r.e.d.s. rinnovamento evoluzione della sinistra

CULTURA, AMBIENTE, SANITA’, GIUSTIZIA
This thing was constructed on June 15, 2007, and it was categorized as FORUM sulla Sinistra Unita.
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Compagne e Compagni Carissimi

Mi ritengo privilegiato per essere tra voi a compiere un dovere di cittadino e di uomo di sinistra in questo momento di emergenza. Essa non è tanto da imputare alla nascita del Partito Democratico quanto alle cause che lo hanno generato e, tra queste, la deriva a destra e verso il centro che gran parte della sinistra sta compiendo nella disperata impresa di recupero in termini di consenso e di voti. E’ questa la motivazione intrinseca che ha portato noi tutti a riunire le nostre forze, coagulare i nostri intenti e recuperare i nostri ideali stracciati.

In questo momento il nostro pensiero va rivolto con deferenza a chi aveva previsto questa deriva e ci aveva chiamati a raccolta per evitarne le conseguenze più dolorose. Il cuore e l’intelligenza politica di Sergio Garavini oggi meritano più che un ricordo per la preveggenza con cui tutto questo era stato previsto e temuto. Ed un ringraziamento forte, sincero ed irrituale a Tommaso Fulfaro che ne ha continuato l’opera organizzativa lasciando che questa torcia di volontà politica, di proposizioni ed intenti non si riducesse ad un lumicino. Ma oggi la nostra preoccupazione è pari all’interesse che in voi tutti ha suscitato il nostro Documento-Appello. Chi lo ha sottoscritto lo ha ritenuto un punto focale dell’analisi politica. Dunque non ad esso oggi va orientato il dibattito, considerandolo ormai acquisito e dato per scontato.

Non è chi non vi sia che non abbia dato la sua adesione con forti motivazioni differenziate certo, ma comunque accomunate dalla volontà di non vedere stracciati i nostri ideali socialisti e comunisti ed oltraggiate le memorie di chi per una vita si è battuto per la loro sopravvivenza ed, in epoca migliore, la loro vittoria sul campo elettorale in difesa della democrazia nata dalla Resistenza e consolidata dalla Costituzione repubblicana.

1. la partecipazione

Chiedere a gran voce il rinnovamento della sinistra è compito reso difficile da numerosi fattori contrastanti: innanzitutto l’atomizzazione e la dispersione delle forze in campo che costituiscono il primo fattore limitante la partecipazione democratica su progetti accuratamente selezionati e di interesse sociale e politico. Vedere la politica minuscolizzata da interessi privatistici e di comitati elettorali rende oggi pericoloso il cammino della democrazia messa in pericolo da un processo di destabilizzazione che si coniuga pericolosamente con la mancanza di trasparenza e di legalità che riporta la questione morale di berlingueriana memoria in prima istanza tra le emergenze.

Lo sviluppo elettorale di liste nominalistiche indicano che il ruolo del partito politico ha compiuto un ciclo e si è avviato alla declassazione in comitato elettorale di questo o quell’esponente politico, in nome e per conto del quale non solo si chiede il consenso elettorale ma anche la legittimazione politica. Riportare il lavoratore e la lavoratrice, il cittadino comunque ad un ruolo di protagonismo nella vita politica è il compito di una forza di sinistra che richiama il suo ideale partecipativo alla massima espressione, ridando dignità democratica al singolo ed al collettivo che di esso esprime non la sommatoria quantitativa ma qualitativa.

Ritorna dunque la necessità di una nuova concezione della politica partecipativa e di espressione, con una rivoluzione copernicana in cui il partito, la forma movimentistica o associativa di riferimento è strumento di lotta politica e non più il fine. E’ in questo tratto, nella sua cattiva interpretazione e gestione che si ravvisa la causa del degrado della politica di prassi,il crescente ricorso a finanziamenti incongrui nella quantità e nella fonte. La questione morale dunque ritorna di attualità non solo in sé stessa ma in quanto passaggio delicato eppure essenziale per una nuova forma di partecipazione democratica delle nostre collettività alla politica.

