamole fare un passo in avanti. Non userei questa perifrasi per definire il bilancio della Conferenza sui Cambiamenti Climatici. Al di là della sfilata di illustri ( ed anche meno) politici, ci sembra suggestivo ricordare le parole illuminanti del Capo dello Stato che ammonisce sulla necessità di andare avanti su un percorso difficile ma necessario. Quando il nostro Paese firma un protocollo, quello di Kyoto, e promette di ridurre le emissioni del 6% in dieci anni e nello stesso periodo invece le aumenta del 20%, quando si reintroduce il carbone ( sia pure bianco) nel processo di produzione di energia, quando si dismette la politica virtuosa della ricerca di energie sostenibile e del gas come fonte energetica, a questo punto la Conferenza non può che fallire miseramente. C’è una diatriba tra chi come Bersani cerca disperatamente energie per un paese che non ha fonti nel proprio sottosuolo ed è costretto a reinventarsi la politica di Enrico Mattei ed un ministro dell’Ambiente che predica bene ma appoggia un Governatore (Marrazzo) che reintroduce il carbone nelle ventrali elettriche di Montalto di Castro e Civitavecchia. Una centrale a carbone inquina nelle 24 ore quanto 500 mila vetture, e quanto 50 mila Tir in spostamento lungo la penisola. Polemica oltretutto che favorisce il ritorno al nucleare, voluto dalle destre per favorire nuovi potentati dell’energia questa volta “pesante” e rischiosa come il ritorno all’uranio e plutonio. Quest’ultima è peraltro politica suddita di un Bush, campione della destra teocon, che ostacola Ahmadinejad ma poi invita i suoi partners a diffondere il vangelo secondo Uranio.
Assistiamo a numerose contraddizioni: la prima irrisolta è quella, falsa oltretutto, tra sviluppo ed ambiente. Nel tempo post-fordista, laddove l’industria non è più fonte di produzione ma quella pulsante è data dalla distribuzione di merci materiali ed immateriali, lo sviluppo post-industriale è affidato ai mezzi di trasporto delle merci appunto. La sostenibilità del trasporto è un punto essenziale per il recupero ambientale ma il nostro Governo non sembra farsene carico. Una politica dei trasporti che non preveda TAV al nord ( corridoio 5 Lisbona–Kiev) e bretelle di inserimento virtuoso, ossia su ferro e su navi soprattutto, sulle direttrici adriatiche e tirreniche, è una politica dei trasporti vecchia ed obsoleta. E’ la politica che ci fa spendere circa 20 miliardi di euro ogni anno in termini di (in)sicurezza stradale che porta comunque 5500 morti/anno, 1000 feriti/giorno, con una strage interminabile che politici alla Giovanardi attribuiscono solo alle discoteche, all’uso dell’alcol, droghe e così via. Mi chiedo e ci chiediamo perché ministri come Bianchi, che pure è assai autorevole e preparato, e Di Pietro( che lo è meno) non siano andati a fare la loro parte nel rassicurare il paese che il risparmio energetico ed economico passa per le strade e per i trasporti. Ci si chiede altresì perché nessuno ha citato dati, ormai acclarati, sulle morti bianche (dal sottoscritto definite ad orologeria) dei lavoratori a rischio che lasciano la loro vita sulle strade. Gli autoferrotranviari hanno un’aspettativa di vita di circa - 6,7 anni rispetto ad un coetaneo che svolga altro lavoro, gli operatori della strada ( polizia stradale e municipale) sono condannati al pari dei minatori e dei fonditori di alto forno.
Mi chiedo, ho chiesto e non avuta risposta perché non si modifichi la Tabella Salvi del 2000 sui lavori a rischio, introducendo quelli attuali che la società, che non aspetta, indica e determina, sollevando dalle pieghe del bilancio le indennità per minatori, fonditori e lavoratori dell’industria pesante che non esiste più. C’è un intreccio, grave e profondo che percorre il paese e la sue sedi di produzione, tra sviluppo, ambiente, lavoro ed operatori che deve divenire proficuo per l’ambiente e per la salute dei lavoratori. Ecco, se la Conferenza avesse discusso questi temi sulla protezione e prevenzione delle malattie del lavoro a rischio legate alle modificazioni del sistema produttivo Italia, credo avrebbe avuto diverso bilancio politico.
*) Cattedra di Malattie Respiratorie, Dip. Scienze Biomediche, Università di Siena
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