In una fase politica segnata da continui tentativi di cambiamento, in cui si inscrive l’ipotesi del Partito Democratico, la cui connotazione sembra orientata verso il progressivo allontanamento dal principio socialista della società e verso l’accettazione di una società pluralista governata dal mercato globale, chi fa riferimento ai principi socialisti e marxisti deve trovare punti di comunanza politica piuttosto che elementi di disunione, legati soprattutto alla distinzione storica tra processi socialisti e sua evoluzione verso il comunismo. Le fasi storiche che hanno segnato questa divisione, divenuta poi contrapposizione, devono cedere alla necessità di operare una politica di fronte comune di fronte al dilagare del liberismo, della disarticolazione della struttura stessa della Costituzione, nata dalla Resistenza e su principi antifascisti. La rivisitazione storica della Costituzione può essere fatta con naturale adeguamento di alcune parti speciali ma lasciando integra la parte generale dei principi.

2. i programmi

Se queste sono le premesse relative agli schieramenti oggi presenti in Parlamento e nel Paese, va ricordato che da tempo si invoca una politica più aderente alle esigenze del cittadino, più consone agli impegni programmatici , anche europei, una politica della “cose da fare”, in cui le esigenze del cittadino, la valorizzazione dei suoi meriti e la soddisfazione dei suoi bisogni, siano messi in primo piano, attraverso una sorta di rivoluzione copernicana che veda il cittadino al centro della politica delle scelte e non più il guscio di potere dei alcune forze politiche dominanti.

Dalla politica dei redditi, alla politica della solidarietà, tutto questo oggi appare dimenticato e sepolto in una cortina di un vero e proprio cupio dissolvi.

Abbiamo davanti problemi di grande portata, quasi epocale, innanzitutto il ruolo di quest’Italia in Europa, con quanto di obblighi e benefici ciò comporta. La presenza del mercato globalizzato ci impedisce un ruolo di primo piano innanzitutto per la mancanza di quella preparazione specifica tecnico-professionale che i nostri giovani , rispetto a quelli della stessa generazione di altri paesi europei, hanno. Ciò ci obbliga ad un serio ripensamento in termini di istruzione e collocazione nel mondo del lavoro. Ed anche a ripensare il nostro ruolo nel tradizionale mercato europeo, basti pensare all’impatto negativo della nostra agricoltura.

Vogliamo arricchire il Welfare, adeguandolo alle nuove esigenze e, quindi, per estenderlo e non per destrutturarlo. Vogliamo istituzioni trasparenti e laiche e per uno sviluppo sostenibile e pertanto rispettoso dell’ambiente.

L’ipotesi di allontanamento della sinistra italiana o di parte di essa dal Partito del Socialismo Europeo e dell’Internazionale Socialista, delle organizzazioni, cioè, che rappresentano la maggior parte del riformismo politico e sociale è ritenuta fortemente negativa come non è priva di perplessità l’adesione automatica alla Sinistra Europea. Per questo ci sentiamo parte, con le nostre radici e specificità, del dibattito aperto nel PSE e nell’Internazionale, con l’obiettivo di coinvolgere tutta la sinistra italiana ed europea ed i progressisti democratici, quale che ne sia la ispirazione ideale o religiosa.

3. l’assetto di stato

L’assetto dello Stato dunque deve essere riconcepito in funzione della programmazione di questi futuri decenni, che saranno ricchi di contraddizioni politiche, una per tutte lo sviluppo settoriato di certe aree, con la incongruenza di una minore partecipazione del cittadino alle scelte.

Tre sono i principi- cardine cui dovremmo ispirarci:

1) rivedere il concetto di territorialità, nel rispetto della cultura e della tradizione in senso lato ed in senso specifico (culturale, economico, di scelta dello sviluppo);

2) riaffermare la centralità della politica “lander” o regionale, che poi quella più influente ai fini dello sviluppo;

3) preparare il nostro assetto di Stato ad una politica dell’”Europa dei Territori”, certamente a carattere sopranazionale e più volta verso i ceti meno abbienti. Nel nostro piccolo abbiamo già un’esperienza di tal fatta: i nostri compagni di Abruzzo, Sardegna e Marche con Tonino Zinni, Nino Carrus e Mario Carassai hanno finora interpretato con intelligenza una solidale politica coniugata con la doverosa autonomia di percorso e di programma.

E’ in questo cardine che si inscrive la forza e la capacità propulsiva di “ per la sinistra”. La sua progressiva penetrazione nel territorio, il suo radicamento saranno proporzionali alla forza che sapremo noi tutti imporre, distaccando sempre più le nostre risorse e le nostre capacità dal centro di potere contrattuale e destinandoci al dialogo costruttivo con le masse operaie, del ceto medio e dei tanti che aspettano da noi non solo ricette ma soprattutto analisi politiche ed una fotografia puntuale delle problematiche che la gente,il nostro popolo sente sulla sua pelle.

4.rifondare la sinistra?

La teoria delle Due sinistre, una di interposizione parlamentare e l’altra più radicale, aveva convinto Sergio della necessità di scrivere un Appello che firmammo in massa, ritenendo possibile uno spazio politico di interlocuzione e quasi fattibile l’operazione partito di cerniera che poi nel 1998 fu costituito, con ben altre premesse, da Cossutta nel PDCI.

Questa appare storia lontana, ormai superata ma con qualche distinguo. Non solo è morta la “teoria delle due sinistre”, quella di governo e quella radicale ma è anche impacciata la distinzione tra riformisti di destra e di sinistra. Senza dimenticare che tra i progressisti del 1994 c’erano tantissimi conservatori della sinistra, ma comunque sempre conservatori ed anche per questo gli italiani scelsero quello che sembrava o si spacciava per l’Innovatore, ilnonpoliticovenutodalontano, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.

Effettivamente alcune considerazioni le possiamo anche fare: il ruolo della società poco impegnata in politica, ma non per questo poco interessata, che pure è tentata dal terreno riformista e progressista, ed il suo difficile coinvolgimento. Quell’area laica, riformatrice e vigile sulla scena politica che aspetta da tempo un cambiamento sulle regole, sui servizi, insomma sulle “cose da fare”.

a) Abbiamo forse paura o lo riteniamo cosa vetusta parlare di una impronta solidarista che vede lo Stato al centro della politica? Specie quando essa concerne l’erogazione e l’offerta dei principali servizi cui la stessa Costituzione si ispira, dalla Sanità, alla Istruzione, alla Ricerca, alla stessa Mobilità oggi ineludibile prerogativa dell’economia post-industriale e premessa per lo sviluppo economico. Orbene, questi non sono solo servizi ma diritti fondamentali all’esistenza, alla cittadinanza, alla partecipazione ed alla qualità della vita. Se tirassimo in ballo i diritti del cittadino-consumatore-utente non potremmo intercettare nuovi bisogni e nuove aspettative? Ma il problema è: il politico sa leggere nel pensiero del cittadino o pretende che avvenga l’opposto?

b) perché se, in pratica può servire ai fini di tattica parlamentare, limitare il dialogo politico, in una sorta di conventio ad excludendum, tra PD e Rifondazione, comporta l’emarginazione di aree fortemente interessate a quelle che in realtà sono in campo. Specie se il tutto debba restare nel limite di una pura comunicazione e collaborazione, e spesso di una polemica fra insediamenti politici diversi anche in prospettiva, e realizzandosi, quando possibile, solo nell’ambito di specifici impegni e obiettivi determinati, possibilmente a breve-medio termine.

Oppure, se questa attuale diversità non è fissata come discriminante pregiudiziale, impegni e obiettivi comuni possono diventare una piattaforma organica allargata ad altre aree, se si lavora per porre le basi reali di una sinistra alternativa reale, per produrre una nuova partecipazione nel paese ed in vista di un soggetto politico autonomo e fortemente rappresentativo.

Quando, bene o male, si è posto il problema di colmare l’enorme vuoto lasciato dal disfacimento del movimento operaio, la sinistra non ha trovato argomenti nuovi per essere rappresentativa e non poteva perché non ha intercettato le esigenze, i problemi, i meriti ed i bisogni del Paese. Non sciogliersi, ma muoversi!!!!!

Ma il partito di massa non c’è più e le esigenze della società italiana sono talmente articolate da richiedere più varianti politiche, più espressioni pseudo-partitiche che poi finiscono per essere comitati elettorali.

Tutto quanto sopra non toglie che sia benvenuta l’epoca della discussione, purchè produttiva, come sembrano avviarla i nostri due protagonisti e che speriamo sia lontana da discussioni nel ridotto di una stanza anche allargata ( nei telegiornali è spesso visibile, anche questa è democrazia) che sembrano vertere sulle cose da fare quando poi invece si chiacchiera solo di spartizioni di collegi elettorali, e l’epoca è già questa.

5. le riforme

L’assenza di processo riformatore è dovuto anche al fatto che esso viene indicato nelle sedi centrali senza dare ascolto alle esigenze della periferia. La discrasia tra “paese reale e paese legale”, verificata nelle Istituzioni e negli stessi partiti, tutti bene o male afflitti dal centralismo democratico, ha impedito che il paese facesse sentire le sue voci, le sue esigenze. Ne è derivata una tensione emotiva che ha portato il cittadino a diffidare della politica, intesa non più come terreno di dibattito prima e di scelte dopo, ma come espressione e manifestazione di pochi uomini che hanno occupato il potere e continuano a gestirlo. A parte i pochi esempi di continuità in politica, esempi perversi ma duraturi, quello che appare insensibile al cambiamento è il metodo della gestione politica che esclude il cittadino e non lo rende partecipe delle scelte. A dieci anni dall’appello per l’unità delle sinistra lanciato da Sergio Garavini, siamo dunque costretti a verificare una condizione di divisione della sinistra in più tronconi che non assicurano continuità nella politica operista, nè vitalità nella rivendicazione salariale e dei diritti, non capace di misurarsi con una Società civile cambiata negli ultimi anni in parte anche impoverita nel contenuto culturale medio che appare sempre più degradato, data la volontà politica attuale di porre la scuola e la ricerca alla base della piramide produttiva.

Il panorama planetario, dominato da una crescente globalizzazione, emargina il nostro Paese dai circuiti di crescita sia per motivi di macroeconomia sia per incapacità culturale di inserimento nell’offerta progettuale e post-industriale vede nella possibilità di crescita europea una possibilità di accelerazione dello sviluppo italiano come possibilità ineludibile ed occasione da non perdere.

Queste ragioni sopra esposte indicano la necessità che su queste tematica si coaguli una convergenza forte di tutta la sinistra, non per la conservazione del potere ma per un processo di cambiamento radicale della Società.

Se dunque questo è il panorama politico, il nostro gruppo può acquisire una connotazione politica forte radicandosi nel territorio, senza che questo significhi tout court una presenza elettoralistica ed una motivazione movimentistica che pure noi sentiamo. Dobbiamo conciliarla ed indirizzarla verso una politica di contenuti da concordare con le altre forze di sinistra nell’intento politico, è la nostra mission, di una federazione nella quale il rispetto della identità non significhi scioglimento nelle forze maggiori.

L’innesto della componente socialista su quella comunista, si badi bene ho deliberatamente evitato il riferimento ad ogni forma di ex, per il rispetto della nostra storia comune e delle nostre esperienze di singoli, costituisce la novità esaltante di questa fase della nostra esperienza politica. Ridare impulso alla nostra storia comune, agli ideali ed ai simboli che ne interpretano il ruolo e ne danno effettiva comunicazione, è dunque la nostra missione, il nostro intento dal quale non deflettiamo.

L’ipotesi di costituire enzima virtuoso della sinistra italiana, sia nello spirito politico, sia con programmi esecutivi che diano il senso della nostra attività propulsiva, è intento non riduttivo ma anzi forse più ambizioso, quasi superbo. La nostra disponibilità al colloquio e dialogo paritetico con le altre forze politiche è già stata collaudata, noi ci siamo e ci saremo sempre per una sinistra forte, appassionata e mai demoralizzata, che in spirito di servizio compia il suo ruolo per le masse che rappresentiamo e per il paese cui apparteniamo.

A voi tutti dunque la decisione se il nostro ruolo può essere utile per la sinistra. Se il responso è positivo, ecco si chieda a ciascuno di noi cosa può dare alla politica e si chieda a ciascuno di noi la valorizzazione degli ideali che sono stati il riferimento della vita di ciascuno di noi. Io, personalmente, con i compagni con i quali il percorso è condiviso, sono disponibile a dare tutto quello che si può alla sola condizione, ineludibile, di essere l’ultima ruota di questo nobilissimo carro.

6.le questioni organizzative

Per statuto è demandato al Consiglio di Presidenza l’articolazione organizzativa della nostra Associazione: in esso propongo sia no rappresentate le realtà territoriali nelle persone dei referenti regionali maggiori. Pari dignità devono avere chi ci ha rappresentato in parlamento e chi attualmente ci guida. A latere una segreteria politico-organizzativa deve farsi carico dei principali problemi ( finanziamento, assetto e forma di movimento) ed un assetto di comunicazione (addetto stampa). Non avremo un Pietro Secchia ma qualche volontario lo troveremo. Il sottoscritto ha dato il suo minimo contributo ed adesso, pur non rifiutando responsabilità alcuna, demanda il proprio ruolo all’Assemblea. Buon lavoro compagni ed avanti con il popolo.

ALDO D. FERRARA

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